leggi e restituzioni

Caso Max Stern: il difficile ritorno dell’arte rubata dai nazisti

di Giuditta Giardini


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6' di lettura

Il 13 febbraio 2019 si è tenuta presso il Düsseldorf Municipal Museum una conferenza sulla galleria di Max Stern, il mercante d'arte ebreo che lasciò dietro di sé la sua ricca collezione di opere d'arte per fuggire alle persecuzioni naziste nella Germania del 1937. Aveva fatto scalpore nel novembre scorso la decisione del sindaco di Düsseldorf, Thomas Geisel, di cancellare la mostra con opere appartenute a Stern in programma per l'inverno, secondo il New York Times la decisione è stata presa per mettere a tacere questioni pendenti circa il diritto di proprietà di alcune opere in collezione. Il Museo sembra rimanere intenzionato ad ospitare una mostra nei prossimi mesi.

Il caso Max Stern. Dopo quasi ottant'anni non è affatto chiuso. Ancora nel 2019 continuano ad affiorare opere dalla dubbia provenance e di cui la Fondazione Max Stern reclama la proprietà. Da trent'anni a questa parte, il Max Stern Art Restitution Project , istituto di ricerca patrocinato dalla Concordia e McGill University di Montreal, Canada e dell'Università Ebraica di Gerusalemme si occupa di rimettere assieme la collezione pre-bellica di Stern. Di 400 opere andate disperse, oggi, soltanto 18 sono state recuperate, per tutte le altre è stata fatta una lista in cui si identificano i beni candidati alla restituzione. Alcuni di questi sembrano essere in possesso del Stadtmuseum nella stessa città di Düsseldorf che non è incline alla restituzione. L'avversione dei musei e delle grandi collezioni tedesche al ritorno delle opere con red flag agli eredi dei legittimi proprietari è criticata da Frank Chalk, professore della Concordia University, che un'intervista rilasciata al the Montreal Gazette dichiara che: “l'élite tedesca non vuole ancora oggi restituire le opere d'arte agli ebrei” rimarcando come questa condotta sia “anti-semitica”. Sempre secondo Chalk anche il sindaco di Düsseldorf sarebbe stato oggetto di queste pressioni. A condividere la visione negativa del professore canadese sono Ronald Lauder, presidente del World Jewish Congress ed erede dei Lauder proprietari della Neue Gallerie di New York e della nota casa di cosmetici (patrimonio netto stimato a 4 miliardi di dollari) e Nissim Tal, direttore generale del Museo Haifa , Israele.

La polemica. Secondo gli storici, durante la seconda guerra mondiale, 5 milioni di opere d'arte sono passate di mano illegalmente. Dopo anni di silenzio, finalmente nel 1998, i rappresentanti di 44 paesi si sono seduti ad un tavolo per stabilire guidelines (non vincolanti) per la restituzione dando alla luce i famosi Washington Principles on Nazi-Confiscated Art . Nonostante l'adozione di questo strumento di soft law e un pungo di precedenti a favore, molti eredi di ricche collezionisti prebelliche si sono rassegnati a non rivedere più le opere dei loro antenati per ragioni principalmente finanziare o legali, ma il Max Stern Art Restitution Project non molla. Ad oggi presso il centro sono impiegati tre professori universitari che collaborano con l'Ufficio per i reclami dell'olocausto di New York, Interpol e il team arte dell' Fbi . “Non moriremo, né finiremo i soldi” dice il ricercatore Willi Korte, impiegato presso il centro nelle indagini della provenance. Il Max Stern Art Restitution Project spera di fare la differenza ponendosi come esempio in un frangente storico dove regna la rassegnazione.

