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Caso De Siervo, anche l’Uefa «spegne» i cori razzisti

Polemiche sulla frase dell’amministratore delegato della Lega Serie A che in un audio rubato afferma di voler evitare che i registi riprendano la curva. Censura? Lo abbiamo chiesto all’avvocato della Lega Serie A

di Francesca Milano


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(ANSA)

3' di lettura

L’ultima polemica calcistica non riguarda un gol rubato ma un audio catturato di nascosto. È quello dell’amministratore delegato della Lega Calcio Serie A, Luigi De Siervo, che durante il consiglio di Lega del 23 settembre scorso, parlando con Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha pronunciato la frase: “Io ho chiesto ai nostri registi di spengere i microfoni verso la curva”. E mentre la polemica rimbalza da un sito all’altro, De Siervo ha deciso di sporgere una querela contro ignoti.
Abbiamo chiesto al legale della Lega Calcio Serie A, il professor Simone Lonati, di fare chiarezza sulla vicenda.

Ha fatto molto discutere nelle ultime ore l’audio rubato all’amministratore delegato della Lega Calcio Serie A nel quale di sente la frase “io ho chiesto ai nostri registi di spengere i microfoni verso la curva”. De Siervo ha tra l’altro deciso di presentare una querela verso ignoti per questo audio rubato. Ma quali sono le motivazioni dietro alla decisione di evitare di dare risalto mediatico ai cori razzisti?
Anzitutto, vorrei ricordare che le questioni relative alla violenza e al razzismo negli stadi sono affrontate durante ogni singola partita dagli ispettori della Figc, dalle forze di polizia e dagli ufficiali di gara che operano insieme al fine di prevenire condotte non consone o di acquisire elementi utili alle successive attività di accertamento e repressione delle stesse.

La decisione di non dare eccessivo spazio mediatico a cori e striscioni dal contenuto razzista, come ad altre condotte violente non può, quindi, essere ricondotta alla volontà di sminuire, ignorare o, peggio ancora, “sotterrare” questi gravi problemi, come qualcuno ha sostenuto in questi giorni. Le motivazioni sono dettate esclusivamente dalla volontà di impedire che alcuni facinorosi possano pensare di poter utilizzare il mezzo televisivo come una sorta di cassa di risonanza di comportamenti inaccettabili e che nulla hanno a che fare con il gioco del calcio. Questo anche al fine di evitare che chi vede le riprese possa essere prima di tutto offeso e scandalizzato, si pensi ad esempio ai bambini o ai ragazzi. Oppure magari indotto, per spirito di emulazione, a replicare tali fatti deprecabili, quando non illeciti tout court.

Non si tratta, tra l’altro, di un’iniziativa estemporanea, ma di una scelta codificata e condivisa. Codificata, perché le linee guida applicate dalla Lega Serie A nella commercializzazione dei diritti audiovisivi delle partite del campionato prevedono dei criteri editoriali che vietano di riprendere o enfatizzare immagini di natura discriminatoria, violenta o striscioni recanti scritte offensive, se non negli stretti limiti del diritto di cronaca. Condivisa, perché queste linee guida sono state approvate con delibera dell’Autorità garante per le garanzie nelle comunicazioni e con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Ci sono anche delle linee guida europee per casi come questo?

Sì, l’Uefa, in occasione delle gare di qualificazione ai Campionati Europei del 2018, ha predisposto un manuale dedicato, tra l’altro, alle modalità di ripresa delle partite. Una delle regole, in particolare, vieta di riprendere i comportamenti negativi realizzati dal pubblico, così come gli striscioni di contenuto politico, in quanto potenzialmente lesivi dell’Organizzazione, del campionato ma anche dello stesso sport. Nel caso si verificasse alcuno di tali eventi il principio da applicare nella generalità dei casi è “in doubt, leave it out”.

Qualcuno parla di censura…
Quel qualcuno sbaglia. La censura presuppone una selezione in base a valutazioni di tipo squisitamente utilitaristico e ha un significato negativo. Qui, lo ripeto, la decisione di non dare eccessivo risalto ai fenomeni di razzismo è tesa a non pubblicizzare in alcun modo dei comportamenti indegni di un Paese civile e che non possono trovare negli stadi una sorta di terra di nessuno dove disfrenarsi. E, comunque, la decisione di non dare risalto a determinati comportamenti non riguarda solo il razzismo, ma anche tutte le altre forme di violenza che possono verificarsi negli stadi.

Come si può contrastare il razzismo negli stadi?

Il Daspo ai tifosi individuati come responsabili di condotte razziste, la sospensione delle partite e la chiusura delle curve sono, in astratto, tutte soluzioni potenzialmente adeguate. La continua emersione di episodi di discriminazione, tuttavia, sembra dimostrare l’esatto contrario. Ecco che forse, allora, per la risoluzione del problema non è sufficiente individuare meccanismi repressivi, ma occorre impegnarsi di più nelle campagne di sensibilizzazione, affinché sia sempre più condivisa l’idea che attaccare una persona per la sua etnia o per la sua religione è vergognoso e inaccettabile o semplicemente incivile.

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