i pm chiudono le indagini

Caso Consip, chiesta archiviazione per Tiziano Renzi. Rischio processo per l’ex ministro Lotti

di Ivan Cimmarusti


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(ANSA)

4' di lettura

Tiziano Renzi non ha detto la verità ai pm di Roma nell’inchiesta Consip. Ma «a prescindere dalla sua inverosimile ricostruzione dei fatti (…) non vi sono elementi per sostenere un suo contributo nel reato» compiuto da Carlo Russo, imprenditore toscano vicino alla famiglia dell’ex presidente del Consiglio. Sono le conclusioni del procuratore capo Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Paolo Ielo, che hanno notificato gli avvisi di chiusura delle indagini a sette persone, tra le quali l’ex sottosegretario e renziano di ferro Luca Lotti, e il generale dei carabinieri Tullio Del Sette, ex comandante dell’Arma.

La posizione di Tiziano Renzi
Tiziano Renzi finisce nell’inchiesta in concorso con Russo e con l’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo. Secondo gli accertamenti, quest’ultimo si sarebbe rivolto a Russo per arrivare a Renzi, così da influire sull’ex amministratore delegato di Consip Luigi Marroni e aggiudicarsi appalti. Effettivamente, ha raccontato Marroni, Tiziano Renzi gli avrebbe chiesto – in almeno due occasioni, nel settembre 2015 e nella primavera del 2016 – di «dare una mano a Russo». Scrivono i pm negli atti: «Si sarebbe trattato, in base a quanto riferito dal Marroni, di una generica raccomandazione che non avrebbe avuto alcun esito». Nel corso degli incontri, continuano negli atti i pm, Russo avrebbe chiesto a Marroni «di intervenire in alcuni appalti Consip a favore di una società (…) che a dire del Russo, interessava molto a Tiziano Renzi e all’allora senatore Denis Verdini». Secondo la versione di Marroni – aggiungono i magistrati della Procura di Roma – «Russo avrebbe fatto pressioni su di lui spendendo i nomi di Renzi e Verdini, in grado, a dire dello stesso Russo, di influire sulla sua carriera». Le indagini avrebbero dimostrato che si sarebbe trattato di un «millantato credito» orchestrato da Russo in danno sia di Tiziano Renzi sia dello stesso Romeo il quale, quest’ultimo, sarebbe vittima due volte, in quanto avrebbe anche pagato almeno 100mila euro a Russo per influire su Marroni.

I pm: «Su Tiziano Renzi un giudizio di inattendibilità»
Per questo i pm di Roma hanno chiesto l’archiviazione per Tiziano Renzi. Nel documento, però, precisano che Tiziano Renzi non ha detto la verità nel corso dell’interrogatorio (un suo diritto, in quanto all’epoca dei fatti indagato). Nella richiesta di archiviazione i pm scrivono: «Nonostante tutti gli approfondimenti possibili, non è dato rinvenire alcun elemento – al di là, si ribadisce, di un giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato dall'indagato Tiziano Renzi – che consenta di ritenere che la raccomandazione spesa in favore del Russo fosse conseguenza di un accordo con lo stesso al fine di esercitare indebite pressioni sul Marroni per alterare le gare d’appalto indette da Consip e, in particolare, la gara Fm4».

Il ruolo di Luca Lotti
L’ex sottosegretario, uomo di grande fiducia di Matteo Renzi, è accusato di favoreggiamento personale. Avrebbe rivelato a Luigi Marroni, ex ad di Consip, che sulla Centrale acquisti della Pa era in corso una indagine penale. In particolare, si legge negli atti, avrebbe detto a «Luigi Marroni l’esistenza di una indagine penale che interessava gli organi apicali passati e presenti di quella società (Consip, ndr) e, in particolare, di una attività di intercettazione telefonica sulla utenza in suo uso, con conseguente pregiudizio alle ragioni investigative che avevano generato i decreti autorizzativi dell'attività di intercettazione, aiutava gli indagati di quel procedimento a eludere le investigazioni». Con lui risponde anche il generale Del Sette, ex comandante generale dei carabinieri, travolto dall’inchiesta Consip. In particolare, «violando i doveri inerenti alla propria funzione, rivelava a Luigi Ferrara, ex presidente di Consip, notizie che dovevano rimanere segrete, in particolare l’esistenza di una indagine penale avente a oggetto l’imprenditore Alfredo Romeo e i suoi rapporti con gli organi apicali di tale società». Della stessa accusa risponde anche il generale Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana dei carabinieri, e anche Filippo Vannoni, presidente della società Publiacqua.

I verbali di interrogatorio di Marroni
Il manager è il principale testimone nel filone d’indagine sulla fuga di notizie e sul favoreggiamento personale imputato al ministro Luca Lotti e ai generali Del Sette e Saltalamacchia. Marroni ha ricostruito come è venuto a sapere, illecitamente, dell'indagine. Ha detto che a luglio 2016 «Lotti mi informò che si trattava di un'indagine (quella su Consip, ndr) che era nata sul mio predecessore Casalino (Domenico, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo». Aggiunge che «ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia (comandante Legione Toscana, ndr), dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato (...). Con il generale Saltalamacchia intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l’informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. (...) Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l’ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie».

Verso il processo Scafarto
Contestualmente i pm di Roma hanno chiuso l’indagine anche verso il maggiore dei carabinieri (ex Noe) Gianpaolo Scafarto, accusato di aver falsificato una informativa per incastrare Tiziano Renzi. Scafarto inoltre è accusato anche di rivelazione del segreto: sarebbe la “talpa” che ha passato le informazioni al Fatto Quotidiano, che per prima scrisse, il 22 dicembre 2017, delle indagini Consip.

Le altre richieste di archiviazione
La Procura di Roma, oltre a quella di Tiziano Renzi, ha chiesto di archiviare la posizioni dall’ex parlamentare del Pdl Italo Bocchino e dell’imprenditore
napoletano Alfredo Romeo, indagati per traffico di influenze. I magistrati hanno, inoltre, chiesto al gip di fare cadere le accuse per l’ex ad di Consip Domenico Casalino, per l’ex dirigente Francesco Licci e per l’ex ad di Grandi Stazioni Silvio Gizzi, cui era inizialmente contestata la turbativa d’asta. Richiesta di archiviazione anche per l’ex presidente di Consip, Luigi Ferrara, accusato di false dichiarazioni al pm.

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