«VUOTO DI TUTELE COSTITUZIONALI»

Caso Cappato, la Consulta rinvia la sentenza al 2019


Cappato: per giudici non alterata volontà di Dj Fabo

1' di lettura

La Corte costituzionale ha rilevato l’assenza di una «adeguata tutela» nell’assetto normativo che riguarda il fine vita. Il Parlamento avrà un anno per colmare la lacuna, intervendo con una «appropriata disciplina». È quanto si legge nella comunicazione diramata a margine del pronunciamento della Consulta sul «caso Cappato», il leader dell’associazione Luca Coscioni finito sotto processo per aver aiutato Fabiano Antoniani (meglio noto come Dj Fabo) a porre fine alla sua vita. «Nella Camera di consiglio di oggi - si legge - la Corte costituzionale ha rilevato che l'attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da

bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti».
Per consentire al Parlamento di intervenire con un'appropriata disciplina, si legge nel documento, «la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell'articolo 580 codice penale all'udienza del 24 settembre 2019. La relativa ordinanza sarà depositata a breve».

Nel rendere nota la decisione presa in camera di consiglio sulla questione relativa all'aiuto al suicidio specifica che la relativa ordinanza sarà depositata a breve. E resta ovviamente sospeso il processo a quo, ossia il procedimento nei confronti di Marco
Cappato di fronte alla corte d'assise di Milano, che aveva inviato gli atti alla Consulta. La questione di legittimità sull'art. 580 del codice penale era infatti stata sollevata dalla Corte d'Assise milanese nell'ambito del processo a Cappato, imputato di aiuto al suicidio, per aver accompagnato in una clinica svizzera, dove scelse di morire, dj Fabo.

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