MIGRANTI

Caso Gregoretti, dopo il sì della Giunta la parola passa all’aula del Senato

Quello che si è giocato in Giunta è stato il primo tempo della partita: sul dossier si pronuncerà anche l’Aula di palazzo Madama

di Andrea Carli

Gregoretti, lunedì Giunta Senato vota su Salvini. Polemiche Pd

Quello che si è giocato in Giunta è stato il primo tempo della partita: sul dossier si pronuncerà anche l’Aula di palazzo Madama


4' di lettura

Alla fine, dopo ore di trattative e una partita a scacchi tra maggioranza M5S-Pd-Italia Viva e LeU da una parte e Matteo Salvini dall’altra, la Giunta delle immunità del Senato ha detto sì al processo al leader della Lega sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Per l’organismo dunque il leghista deve andare a processo.

Gli esponenti in Giunta della maggioranza hanno disertato la seduta. Contro la proposta che avrebbe “salvato” Salvini hanno invece votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”. Ora si guarda all’aula, che dovrà decidere se confermare o meno la posizione della Giunta. Il voto è atteso per il 17 febbraio.

A dicembre la richiesta del tribunale dei ministri di processare Salvini
L’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini è stata richiesta a dicembre dal tribunale dei ministri di Catania. I tribunali dei ministri sono organismi ad hoc messi in campo nei distretti di Corte d’appello: la loro competenza scatta ogni volta che bisogna processare un ministro per un reato svolto nell’esercizio delle sue funzioni. Il capo d’accusa che viene mosso all’ex ministro dell’Interno è di sequestro di persona. Dopo il via libera della Giunta l’autorizzazione a procedere dovrà essere confermata anche dal Senato affinché Salvini possa essere processato.

Vertice di maggioranza prima della seduta della Giunta
Le principali mosse sono state fatte da entrambe i giocatori nelle ultime ore, prima che la Giunta si riunisse e procedesse al voto. In un vertice di maggioranza che si è tenuto a poche ore dal voto M5S, Pd, Italia Viva e LeU - ovvero le forze politiche che sostengono il Conte due - hanno deciso la linea che avrebbero tenuto in occasione del voto. «Abbiamo deciso in modo unitario che non parteciperemo alla Giunta oggi, riteniamo essenziale esser insieme e deliberare in modo unitario», ha spiegato il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Alla base di questa decisione, la convinzione che «questa giunta é illegittima, non ci doveva essere e il presidente Gasparri non é disponibile a dare il materiale necessario per deliberare in scienza e coscienza». La maggioranza si è schierata contro la presidente del Senato Casellati, “colpevole” di aver votato insieme ai sei esponenti dell’opposizione in occasione della riunione della Giunta per il regolamento, che si è tenuta venerdì 17 gennaio. Grazie al voto di Casellati è stato deciso di confermare per oggi, 20 gennaio, il voto della Giunta sul caso Diciotti. La strategia della maggioranza di disertare la seduta ha dovuto però fare i conti con un’altra strategia: una contromossa elaborata nelle ultime ore dal leader leghista.

La contromossa di Salvini: «Votate per mandarmi a processo»
Di fronte alla probabile mossa della maggioranza di tirarsi fuori in questo “primo round” del match, infatti, Salvini ha giocato la sua carta: alla vigilia del voto ha chiesto ai senatori del Carroccio di «votare per mandarmi al processo». «Rischio 15 anni, più di uno stupratore, di uno spacciatore - ha ricordato -. Bene, mandatemi a processo. Credo che tutti gli italiani mi abbiano pagato lo stipendio per difendere i confini del Paese, che non era un mio diritto ma un mio dovere».

I senatori della Lega seguono la linea del leader
La richiesta del segretario federale della Lega è stata accolta dai suoi. Durante la seduta della Giunta per le immunità la senatrice Erika Stefani a nome dei componenti leghisti della giunta per le immunità di Palazzo Madama ha annunciato che, «per smascherare l’ipocrisia della maggioranza voteremo sì al processo». Negli stessi minuti i capigruppo di Fratelli d'Italia e Forza Italia della Giunta delle immunità del Senato, rispettivamente Alberto Balboni e Lucio Malan, annunciavano che avrebbero votato a favore della relazione del presidente Gasparri per negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini e quindi per il no al processo sul caso Gregoretti. Alla fine si è creata una situazione di pareggio. Ma in caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.

Il leader della Lega: «Se processano me devono processare tutti»
Salvini, a cominciare dalla memora depositata a Palazzo Madama, ha sempre spiegato che le sue scelte da ministro dell’Interno sono state nell’interesse degli italiani, e che non è stato solo lui a prendere la decisione: tutti nel governo sapevano e tutti erano direttamente coinvolti. «Se processano me - è il messaggio lanciato in più di un’occasione dal leader del Carroccio - allora devono processare tutti». «Ho fatto solo il mio dovere con un unico e preciso obiettivo: far funzionare le istituzioni». «Non c’è in ballo la libertà personale di Salvini - ha spiegato l’ex responsabile del Viminale - è un attacco alla sovranità nazionale, alla sovranità popolare, al diritto alla sicurezza e alla difesa dei confini».

Il caso Gregoretti e il precedente della Diciotti
La nave Gregoretti, al centro del dossier per il quale si chiede l’autorizzazione a processare Salvini, è una nave militare della Guardia costiera che l’anno scorso, a fine luglio, ha portato in salvo 116 migranti. Per giorni l’imbarcazione non ha ricevuto il via libera per entrare nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa, e attraccare. E ciò nonostante le condizioni dei migranti si facessero di giorno in giorno più difficili. Alla fine l’impasse si è risolta con il passo avanti di alcuni paesi europei e della Chiesa cattolica, che si sono resi disponibili ad accogliere quelle persone. Non è la prima volta che Salvini si trova ad affrontare una situazione analoga: a marzo è andato in scena il voto sul caso Diciotti: alla fine la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora ministro è stata respinta. E M5S ha votato contro. Ma quello era un altro governo.

Per approfondire:
Caso Gregoretti, maggioranza lascia Giunta per protesta
Caso Gregoretti, riunione Giunta conclusa: Gasparri esclude rinvio

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