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Caso Condorelli, oltre 300 denunce di estorsione dalle imprese siciliane

Secondo una stima, dunque, potrebbero essere almeno 300 le denunce presentate dagli imprenditori siciliani contro il racket nel 2020

di Nino Amadore

(weixx - stock.adobe.com)

3' di lettura

Una goccia continua e persistente che piano piano punta ad abbattere il muro della rassegnazione e dell’omertà. Può essere questa la metafora giusta per dare l’idea di quello che è, oggi, l’impegno antiracket degli imprenditori siciliani.  Di quegli imprenditori che non si sono fatti travolgere dallo sconforto e dal pessimismo e hanno continuato ad avere fiducia nello Stato. Che però restano pochi. Sono 20 quelli contati nei primi mesi di quest’anno da Pippo Scandurra, lui stesso imprenditore che ha denunciato il racket mafioso in provincia di Messina e ora vicepresidente nazionale dell’associazione Rete per la legalità-Sos impresa. Erano stati 30 in Sicilia quelli accompagnati alla denuncia da questa associazione l’anno scorso. Di certo c’è, come ha spiegato recentemente il capo della procura Antimafia di Palermo Francesco lo Voi, che «le denunce da parte degli imprenditori, vittime di tale reato, sono poco rilevanti da un punto di vista quantitativo, ma di sicuro impatto da un punto di vista qualitativo».

Il numero di denunce

Un numero di denunce che sembra essere la punta di un iceberg e che più o meno coincide con i dati dell’ufficio del commissario nazionale Antiracket sulle domande presentate nel 2020 per accedere ai benefici: 28 in Sicilia su un totale nazionale di 284. «Ma si tratta – spiega il presidente nazionale di Sos impresa Luigi Cuomo – di un dato parziale: per ogni impresa che presenta domanda ce ne sono altre nove che non lo fanno. Secondo una stima, dunque, potrebbero essere almeno 300 le denunce presentate dagli imprenditori siciliani contro il racket nel 2020». Poche, ovviamente, ma sono il sintomo di una «accresciuta consapevolezza tra gli imprenditori» aggiunge Cuomo. I dati, riferiti a tutte le forze di polizia in campo, parlano di mille delitti di estorsione denunciati nel 2020 che comprendono ovviamente non solo quelli denunciati dagli imprenditori ma anche quelli scoperti autonomamente dagli investigatori. E nel 2021, periodo gennaio-aprile, sono già 300 e in crescita rispetto ai poco più di 25o dello stesso periodo dell’anno scorso.

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Storie di imprese e di pizzo

Della consapevolezza degli imprenditori abbiamo storie recenti come quella del cavaliere Giuseppe Condorelli a capo dell’omonima azienda dolciaria del catanese famosa per i torroncini che ha avuto il coraggio e la forma di mettersi contro i Santapaola- Ercolano, famiglia del gotha di Cosa nostra. Mentre si avvia a processo la vicenda che ha coinvolto Michelangelo Mammana, un imprenditore del messinese dell’edilizia che ha avuto la forza di denunciare gli estorsori appartenenti alla famiglia mafiosa dei Farinella del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. O ancora la storia di un piccolo imprenditore edile palermitano che qualche mese fa si è rifiutato di pagare il pizzo e ha denunciato chi gli diceva di «mettersi a posto». Sono solo alcuni esempi. Per tutti vale il principio riassunto da Condorelli: «Non bisogna avere timore di alzare la testa – dice Condorelli – ma bisogna certamente farlo in maniera avveduta. La mia vicenda è riuscita a veicolare un messaggio forte ed è venuta fuori la Sicilia sana e onesta che, secondo me, è maggioritaria».

Confindustria Sicilia: servono comportameni coerenti

Recentemente Confindustria Sicilia è tornata a ribadire la necessità della denuncia ma il presidente Alessandro Albanese ha sottolineato pubblicamente anche la necessità, da parte delle grandi imprese che vengono a investire in città, di comportamenti coerenti: «Dalle intercettazioni in una recente inchiesta emerge che un boss, ufficialmente dipendente di una ditta, avrebbe realizzato importanti cantieri di costruzione in città. È incomprensibile che un grosso gruppo commerciale nazionale o una grande e consolidata azienda commerciale palermitana non cerchino il meglio per un grosso investimento, per aprire un cantiere di costruzioni nel capoluogo siciliano – dice Albanese –. Nel nostro gioco vince chi lavora meglio. Perciò, prima di affidare i nostri investimenti a qualcuno chiediamo referenze di affidabilità. Chi non opera con le regole del libero mercato avvelena il campo da gioco».

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