SVOLTA NEL PROCESSO

Caso Cucchi, carabiniere confessa e accusa due colleghi del pestaggio


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L'avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo (Ansa)

4' di lettura

Colpo di scena a inizio udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò ha reso noto un'attività integrativa di indagine dopo che uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha «chiamato in causa» due dei militari imputati per il pestaggio, Alessio Di Bernardo e Raffale D’Alessandro. «Il 20 giugno 2018 - ha detto il pm - Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio». Sulla base di questo atto, il rappresentante dell'accusa ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell'ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni. «In sintesi - ha aggiunto il pm - ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto».

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Il pm: sottratta la notazione di servizio
I successivi riscontri della Procura hanno portato a verificare che «è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza». Sotto processo ci sono gli stessi Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, tutti imputati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

«Fu un’azione combinata, spinte e calci . Gli dicevo: finitela»
Tedesco ha descritto le varie fasi del pestaggio. «Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore». Tedesco avrebbe poi provato a spingere Di Bernardo, «ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra». «Gli dissi: “basta, che c...fate, non vi permettete”» aggiunge Tedesco, mentre l’uno «colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto» e l'altro «gli dava un forte calcio con la punta del piede».

«In Tribunale Cucchi aveva i segni di chi era stato picchiato»
Nel suo verbale, inoltre, Tedesco racconta che «quando rientrammo presso il Comando stazione di Appia io sicuramente fumai una sigaretta, quindi uscii dalla caserma e persi per un po’ di vista il Cucchi. Inoltre probabilmente andai anche in bagno. Intendo dire che io non so se poi all’interno della caserma accadde qualcos’altro, sicuramente se accadde io non fui presente né me ne resi conto. Nella mattina successiva (il 16 ottobre) rividi il Cucchi nel parcheggio del tribunale, quando fumò una sigaretta insieme a due albanesi. Ricordo che quel giorno il Cucchi camminava molto lentamente. Non ho ricordo dello scambio di battute con il collega Pietro Schirone, ma posso dire che in effetti quella mattina era evidente che Stefano Cucchi aveva i segni di chi era stato picchiato».

Le presunte minacce del superiore
È in questa fase che Tedesco scrive le annotazioni di servizio per segnalare gli eventi. Documenti che, come ha detto anche il pm Musarò, sarebbero stati distrutti. Tedesco ha detto ai pm che successivamente «pensavo che di lì a breve mi avrebbe convocato il maresciallo Madolini per chiedermi conto dell’annotazione, ma io ero determinato ad attestare quanto era accaduto. Qualche giorno dopo, invece, mi resi conto che sulla copertina del fascicolo era stato cancellato con un tratto di penna quello che avevo scritto e che le due annotazioni erano scomparse. Iniziai ad avere paura. (…) Assistetti personalmente alla telefonata fatta dal maresciallo Mandolini al comando stazione di Tor Sapienza, credo che parlò con il comandante della stazione. Il maresciallo Mandolini in tale occasione chiese al suo interlocutore di modificare le annotazioni redatte dai militari in servizio presso il comando stazione di Tor Sapienza nella notte del 16 ottobre 2009».

«La linea dell’Arma»
In un’altra parte del verbale, Tedesco parla di presunte minacce ricevute direttamente dal maresciallo Mandolini. Afferma di essere stato convocato. «Mandolini, dandomi del lei e utilizzando un tono molto autoritario, mi rispose che avrei dovuto ”stare tranquillo e adeguarmi alla linea dell’Arma” altrimenti avrei perso il posto di lavoro».

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Ilaria Cucchi: abbattuto un muro
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha scritto in un post sul suo profilo Facebook che «il muro» dell’omertà è stato abbattuto. «Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi». Riccardo Casamassima, appuntato dei carabinieri che ha fatto riaprire l’inchiesta con la sua testimonianza, si è complimentato con Tedesco: «Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità».

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