Maggioranza

Caso Durigon, cresce il pressing per le dimissioni del sottosegretario leghista

L’ex sindacalista ha proposto di reintitolare al fratello del duce, Arnaldo Mussolini, il parco di Latina attualmente dedicato a Falcone e Borsellino

Il sottosegretario leghista Claudio Durigon

3' di lettura

La proposta di Claudio Durigon, esponente leghista e sottosegretario all’Economia, di reintitolare al fratello del duce, Arnaldo Mussolini, il parco di Latina attualmente dedicato a Falcone e Borsellino, da giorni è al centro delle polemiche. Mentre Matteo Salvini (impegnato in una dura polemica contro il ministro dell’Interno Lucia Lamorgese sul tema immigrazione) sceglie la linea del silenzio, una parte della maggioranza parlamentare è pronta alla sfiducia in Aula.

La richiesta del «passo indietro»

A chiedere le dimissioni dell’ex sindacalista Ugl era stato Giuseppe Conte («frasi aberranti») e sulla stessa linea ormai sono diverse forze politiche: oltre ai Cinque Stelle anche il Pd e Leu, ma pure - a titolo individuale - il deputato di Forza Italia Elio Vito («Voterò la mozione di sfiducia a Durigon presentata dal M5S. L’antifascismo è un valore fondante»).

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«Intollerabile ciò che ha detto - l’affondo del ministro pentastellato Stefano Patuanelli -, credo che non sia compatibile con la sua permanenza al governo». Durissimo anche il segretario del Pd Enrico Letta: «Starebbe a lui fare un passo indietro. Per quanto ci riguarda faremo il possibile perché questo avvenga». «Ci aspettavamo delle scuse mai arrivate: a questo punto dovrebbe fare un passo di lato», dice a sera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Il silenzio leghista

Nessun commento dalla Lega, una scelta deliberata, hanno spiegato fonti del partito, per non alimentare una polemica definita «strumentale». Il messaggio all’esterno è che il ruolo del sottosegretario non è in discussione. Quanto al diretto interessato preferisce non aggiungere nulla. «Falcone e Borsellino meritano molto di più di un parco», però «penso che le radici della città di Latina non debbano essere cancellate», aveva twittato qualche giorno fa.

Il precedente sui fondi della Lega

Il sottosegretario leghista era già finito nella bufera ad aprile in seguito a una video-inchiesta di Fanpage.it secondo la quale, durante una cena, avrebbe detto: “Quello «che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi». Parole che avevano causato la reazione dei Cinque Stelle con la richiesta di dimissioni.

Il parco Mussolini

«La storia di Latina è quella che qualcuno ha voluto anche cancallare, cambiando il nome a quel nostro parco che deve tornare ad essere quel parco Mussolini che è sempre stato. Su questo ci siamo e vogliamo andare avanti», aveva ha detto il sottosegretario Durigon parlando dal palco di Latina la sera del 4 agosto. L’intervento precedeva quello del leader Matteo Salvini dallo stesso palco nei giorni precedenti. Il Parco Comunale di Latina ha cambiato nome ufficialmente nell’estate del 2017 assumendo quello di “parco Falcone-Borsellino”. Ma sin da allora, l’iniziativa nel capoluogo pontino aveva portato con se’ uno strascico di polemiche: il giardino, infatti, era legato da molti decenni nell’uso cittadino al nome di Arnaldo Mussolini, fratello del duce, e il centrodestra si era opposto in Consiglio comunale ad un atto considerato «contro la storia della città».

Ex sindacalista Ugl

Nato nel 1971 a Latina, città in cui risulta ancora residente e nella quale (secondo la sua dichiarazione patrimonaile) è proprietario di tre fabbricati e altrettanti terreni, prima di approdare alla Lega Durigon è stato “dirigente di associazione sindacale”: vicesegretario generale dell’Unione generale del lavoro fino al 2018. Alla vigilia delle ultime elezioni politiche viene nominato responsabile del dipartimento Lavoro della Lega che lo candida alla Camera. Dopo l’elezione entra nel primo governo di Giuseppe Conte nel ruolo di sottosegretario al Lavoro. Ribattezzato l’“uomo delle pensioni” perché a lui il Carroccio affida il compito di condurre a termine l’operazione “quota 100”. Ottiene un nuovo incarico nell’esecutiuvo di Mario Draghi passando però al ministero dell’Economia.

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