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Caso Bio-on, nel mirino il ruolo di Banca Finnat

Faro sui ricavi per 16 milioni dovuti a cessione di licenze verso Aldia spa e Liphe spa. Il presidente Astorri si è dimesso ieri da tutti gli incarichi

di Ivan Cimmarusti ed Enrico Miele


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(Italy Photo Press)

3' di lettura

«Hanno emesso le fatture adesso, però in bilancio c’erano già», assicura in una intercettazione di fine agosto 2019 Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale di Bio-On spa. In ballo c’erano operazioni sul Bilancio 2018, che servivano a centrare gli utili per 51 milioni come previsto dal Piano industriale 2017-2020. È il caso dei ricavi per 16 milioni dovuti a una «cessione di licenze» verso Aldia spa e Liphe spa - società in cui al 10% risulta socia Banca Finnat – fatturate solo il 14 maggio 2019, ovvero cinque mesi dopo la chiusura dell’esercizio e dopo l’approvazione dei bilanci.

Per il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna, al comando del colonnello Luca Torzani, si tratterebbe di una operazione «fittizia». Un’ipotesi sotto l’attenta valutazione del pool di magistrati coordinati dal procuratore capo Giuseppe Amato detto Jimmi, che attraverso investigatori delle Fiamme gialle specializzati - alcuni hanno lavorato al caso Parmalat - sta verificando sia quella «cessione di licenze» sia il ruolo di Finnat, amministrata da Arturo Nattino.

In questo senso va l’acquisizione documentale svolta mercoledì scorso nella sede romana dell’istituto di credito. Sono state acquisite le carte relative alle attività svolte dalla banca per Bio-on, a partire dal ruolo di specialist (con relativa redazione dei report periodici) e la joint venture nelle società sotto indagine Aldia spa e Liphe spa. Perché di fatto agli inquirenti sono parsi strani alcuni aspetti emersi proprio da un report di Finnat, quello del 13 dicembre 2018, in cui non solo la joint venture è riportata con un generico «partner finanziario» ma in cui si parla anche di una cessione di «sub licenze» a Unilever, di cui però non c’è traccia nei bilanci di Bio-On. Di certo c’è che nel Bilancio 2018 finiscono 16 milioni di euro. A che titolo? Formalmente Bio-on cede licenze a Aldia spa e Liphe spa, ma gli accertamenti sulla fatturazione elettronica hanno provato che queste cessioni sono state fatturate cinque mesi dopo la chiusura del bilancio e pagate ulteriori mesi dopo.

Gli inquirenti stanno ricostruendo tutto il castello messo in piedi da Marco Astorri, fondatore di Bio-on, ex gioiello del listino Aim. Con le dimissioni da tutte le cariche all’interno della società di bioplastiche, infatti, ieri si è chiusa definitivamente l’era di Astorri alla guida della “sua” creatura. La mossa è servita ai due legali del manager per chiedere al gip Alberto Ziroldi la revoca dei domiciliari a cui è sottoposto per manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali. Astorri si è presentato ieri davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, avvalendosi però della facoltà di non rispondere (e lo stesso ha fatto il vice Guy Cicognani, mentre il presidente del collegio sindacale, Capodaglio, avrebbe rilasciato dichiarazioni spontanee al giudice sul suo ruolo).

La difesa di Astorri, nel frattempo, affila le armi: il manager chiederà un interrogatorio ai pm, depositando «una memoria tecnica volta a confutare le accuse» hanno spiegato i suoi avvocati Filippo Sgubbi e Tommaso Guerini.

Astorri tramite gli avvocati si è detto pronto a collaborare con i pm, «salvaguardando così il valore della società nell’interesse esclusivo dei lavoratori, dei risparmiatori e dello sviluppo tecnologico del Paese». Restano i dubbi su quale sarà ora il futuro di Bio-on in attesa che il custode giudiziario, che ha in mano le azioni sequestrate - un pacchetto che vale oltre 115 milioni di euro - nomini un nuovo amministratore .

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