inchieste sull’emergenza

Caso camici, pm: diffuso coinvolgimento di Fontana

Si indaga anche sulla Diasorin, l’azienda di Vercelli che ha avuto in via esclusiva un accordo con il Policlinico San Matteo di Pavia e poi un contratto senza gara con la Regione Lombardia. L’ipotesi di «legami politici»

di Sara Monaci

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Il governatore della Lombardia Attilio Fontana (Ansa)

Si indaga anche sulla Diasorin, l’azienda di Vercelli che ha avuto in via esclusiva un accordo con il Policlinico San Matteo di Pavia e poi un contratto senza gara con la Regione Lombardia. L’ipotesi di «legami politici»


5' di lettura

C’è «il diffuso coinvolgimento di Fontana in ordine alla vicenda relativa alle mascherine e ai camici accompagnato dalla parimenti evidente volontà di evitare di lasciare traccia del suo coinvolgimento mediante messaggi scritti». Lo si legge nella richiesta di consegna dei cellulari ai principali protagonisti del “Caso camici”, firmata dalla Procura di Milano, e nella quale viene riportato anche un testo del 16 aprile in cui Andrea Dini, cognato del governatore e amministratore di Dama spa, informa la sorella Roberta Dini, moglie del presidente lombardo, in questo modo: «Ordine camici arrivato. Ho preferito non scriverlo ad Atti». Lei risponde: «Giusto bene così».

La «consapevolezza» degli indagati

Secondo pm ci sarebbe «la piena consapevolezza» di Andrea e Roberta Dini eiguardo alla «situazione di conflitto di interessi» nel caso della fornitura di camici. I due fratelli, in particolare, avrebbero predisposto «strumentali donazioni di mascherine» per «precostituirsi una prova da utilizzare per replicare alle presumibili polemiche» sul conflitto di interessi sulla «commessa di camici». In un messaggio tra Andrea Dini e un responsabile di Dama il primo scrive: «Dobbiamo donare molte più mascherine (...) se ci rompono per le forniture di camici causa cognato noi rispondiamo così».. Le indagini milanesi seguono l’operazione della Gdf di Pavia che ha acquisito memorie di altri telefoni, tra cui quello di Fontana, per il caso Diasorin-San Matteo. Un blitz giudicato «troppo invasivo» dallo stesso Fontana che ha ribadito la «legittimità» del suo operato e spiegato che nel suo telefono non c’è nulla di cui si possa «preoccupare». Il suo legale, Jacopo Pensa ha contestato l’operazione in quanto è stato copiato tutto il contenuto, anche quello riservato o legato a rapporti istituzionali o personali, in un'inchiesta in cui non è indagato. «È stata una procedura molto invasiva e spettacolare, alle 7 del mattino di solito si arresta la gente», ha detto il legale.

Le chat cancellate

L’acquisizione di mercoledì, a cui è seguita quella per il caso camici delimitata, però, solo alla copia forense di contenuti mirati e che non ha riguardato Fontana bensì la moglie, è stata disposta dal procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti (anche lui probabilmente farà una scrematura) dopo che, nell’indagine sulliaccordo tra la multinazionale farmaceutica e il San Matteo per lo sviluppo dei test sierologici per la diagnosi Covid, il presidente dell’istituto scientifico pavese Alessandro Venturi, secondo i pm, nei primi giorni di luglio (prima di un blitz della Gdf) «ha proceduto alla cancellazione massiva dal telefono cellulare di tutte le chat WhatsApp». L’ipotesi è che volesse «celare informazioni estremamente rilevanti e con ogni probabilità compromettenti» per lui stesso e «per altri soggetti, direttamente o indirettamente coinvolti nella vicenda sulla quale si sta cercando di far luce».

L’inchiesta della procura di Pavia sul caso Diasorin-Policlinico San Matteo - in cui il reato più grave ipotizzato è il peculato - prosegue. I militari della Gdf di Pavia si sono recati a casa del Governatore della Lombardia Attilio Fontana per effettuare copia forense dei contenuti e, in particolare della messaggistica, del suo cellulare. Stessa operazione da parte delle Fiamme Gialle è stata effettuata sul telefono di Giulia Martinelli, la responsabile della segreteria del presidente lombardo, nonché ex compagna del leader della Lega Matteo Salvini. Nessuno dei due risulta indagato nell’indagine avviata dal Procuratore aggiunto Mario Venditti. La Gdf di Pavia ha effettuato copia forense anche del telefono dell'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera.