Le barriere. I principali ostacoli alla restituzione delle opere d'arte agli eredi delle famiglie ebree, quali sono?
1) Il tempo è il nemico giurato delle restituzioni di beni d'arte. In Europa in quasi tutti gli stati le azioni di restituzioni per i beni rubati durante il periodo nazista sono prescritte. Infatti, i sistemi di diritto civile (come la maggior parte dei paesi europei) oscillano tra la regola favorevole al mercato del “possesso vale titolo”, si veda l'Italia, o prescrizioni trentennali per opere passate di mano illegalmente, si veda la Germania. Per evitare che l'applicazione ferrea della lettera della legge travolgesse i diritti di coloro che in un'epoca pre-internet difficilmente potevano condurre sofisticate ricerche, i legislatori di paesi come Germania ( German Lost Art Foundation ), Olanda e Regno Unito hanno fatto ricorso all'equità o comunque al buon senso per venire incontro alle richieste degli eredi dei proprietari spossessati. Nel 2000 nel Regno Unito è stato creato lo Spoliation Advisory Panel per facilitare la restituzione delle opere naziste ed è stato passato un Bill per estendere la prescrizione delle azioni fino a novembre 2019, oggi la legge è oggetto di ri-discussione per estendere ancora il termine. Ugualmente nel 2011, il governo dei Paesi Bassi ha creato il Comitato Consultivo per le richieste di restituzione ( Advisory Committee on the Assessment of Restitution Applications for Items of Cultural Value and the Second World War, RC ) per agevolare la procedura per la restituzione in deroga alle normali previsioni di diritto.
2) Provenance incerta: Lucian Simmon, capo del dipartimento di ricerca della provenance di Sotheby's , ad una conferenza organizzata a Berlino per l'anniversario dei vent'anni dei Washington Principles, ha dichiarato che quando cominciò a lavorare presso la casa d'aste a metà degli anni ’90 il motto era “Don't mention the war” (“non menzionare la guerra”) “e se qualche oggetto è appartenuto a Goering, non menzionarlo, ma scrivi soltanto ‘appartenuto ad un'alta carica nazista'”. Il negazionismo che ha ripulito dal sangue le provenance di molte opere d'arte ha contribuito a sanare i passaggi di proprietà illegali e i crimini di cui le opere sono state vittima. (Oggi le case d'aste sembrano essersi redente, per esempio Christie's collabora con le cause di restituzione attraverso il Restitution Service ). Anche l'assenza di dettagliati inventari o testimonianze fotografiche rende difficile approntare azioni di restituzione che non si fondino unicamente su materiale probatorio vago ed approssimato.
3) Doppia diligenza: negli Stati Uniti alcune pronunce giurisprudenziali hanno introdotto il principio della double diligence, richiedendo non solo la diligenza da parte di chi acquista un bene rubato, ma anche da parte di chi è stato spossessato del bene in sua proprietà. È richiesto ai proprietari dei beni rubati di condurre diligentemente ricerche per tutto il periodo di separazione. Questo standard difficilmente è raggiunto dagli eredi delle famiglie ebree che solo dopo decenni avanzano richieste di restituzione.
4) Dissuasori. I costi dei procedimenti legali scoraggiano gli eredi delle vittime ad adire la giustizia, specialmente quando il valore dell'opera non è elevato e, con buona probabilità, verrà superato dalle spese processuali.
5) Infine l'assenza di apparati di supporto o di centri di ricerca scoraggia le vittime dei saccheggi dei beni d'arte, che spesso non sanno neppure dove cominciare con le ricerche. Oggi, realtà come quella del Max Stern Art Restitution Project rimangono esempi isolati.

La soluzione dell'Unesco. La difficoltà incontrata dalle azioni legali che cercano di ripristinare lo status quo ante bellum, ha spinto l'Unesco a cercare soluzioni pratiche da mettere in atto preventivamente che potessero complementare e supportare il tecnicismo della Convenzione dell'Aia del 1954 per la protezione dei beni d'arte in tempo di guerra. Lo scorso anno l'Unesco ha lanciato il primo “Manuale militare sulla protezione del patrimonio culturale” , pubblicato con il sostegno dell' Istituto Internazionale di diritto umanitario che ha sede a Sanremo. Tra gli autori del manuale compare il Capitano Gianluca Ferrari, del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale , a conferma del forte impegno italiano che verte anche sul fronte della task force Unite4Heritage . Il manuale ha il compito di istruire i militari sulla messa in sicurezza dei beni artistici nei paesi occupati. La protezione del patrimonio culturale rappresenta uno degli obiettivi strategici dell'UNESCO per il periodo 2014-2021.

La soluzione dell'Ue. Anche il Parlamento Europeo si è interessato alla restituzione dei beni rubati in tempo di guerra ed ha inserito previsioni per facilitare il rimpatrio nella recente Risoluzione per la restituzione transfrontaliera dei beni d'arte razziati durante conflitti armati e guerre (17 gennaio 2019). Nel testo il Parlamento chiede alla Commissione di trovare una soluzione per la regolamentazione dei tempi di prescrizione delle azioni legali di rei vindicatio che tenga in considerazione tanto gli interessi del mercato che quelli delle famiglie vittima delle spogliazioni. Sempre alla Commissione in concerto con gli Stati Membri è richiesto di istituire elenchi di opere rubate per favorire le ricerche.

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