L’inchiesta

Caso Grillo, la procura indaga sulle gare «evitate» per favorire Moby e Tirrenia

La società di Grillo e quella di Casaleggio sarebbero state pagate per «redazionali» e per la redazione di «un piano strategico» per «la sensibilizzazione dell’opinione pubblica»

di Sara Monaci

Indagato Beppe Grillo, perquisiti gli uffici della sua societa'

3' di lettura

Nell’inchiesta che vede coinvolto il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, accusato di traffico illecito di influenze insieme al patron della Moby Vincenzo Onorato, c’è un aspetto in particolare da approfondire per gli inquirenti, ed ha a che vedere con ciò che non è stato fatto, piuttosto che con ciò che è stato fatto.

La legge di continuità territoriale marittima, che ha elargito per dieci anni 72 milioni all’anno al gruppo Onorato, proprietario di Moby e Tirrenia, non poteva più essere garantita in regime di monopolio. La direttiva europea del marzo 2019 impone infatti che le tratte vengano assegnate con bando pubblico, in regime concorrenziale.

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I ritardi del bando pubblico

Ora, il bando pubblico c’è stato, ma si è dovuto aspettare il governo Conte 2, con la ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha avviato le gare a inizio 2021. Prima, durante il governo Conte 1 e con il ministro Danilo Toninelli, il regime di monopolio è proseguito. Nessuna gara avviata. Tanto che anche l’Antitrust è intervenuta, rilevando risvolti critici sotto il profilo della concorrenza.

Toninelli, ha spiegato in un’intervista, avrebbe preferito indire una gara, per la quale però non c’erano i tempi tecnici. Così nel 2019 le convenzioni con il gruppo Onorato che garantivano i collegamenti con la Sardegna sono state rinnovate in maniera tacita.

Le sei gare aperte nel 2021

Quando poi nel 2021 sei gare sono state effettivamente aperte dal governo successivo, il gruppo Onorato ne ha vinta solo una, quella per il collegamento tra Genova e Porto Torres. Dal 2021 la compagnia ha quindi perso quel cospicuo finanziamento per la continuità marittima. Un bel problema per un gruppo che già aveva un passivo di 200 milioni e 350 milioni di debiti (e che per questo si trova in concordato preventivo).

Agli atti dell’inchiesta ci sono conversazioni tra Grillo e Onorato, che parlano del fatto che le convenzioni potevano essere rinnovate. Negli scambi finiti sotto la lente dei magistrati milanesi - in tutto dodici, arrivati dall’inchiesta fiorentina su Open - ci sarebbero riferimenti di Onorato ai 72 milioni di introiti sfumati per il 2020, e Grillo a sua volta si sarebbe interessato con il ministro Toninelli della vicenda.

L’ipotesi dei pm milanesi è che Grillo abbia «veicolato» quelle istanze all’ex ministro Toninelli e poi abbia «trasferito» all’armatore «le risposte della parte politica».

L’ipotesi dei traffici illeciti di influenze

In questo senso ci sarebbero stati «traffici illeciti di influenze»: l’armatore avrebbe chiesto a Grillo di intervenire presso i suoi parlamentari, mentre la società di Grillo e quella di Casaleggio sarebbero state lautamente pagate per «redazionali» e per la redazione di «un piano strategico» per «la sensibilizzazione dell’opinione pubblica».

I contratti stipulati con la Moby sono due: quello con la Beppe Grillo spa, del valore di 120mila euro all’anno per il periodo 8 marzo 2018 - febbraio 2019 e marzo 2019 - febbraio 2020; quello con la Casaleggio associati, per 600mila euro all’anno, valido dal 7 giugno 2018 al 7 giugno 2021.

Se tutte le somme sono state versate effettivamente, stiamo parlando di un totale di 2,04 milioni. Una cifra piuttosto alta per l’attività di comunicazione di una società in stato prefallimentare. Per questo i pm, all’interno di un altro fascicolo sulla crisi finanziaria della Moby, potrebbero ravvisare una possibile distrazione finanziaria.

La bancarotta fraudolenta

L’indagine per bancarotta fraudolenta ha già portato la procura di Milano ad accendere un faro sulla situazione patrimoniale e contabile di Moby, e in particolare su 12 milioni di uscite, di cui 8,4 milioni per aerei, un lussuoso parco auto a noleggio, ville, due appartamenti in centro a Milano, gioielli da regalare, secondo una relazione tecnica dello studio Chiaruttini. Si parla di uscite senza giustificazione economica.

Beppe Grillo intanto è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza privata e lesioni personali ai danni del giornalista Francesco Selvi. Il processo inizierà il 13 giugno a Livorno.

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