Risultano invece indagati i vertici sia dell’istituto di ricerca pavese San Matteo, che ha sviluppato un test sierologico tra marzo e aprile scorso in modo esclusivo con la Diasorin, sia della multinazionale di ricerca in campo farmacologico, con sede a Saluggia (Vercelli).

A fine luglio, la Gdf nelle indagini coordinate dal procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e dal pm Paolo Mazza, ha effettuato perquisizioni in uffici e abitazioni nei confronti di otto persone, accusate di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e peculato.

La vicenda

Riassumendo la vicenda, la Diasorin era stata scelta a marzo, in piena emergenza Coronavirus, dal Policinico San Matteo come azienda più innovativa ed efficiente per realizzare il nuovo test sierologico per la Regione Lombardia, che inizialmente si era dichiarata dubbiosa nei confronti di questo metodo di ricerca del virus nella popolazione ma che poi, ad aprile, ha dato invece un incarico diretto, ovvero senza gara, proprio alla Diasorin.

Il contratto dell’11 aprile tra Diasorin e Regione prevedeva una fornitura da 500mila pezzi, per 2 milioni. In aprile, solo dopo il contratto con la Regione, l’azienda riesce ad avere la certificazione Ce per il suo prodotto (il 17 aprile).

L’azienda Technogenetics intanto, il 16 aprile, fa ricorso al Tar. Il Tribunale amministrativo della Lombardia dà ragione all’ipotesi di concorrenza sleale e impone una sospensiva (e poi invia il materiale alla Corte dei Conti). Sospensiva poi revocata dal Consiglio di Stato, che ancora deve pronunciarsi in via definitiva e che intanto ha chiesto un supplemento di informazioni al ministero della Salute.

Nel frattempo la Regione, con l’avvio del ricorso, avvia una gara per trovare il test sierologico. Sembra ripensarci, ma intanto prosegue il contratto con Diasorin. La gara viene vinta da Roche. In questa confusione la fornitura di Diasorin si interrompe, con soli 200mila pezzi. Da capire se siano stati pagati tutti o solo parzialmente, se la decisione è stata della Regione, o se, come risulta dalle prime ricostruzioni degli inquirenti, sia stata la stessa Diasorin a preferire mercati internazionali lasciando inevasa la commessa. Questi dettagli andranno approfonditi.

Il possibile conflitto di interessi

«La scelta operata dal policlinico San Matteo di procedere a un accordo diretto con Diasorin, tra i tanti operanti sul mercato, è apparsa subito viziata - avevano scritto i pm nel decreto di perquisizione - da un evidente conflitto d’interessi in capo al professor Baldanti (Fausto ndr.), che ricopriva contemporaneamente il ruolo di responsabile scientifico del progetto di collaborazione Fondazione San Matteo e Diasorin e la carica di membro del Gruppo di lavoro del Consiglio superiore di sanità presso il Ministero della salute competente per la valutazione del test».

L’ipotesi di peculato

Per i pm sarebbero stati «utilizzati beni mobili, materiali (personale, laboratori e strumenti) e immateriali (conoscenze scientifiche tecnologiche e professionalità), sottratti alla destinazione pubblica per il soddisfacimento di interessi privatistici che restavano nell'esclusiva titolarità di privati, anziché dell’Ente che aveva finanziato la ricerca».

Gli stessi pm negli atti hanno parlato della necessità di far luce sui «legami politici» che possono aver influito sulla scelta della Diasorin come partner del San Matteo.

«Occorre riferire - hanno scritto - che la Diasorin spa, oltre alla sede di Saluggia (Vercelli) ha uffici nell’Insubria Biopark a Gerenzano (Varese)». Proprio nel polo scientifico Insubria Biopark, «si trova la sede legale della Fondazione Istituto insubrico il cui direttore generale è Andrea Gambini, già commissario della Lega varesina e presidente della Fondazione Irccs Carlo Besta».

Intanto anche la procura di Milano ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti e senza reati.

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