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Cashback, detrazioni dirette sul conto ma solo dopo il riordino di spese e sconti fiscali

La delega subordina la trasformazione al taglio delle tax expenditures

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Italia digitale, crescono e-commerce e pagamenti elettronici

3' di lettura

Nel testo riformulato della delega fiscale che ha imbarcato gli emendamenti attesi al voto dal 14 giugno in commissione Finanze alla Camera trova spazio anche l’idea del cashback fiscale: ma con una serie di vincoli non banali per la sua realizzazione.

Cosa prevede l’ultimo testo

Il cosiddetto cashback fiscale è, in pratica, la possibile trasformazione di una serie di detrazioni in rimborsi diretti sui conti correnti del contribuente, che in questo modo otterrebbe subito il bonus senza dover aspettare la dichiarazione dell'anno successivo. L’idea, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, è precisata all’articolo 2, lettera c-bis dell’ultimo testo, dove si prevede la «graduale trasformazione» di alcune detrazioni in «rimborsi erogati direttamente tramite piattaforme telematiche diffuse». Per poter imbarcare questa strada veloce, lo sconto fiscale deve riguardare «acquisti tracciabili di specifici beni e servizi». La delega dice di più, e spiega che questo meccanismo dovrebbe dare «priorità alle spese di natura socio-sanitaria», come chiesto in particolare da Leu.

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In gioco gli oneri detraibili al 19%

In gioco ci sarebbero quindi i classici oneri detraibili al 19% con cui il Fisco offre una tutela parziale alle spese per visite mediche o per l’acquisto di medicinali, in un panorama che potrebbe però contemplare anche le iscrizioni all’università o all’alta formazione artistica e musicali, i premi per le assicurazioni o le erogazioni liberali, anch’esse scontate al 19 per cento. Nel loro complesso, queste voci cumulano 5,26 miliardi di sconti che nel 2020, ultimo anno con i dati disponibili, sono stati utilizzati da 21,1 milioni di italiani per una media da 250 euro a testa.

Ampia platea

La platea degli interessati è quindi enorme, un contribuente Irpef ogni due. Ma questa evoluzione del fisco appare tutt’altro che scontata. E la stessa delega spiega il perché.

Il cambio di pelle delle detrazioni, che pure richiederà uno sforzo organizzativo non indifferente all’amministrazione finanziaria, deve avvenire «senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica». E non è semplice. Ma l’ostacolo principale è un altro.

Le condizioni

Il passaggio dalle classiche detrazioni attuali all’accredito sul conto corrente, spiega lo stesso comma, potrà partire solo «a seguito del riordino di cui alla precedente lettera c)». E alla lettera c) è indicata una delle sfide fin qui sempre mancate dai tentativi di riforma degli ultimi 10 anni: il mitologico riordino delle tax expenditures, con la riduzione o l’eliminazione di sconti fiscali per recuperare risorse per i tagli generalizzati d’imposta.

In particolare, nell’agenda delle priorità disegnata dalla delega il taglio alle tax expenditures, che non potrà toccare il «bene casa» come chiesto soprattutto dal centrodestra, dovrebbe finanziare le prossime riduzioni dell’Irpef per i redditi medio-bassi. Scopo nobile, che però deve superare la fitta serie di resistenze che fin qui hanno limitato il lavoro sulle spese fiscali alla redazione dei corposi rapporti annuali al Parlamento; resistenze che si fanno ancora più forti quando il calendario indica l’avvicinarsi delle elezioni politiche.

Anche se l’impresa dovesse riuscire, in ogni caso, non si tratta del ritorno del cashback cancellato fra le polemiche dal governo Draghi: perché in questo caso il meccanismo si applica a detrazioni già riconosciute dal fisco, e quindi non comporta alcuna spesa pubblica contro i tre miliardi all’anno chiesti dal vecchio premio aggiuntivo ai pagamenti tracciabili.

La partita della semplificazione

Tutta da giocare è poi la partita della semplificazione, obiettivo centrale della delega uscita dal confronto nella maggioranza. Perché è sicuramente vero che è più semplice per il contribuente ricevere direttamente il bonifico invece di chiedere la detrazione in dichiarazione; ma per la macchina amministrativa e tecnologica chiamata a gestire questa mole di informazioni, almeno in prima battuta, l’operazione rischia di rivelarsi complicata. Un’idea dell’infrastruttura telematica già c’è, ed è nella piattaforma Id Pay prevista dall’articolo 28-bis del Dl 152/2021 che dovrebbe gestire sussidi e benefici economici concessi dalle Pa ai cittadini. Ma la macchina deve ancora partire, e dovrà adattarsi a un lavoro fiscale che non era nei suoi obiettivi iniziali.

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