tribunale dell’aja

Caso marò, l’arbitrato internazionale dà ragione all'Italia. All’India solo un risarcimento

Secondo i giudici dell’Aja la giurisdizione del caso Enrica Lexie, avvenuto nel febbraio del 2012, è del nostro Paese. L'Italia però “ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l'India” per la morte dei due pescatori

di Vittorio Nuti

default onloading pic
(ANSA)

Secondo i giudici dell’Aja la giurisdizione del caso Enrica Lexie, avvenuto nel febbraio del 2012, è del nostro Paese. L'Italia però “ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l'India” per la morte dei due pescatori


4' di lettura

Sul caso marò, il Tribunale arbitrale internazionale dell'Aja ha dato ragione all'Italia. I giudici hanno riconosciuto “l'immunità” dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati di essere i responsabili della morte di due pescatori nella notte del 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, Stato dell'India sud occidentale. All'India viene pertanto precluso l'esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. Il Tribunale ha riconosciuto che i militari erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell'esercizio delle loro funzioni, e pertanto soggetti alla legge “di bandiera”. Lo rende noto la Farnesina.

Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, imbarcati sul peschereccio indiano St. Joseph, furono scambiati per pirati e uccisi da colpi di arma da fuoco provenienti dalla petroliera italiana Enrica Lexie, con a bordo un gruppo di marò della Marina militare quale scorta contro gli attacchi in mare, frequenti nella zona. Sull'incidente le autorità indiane hanno mantenuto sempre una posizione rigida, manifestando una netta contrarietà al trasferimento in Italia dei due fucilieri italiani in attesa della definizione dell'arbitrato.

Girone: da 8 anni nel limbo, ora siamo felici

“Siamo felici che ci sia stata riconosciuta l'immunità funzionale e la giurisdizione italiana sul caso. Eravamo da otto anni e mezzo sempre nel limbo di questa vicenda”. Così il marò Salvatore Girone dopo il verdetto del Tai dell’Aja. “L'immunità riconosciuta - ha poi aggiunto - mostra che avevamo dunque l'immunità funzionale dal primo giorno di questa querelle. L'India ha fatto quello che non doveva fare, limitando le nostre libertà e tenendoci anche in prigione. Ho subito una grande ingiustizia da parte degli indiani”.

Contatti diretti per un accordo

La giurisdizione del caso Lexie è dunque dell'Italia. Inoltre, secondo il Tribunale, costituito all’Aja nel 2015 presso la Corte permanente di arbitrato, “l'Italia ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l'India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all'imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell'equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony”, a bordo del quale morirono i due pescatori del Kerala. “Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti”. L'Italia, sottolinea ancora il ministero degli Esteri, “dovrà esercitare la propria giurisdizione e riavviare il procedimento penale sui fatti occorsi il 15 febbraio 2012, a suo tempo aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma”. A suo tempo, la Procura militare della Repubblica iscrisse i due Fucilieri nel registro degli indagati per il reato di «violata consegna aggravata e dispersione di oggetti di armamento militare».

Giudizio sulla giurisdizione e non sui fatti

La Farnesina ricorda che i Fucilieri di Marina Latorre e Girone hanno fatto ritorno in patria dall'India, rispettivamente, il 13 settembre 2014 e il 28 maggio 2016 e che il Tribunale Arbitrale era chiamato a pronunciarsi sull'attribuzione della giurisdizione, e non sul merito dei fatti occorsi il 15 febbraio 2012. Italia e India si erano di conseguenza impegnate a esercitare la giurisdizione una volta attribuita a una delle due parti. L'Italia, prosegue la nota, è pronta ad adempiere a quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. La Farnesina sottolinea che la decisione del Tribunale arbitrale lascia impregiudicato l'accertamento relativo ai fatti e al diritto per quel che concerne il procedimento penale che dovrà svolgersi in Italia. In chiusura, la nota esprime “apprezzamento per l'efficace lavoro svolto in questi anni dal team legale a tutela dell'Italia nelle sedi giudiziarie indiane e internazionali”.

Media indiani: “L’Italia deve pagare i danni,ha vinto Delhi”

Nonostante la questione sia ancora sospesa, avendo la Corte dell’Aja solo stabilito la giurisdizione italiana sul caso, il sito India Today sottolinea come l’India “ha vinto il caso” perchè “ha il diritto a risarcimento ma non può processarli”. “In base alla sentenza del Tribunale, i due marò hanno violato il diritto internazionale e di conseguenza l'Italia ha violato la libertà di navigazione dell'India”, per cui “l'India ha il diritto di ricevere un risarcimento dall'Italia per la perdita di vite subita”, prosegue il sito indiano.

La soddisfazione dei ministri Guerini e Di Maio

“Un risultato che accogliamo con soddisfazione, che mette fine a una vicenda che andava avanti da anni, particolarmente gravosa anche per i suoi aspetti umani. Per questo rivolgo un affettuoso pensiero ai nostri due marò e alle loro famiglie per i difficili momenti che hanno vissuto”. Questo il commento a caldo del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, soddisfatto del verdetto del Tribunale dell'Aja al pari del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Non abbiamo mai smesso di seguire questo caso, ma voglio ringraziare anche chi mi ha preceduto per la costanza e la determinazione impiegate su questa vicenda. L'Italia naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione. Oggi si mette un punto definitivo a una lunga agonia. Un abbraccio ai nostri due marò e alle loro famiglie”, si legge in una nota diffusa da Di Maio.

La versione delle autorità indiane

Secondo la versione indiana, nel pomeriggio del 15 febbraio 2012 il peschereccio St. Antony chiese l'intervento della Guardia costiera indiana riportando di essere stato investito da colpi di arma fuoco e descrivendo sommariamente l'imbarcazione da cui provenivano gli spari. Dopo le prime indagini, l'Enrica Lexie risultò essere una delle quattro navi in transito nella zona al momento dei fatti, ma anche l'unica che rispose positivamente sul fatto di avere o meno subito attacchi in mare. Secondo gli inquirenti indiani, il peschereccio colpito non era un battello dedito alla pirateria ma era stata comunque raggiunta da colpi di arma da fuoco proveniente dalla nave italiana, colpi che portarono alla morte di due pescatori.

La versione dell’Italia

Secondo la versione del governo italiano, la Enrica Lexie venne invece avvicinata da un'imbarcazione da pesca con a bordo persone armate con evidenti intenzioni di attacco. I sei militari del battaglione San Marco, a bordo della petroliera italiana come forza di protezione contro possibili attacchi pirata, misero in atto, in accordo con le regole d'ingaggio previste, “graduali azioni dissuasive” contro un “naviglio” sospettato di ospitare pirati, fino a sparare in acqua tre serie di colpi d'avvertimento a seguito dei quali il natante cambiò rotta. Solo in seguito, al momento dell'attracco a Kochi, il comandante della nave italiana venne informato delle indagini in corso riguardo alla morte di due pescatori. Il comandante fu poi costretto a consegnare i marò alla polizia locale a causa di “evidenti, chiare, insistenti azioni coercitive indiane”. Da qui, l’avvio del complesso contenzioso internazionale tra India e Italia sulla giurisdizione e le responsabilità penali dei due Fucilieri di marina,


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti