SENATO

Gregoretti, sì della Giunta al processo per Salvini con i voti della Lega. La maggioranza non partecipa

I senatori della Lega seguono l’indicazione del leader e votano contro la proposta di Gasparri di negare l’arresto. A metà febbraio il voto definitivo dell’Aula del Senato

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I senatori della Lega seguono l’indicazione del leader e votano contro la proposta di Gasparri di negare l’arresto. A metà febbraio il voto definitivo dell’Aula del Senato


3' di lettura

Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Maurizio Gasparri (Fi) di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno del primo governo Conte. Con uno strano scambio di ruoli: contro la proposta hanno votato infatti i 5 senatori della Lega, a favore invece i 4 di Forza Italia e Alberto Balboni di Fratelli d’Italia. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”.

La maggioranza assente per protesta
Per protesta alla seduta non hanno preso parte la maggioranza (10 senatori) e due esponenti del Gruppo misto : «Non ci presenteremo in Giunta - si leggeva in una nota congiunta - in quanto la convocazione di oggi è frutto di gravi forzature sia del presidente Gasparri che della presidente Casellati. Non ci presenteremo anche perché non sono state accolte le richieste di approfondimenti istruttori avanzate in Giunta. Siamo contrari all’utilizzo strumentale che il centrodestra sta cercando di fare delle istituzioni». La maggioranza, favorevole all'autorizzazione al processo, aveva cercato di evitare il voto in Giunta prima delle regionali del 26 gennaio temendo che Salvini potesse sfruttarlo elettoralmente.

Voto definitivo dell’Aula a metà febbraio
Nonostante le assenze, la seduta era stata dichiarata legittima dal presidente Gasparri: il numero legale per la validità della riunione è di 8 senatori e nella sala ce ne erano dieci, tutta l’opposizione (5 della Lega, quattro di Forza Italia e uno di Fratelli d’Italia). La scelta definitiva spetta all’Aula: la data del voto è prevista verso metà febbraio e verrà decisa dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Secondo il Regolamento, l’Assemblea prende atto delle decisioni della Giunta. A meno che 20 senatori presentino una mozione di segno opposto che a quel punto dovrebbe essere votata.

Salvini ha fatto sapere che i senatori della Lega confermeranno in Aula il loro sì all’autorizzazione a procedere e ha fatto sapere che aderirà allo sciopero della fame lanciato dal suo partito in segno di solidarietà al leader. Se andrà a processo l’ex ministro dell’Interno ha un’idea per la sua difesa: «Apriremo un indirizzo email per tutti gli avvocati che vorranno partecipare alla difesa in questo processo. Magari ci sarà una difesa collettiva con 500 o mille avvocati».

La strategia della Lega
La Lega ha seguito l’indicazione di voto favorevole chiesto a sorpresa domenica da Salvini: «Portatemi in Tribunale - aveva scritto su Facebook - e sarà un processo contro il popolo italiano e ci portino tutti in Tribunale». Erika Stefani, a nome dei componenti leghisti, aveva attaccato la scelta di disertare la seduta da parte della maggioranza che «non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l’ex ministro andrebbe fermato subito. La melina di Pd, 5S e Iv dimostra che è solo una vergognosa sceneggiata per colpire il leader della Lega. La vera sentenza sarà emessa dagli elettori di Calabria ed Emilia-Romagna, e per smascherare l’ipocrisia della maggioranza voteremo sì al processo».

La mossa a sorpresa di Salvini
Domenica Salvini aveva chiesto ai senatori della Lega in giunta di votare a favore dell’arresto. Nel giorno della votazione della giunta, parlando in un comizio nel bolognese, ha detto: «Sono un cittadino normale che ritiene che i magistrati debbano mandare in galera spacciatori e mafiosi, non ministri che hanno difeso il loro Paese».

Il premier: «Già chiarito mio coinvolgimento»
Sulla vicenda Gregoretti il premier Giuseppe Conte ha detto di aver «già chiarito sul mio coinvolgimento, poi non mi posso sostituire alle decisioni di Salvini, della Giunta o dell’Aula. In questo caso il ministro aveva fatto approvare un dl sicurezza bis che rinforzava le sue competenze, ha rivendicato a sè la scelta di se o quando far sbarcare le persone a bordo della Gregoretti. Circa il mio ruolo sull'indirizzo generale io ci sono».

Per approfondire:
Caso Gregoretti, maggioranza lascia Giunta per protesta
Caso Gregoretti: Gasparri propone no processo a Salvini. M5S, Pd e Iv chiedono rinvio voto

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