L’attacco

Caso Attanasio, indagato funzionario Onu per violazione dei protocolli di sicurezza

I magistrati di Roma contestano una violazione delle regole di sicurezza nella trasferta costata la vita all’ambasciatore, al carabiniere Iacovacci e all’autista Milambo

Attacco in Congo, morti l'ambasciatore italiano e un carabiniere

2' di lettura

Se il convoglio che trasportava l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci fosse stato seguito da una scorta armata, come da protocollo Onu, forse si sarebbe potuta evitare la morte di entrambi e dell’autista Mustapha Milambo. È il ragionamento che ha portato i magistrati Roma a iscrivere al registro degli indagati un funzionario congolese del Programma alimentare mondiale (in inglese World Food Programme), l’agenzia delle Nazioni Unite che coordinava la visita fatale dello scorso febbraio. Al funzionario vengono contestate una serie di omissioni e, in sostanza, di non avere applicato correttamente le procedure operative standard, denominate Sop, che definiscono le regole per missioni di quel tipo.

Il nodo: l’assenza di scorta militare

L’esito è che l’ambasciatore e il militare dell’Arma si sono trovati privi di copertura armata, diventando bersagli più facili per blitz come quello che si è poi consumato a loro anno. L’iscrizione nel registro degli indagati arriva al termine di una attività istruttoria durata circa tre mesi, nel corso della quale sono stati ascoltati funzionari dell’Onu e testimoni oculari di quanto avvenuto il 22 febbraio scorso nella zona del parco di Virunga. Agli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Sergio Colaiocco, anche il dossier delle Nazioni Unite che converge su quanto accertato dagli inquirenti: nell’organizzazione della missione del diplomatico italiano ci sono state falle e negligenze che sono costate la vita ai due.

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Nessun indagato per il secondo filone di indagine

Il secondo filone di indagine, quello che ipotizza il reato di tentativo di sequestro di persona con finalità di terrorismo, risultato per ora senza indagati. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, che hanno affidato gli accertamenti ai carabinieri del Ros, i due italiani sono morti nel corso della sparatoria tra la banda di sei sequestratori, armati di kalashnikov e macete, e i Ranger del parco. Attanasio e Iacovacci erano stati prelevati dalla jeep dalla banda e portati all’interno della foresta. Dopo circa un chilometro l’intervento dei guardia parco e la sparatoria.

Gli investigatori nelle scorse settimane si sono recati a Kinshasa, negli uffici dell’ambasciata italiana, per una serie di audizioni. Tra le persone sentite anche Rocco Leone, vicedirettore del World Food Programme Congo, e sopravvissuto al blitz dei sequestratori. Il testimone ha confermato quanto emerso dai risultati delle autopsie svolte a Roma. L’ambasciatore e il carabiniere sono morti nel corso di “un intenso conflitto a fuoco” e raggiunti dagli spari della banda che aveva tentato di sequestrarli. A nulla è valso il tentativo del militare dell’Arma di allontanare il nostro diplomatico dalla linea di fuoco.

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