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Caso Boeing 737 Max, nuova ipotesi: stormo d’uccelli danneggiò i sensori

di Marco Valsania


Boeing ha sviluppato nuovo software per 737

3' di lettura

E se fossero stati gli uccelli, o quantomeno anche gli uccelli? Uno stormo di volatili che, collidendo con il Boeing 737 Max, avrebbe mandato in tilt i sensori facendo scattare un sistema di pilota automatico. Quel sistema dedito normalmente a prevenire lo stallo dell’aereo e che in questo caso, spingendo inesorabilmente la punta verso il basso e impedendo ai piloti di riprendere il controllo, ha invece causato tragedie. Un incidente fortuito che potrebbe insomma aver provocato guasti e errori fatali da parte della sofisticata tecnologia a bordo del nuovo modello di 737.

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A Wall Street il titolo Boeing ha guadagnato terreno, quasi l’1% nel pomeriggio, all’idea che un simile scenario possa forse aiutare l’azienda americana a far rientrare le continue polemiche e ad assolverla da sospetti di gravi responsabilità nei disastri . Una conclusione tutta da verificare: erano stati infatti gli stessi vertici del gruppo a sollevare la possibilità del ruolo d’un fattore quale l’impatto di uno stormo di volatili e a minimizzarla, senza prendere alcun provvedimento precauzionale. Nè questo cancella le controversie su inadeguati controlli interni adottati da Boeing, sulla sua attenzione alla sicurezza e sulla serietà del processo di approvazione dei velivoli.

Uno scenario che coinvolge i volatili, più in dettaglio, era stato ipotizzato e poi escluso da un alto dirigente dell’azienda, durante un incontro avvenuto a novembre con piloti della compagnia American Airlines, nelle settimane successive al primo crash di un 737 in Indonesia ; vale a dire con diversi di anticipo sul secondo disastro che ha avuto luogo in Etiopia in marzo. Adesso le autorità americane dell’aviazione ritengono però che una simile sequenza di eventi sia possibile e credibile, aiutando a spiegare almeno il secondo dramma, appunto quello etiope. Un sensore ha inviato dati sbagliati, in conflitto con un secondo lettore di dati, frutto forse di un “assalto” di uccelli.

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Le informazioni recuperate dai resti del velivolo, secondo quanto lasciato trapelare da inquirenti e specialisti del settore, sarebbero compatibili con la situazione descritta: suggeriscono che uno dei due sensori sarebbe stato seriamente danneggiato o del tutto rotto poco dopo la fase di decollo. L’executive di Boeing che prese la parola al proposito - Mike Sinnett, vice-presidente della strategia di prodotto - si disse convinto, in quel cruciale incontro di novembre e riflettendo su ciò che oggi appare quantomeno una seria sottovalutazione dei rischi, che piloti addestrati sarebbero stati in grado di seguire prestabilite procedure e di correggere ogni potenziale errore della tecnologia.

La Federal Aviation Administration americana ha anche sostenuto che i piloti etiopi avrebbe mancato di aderire a tutte le procedure adeguate nel caso. La Ethiopian Airlines ha però risposto che Boeing non ha affatto agito in modo responsabile e sarebbe stata carente negli avvertimenti ai piloti. Mancavano, in particolare, allarmi funzionanti in cabina sul cattivo funzionamento dei sensori, che avrebbero permesso all’equipaggio di agire con maggior rapidità e efficacia. I 737 Max sono oggi bloccati a terra dietro ordine di numerose autorità internazionali dell’aviazione, in attesa di una soddisfacente risposta agli interrogativi sulle ragioni dei disastri e soluzioni dei problemi venuti alla luce. Nei due incidenti hanno perso la vita 346 persone.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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