La sentenza definitiva

Caso Cucchi, Cassazione: due carabinieri condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale

La Suprema Corte ha stabilito, inoltre, che ci dovrà essere un nuovo processo di appello per i due carabinieri accusati di falso nell’ambito della morte del giovane geometra romano

Caso Cucchi, le tappe di una battaglia durata 13 anni

3' di lettura

Arriva la prima parola definitiva sulla morte di Stefano Cucchi: la corte di Cassazione ha condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro: la pena passa da 13 a 12 anni di reclusione.

Cassazione, appello bis per altri due carabinieri

La Suprema Corte ha stabilito, inoltre, che ci dovrà essere un nuovo processo di appello per i due carabinieri accusati di falso nell’ambito della morte del giovane geometra romano: l’appello bis è per Roberto Mandolini, che era stato condannato a 4 anni di reclusione e per Francesco Tedesco (il militare che ad un certo punto ha collaborato alle indagini) condannato a 2 anni e mezzo di carcere. Ma su queste due condanne c’è il rischio della prescrizione sull’appello bis, come ha confermato uno dei legali, Eugenio Pini

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Ilaria Cucchi: per Stefano giustizia è fatta

«A questo punto possiamo mettere la parola fine su questa prima parte del processo sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che è stato ucciso di botte, che giustizia è stata fatta nei confronti di loro che ce l’hanno portato via. Devo ringraziare tante persone, il mio pensiero in questo momento va ai miei genitori che di tutto questo si sono ammalati e non possono essere con noi, va ai miei avvocati Fabio Anselmo e Stefano Maccioni e un grande grazie al dottor Giovanni Musarò che ci ha portato fin qui». Lo ha detto Ilaria Cucchi dopo la sentenza della Cassazione. Di giustizia ha parlato anche Rita Calore, la mamma di Stefano: «Finalmente è arrivata giustizia dopo tanti anni almeno nei confronti di chi ha picchiato Stefano causando la morte».

Le richieste dell’accusa

Il Pg della Cassazione Tomaso Epidendio nella requisitoria davanti alla Quinta sezione penale di piazza Cavour dove si è svolta l’udienza presieduta da Gerardo Sabeone, aveva chiesto la convalida il verdetto emesso dalla Corte di Assise di Appello di Roma il 7 maggio 2021. Del pestaggio subito da Cucchi ha parlato così il Pg: «Si è trattato di una punizione corporale di straordinaria gravità», riferendosi alle percosse subite da Cucchi che si era rifiutato di sottoporsi a fotosegnalamento. In questo contesto sono da confermare anche le aggravanti di aver agito per “futili motivi”, ha proseguito il Pg sottolineano che i militari erano «professionalmente preparati a trovarsi di fronte alle reazioni dei soggetti fermati» e quella di Cucchi «non era certo delle più eclatanti».

La vicenda

Cucchi era stato fermato il 15 ottobre 2009 durante un controllo ed era stato poi portato in caserma per il possesso di droga, venne preso a calci e pugni, percosso duramente tanto che si ruppe una vertebra e lesi dei nervi con gravi ripercussioni sulla vescica. Il volto tumefatto. «Tutti i testimoni che hanno visto Stefano dopo il pestaggio sono rimasti impressionati dalle sue condizioni, e sono tante persone, infermieri, agenti di guardia, agenti delle scorte: non si può pensare che si siano messi d’accordo per un complotto contro i carabinier», ha fatto presente il Pg Epidendio.

Sette processi, tre inchieste, due pronunciamenti della Cassazione per una verità giudiziaria arrivata oggi, a dieci anni dalla morte di Stefano Cucchi, geometra romano morto in ospedale mentre, affidato allo Stato, era sottoposto alla custodia cautelare. Un calvario umano quello di Stefano, durato una settimana, a cui si è aggiunto quello giudiziario che la sorella Ilaria e la famiglia hanno affrontato prima nel silenzio di tutti e poi con la solidarietà anche istituzionale.

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