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Caso Consip, Pm chiede il rinvio a giudizio per l’ex ministro Luca Lotti

(Ansa)

2' di lettura

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per sette persone nell'ambito della maxi inchiesta sul caso Consip, procedimento con almeno tre filoni di indagine in cui si ipotizzano, a seconda delle posizioni, i reati di rivelazione del segreto d'ufficio, millantato credito, falso e depistaggio. Rischiano di finire sotto processo l'ex ministro dello Sport del Governo Gentiloni ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Renzi Luca Lotti, l'ex comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette, il generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia, l'imprenditore Carlo Russo, l’ex consulente del governo Renzi per le politiche economiche Filippo Vannoni, l'ex maggiore del Noe Gian Paolo Scafarto, e l'ex colonnello dell'Arma, Alessandro Sessa.

Tiziano Renzi verso l’archiviazione
Per Lotti, la tesi dei pm di piazzale Clodio è che nel 2016 abbia rivelato all'amministratore delegato della società che gestisce gli appalti pubblici l'esistenza di un'indagine nei suoi riguardi. Nei suoi confronti il reato contestato è quindi il favoreggiamento. Secondo l'impianto accusatorio l'ex ufficiale del Noe Scafarto avrebbe invece riferito, quasi in tempo reale, al “Fatto Quotidiano”, le prime iscrizioni nel registro degli indagati, in particolare quella dello stesso Del Sette, nel procedimento avviato dalla procura di Napoli dai pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano nel dicembre del 2016. Nel filone relativo alla fuga di notizie, il pm Mario Palazzi contesta il favoreggiamento anche al generale dell'Arma Emanuele Saltalamacchia, mentre il depistaggio è attribuito, oltre che a Scafarto, anche all'ex colonnello dell'Arma Alessandro Sessa.

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Favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio
Filippo Vannoni, all’epoca dei fatti presidente di Pubbliacqua, società partecipata del Comune di Firenze, è invece accusato di favoreggiamento. Per Del Sette il reato ipotizzato è quello di rivelazione del segreto d'ufficio. A Russo i pm, invece, contestano il reato di millantato credito. Scafarto rischia il processo per l'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio,falso e depistaggio. Quest'ultima fattispecie è contestata anche a Sessa. A tirare in ballo l'ex ministro e Saltalamacchia era stato l'ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che ha riferito ai magistrati che erano stati loro due a dirgli che era in corso un'indagine sulla societa. Quanto a Del Sette, avrebbe rivelato all' allora presidente Consip, Luigi Ferrara, che c'era una indagine in corso sull'imprenditore Alfredo Romeo con l'invito ad essere cauto nelle comunicazioni.

Tiziano Renzi verso l’archiviazione
Nei confronti di Tiziano Renzi la Procura, nell'ambito della chiusura dell'indagine il 29 ottobre scorso, ha sollecitato l'archiviazione. Nella tranche di indagine che coinvolgeva il padre dell'ex presidente del Consiglio, rischia invece di finire a processo l'imprenditore Carlo Russo per millantato credito. Si tratta della stessa fattispecie penale con la quale i pm hanno chiesto di fare cadere le accuse per Renzi senior. In riferimento a questa posizione, i magistrati di piazzale Clodio, nella richiesta di archiviazione, scrivono che nel corso dell'interrogatorio del 7 marzo del 2017 Tiziano Renzi fece «affermazioni non credibili», fornendo una «inverosimile ricostruzione dei fatti». Tuttavia, «non è dato rinvenire alcun elemento» - hanno sottolineato - che «faccia supporre un accordo illecito con Russo».

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