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Caso Mediaset, Ue a Italia: assicuri libertà mercato interno. Vertici Vivendi indagati a Milano

Dopo la lettera inviata al Governo per protestare contro l'emendamento cosiddetto “salva Mediaset”, la media company alza il livello dello scontro. Nel frattempo, ai vertici di Vivendi avviso di conclusione indagini per ipotesi di manipolazione del mercato e ostacolo alla Consob

di Andrea Biondi

(REUTERS)

4' di lettura

«La Commissione considera la protezione del pluralismo dei media della massima importanza. Ma le misure nazionali devono essere proporzionate all’obiettivo e non andare al di là di ciò che è necessario per ottenerle, anche tenendo in considerazione la libertà di condurre affari nel mercato interno. Le autorità italiane devono assicurare che le leggi nazionali a protezione del pluralismo dei media rispettino le libertà del Trattato economico come interpretate dalla Corte di Giustizia, anche nella recente sentenza su Vivendi». A renderlo noto è un portavoce confermando che la Commissione ha inviato una nuova lettera al Governo italiano.

Nuovo fronte sul caso Mediaset-Vivendi, dopo il botta e risposta del fine settimana con Vivendi che ha presentato alla Commissione europea una denuncia contro lo Stato italiano mentre a Vincent Bolloré e all’ad Vivendi Arnaud de Puyfontaine, veniva notificato l’avviso di conclusione delle indagini per «ipotesi di manipolazione del mercato, ex art. 185 del decreto legislativo n.58/1998 e di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, a mente dell'art. 2638, commi 2 e 3, c.c.».

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L’attacco di Vivendi

Dopo la lettera inviata al Governo per protestare contro l'emendamento cosiddetto “salva Mediaset”, la media company che fa capo a Vincent Bolloré passa alle vie di fatto, innescando la procedura che come risultato potrebbe un domani portare al riconoscimento di una infrazione per lo Stato italiano. Va detto che si tratta di un processo lungo, ma con questa mossa sicuramente il gruppo francese alza il livello dello scontro. E lo fa a qualche giorno dall'udienza del Tar che il 16 dicembre si esprimerà sul ricorso di Vivendi contro la delibera Agcom che nel 2017 ha portato Vivendi a congelare parte delle sue quote in Mediaset all'interno del trust Simon Fiduciaria.

La svolta della Corte di Giustizia Ue

Il momento scatenante è stato quello del 3 settembre scorso, quando la Corte di giustizia Ue ha bocciato, ritenendola contraria alle norme dell'Unione, la normativa italiana (Legge Gasparri e Tusmar) che ha portato Vivendi a dover segregare in un trust parte delle sue azioni essendo la stessa media company transalpina azionista, in contemporanea, di Telecom (dove è prima azionista con il 23,9%) e di Mediaset (seconda azionista con il 28,8% e il 29,9% dei diritti di voto ma con il 19,19% piazzato in Simon Fiduciaria).

La posizione dell’Avvocatura di Stato

La decisione dell’Avvocatura di Stato di richiedere al Tar di esprimersi il 16 dicembre rinviando la decisione, ha poi sicuramente fatto da detonatore rispetto a una pratica che comunque sembrava già avviata. A essere messo all'indice da parte dei francesi è l'emendamento “salva Mediaset” che dà ad Agcom la possibilità di intervenire, con un'istruttoria di sei mesi, nelle more di quella che dovrà essere la definizione di una legge di settore.

Vivendi contro Agcom

Ma Vivendi ha puntato l'indice anche contro la decisione di Agcom di non sospendere subito la sua delibera dopo la pronuncia della Corte Ue, oltre che la mancata apertura di un'istruttoria, come chiesto dai francesi a marzo, per verificare se Mediaset fosse scesa con i suoi ricavi sotto il 10% del Sic, facendo decadere la condizione che attivava la legge che vietava la contemporanea presenza di Vivendi in Telecom e Mediaset.

L’indagine penale

Intanto I vertici di Vivendi risultano indagati dalla Procura della Repubblica di Milano. Lo si evince “dall'avviso di chiusura indagini” dell'autorità giudiziaria, che come riporta Il Corriere della Sera, chiude il cerchio su un fascicolo, aperto nel 2016 su denuncia del gruppo Mediaset, che vede iscritti il finanziere Vincent Bolloré e l'ad Arnaud de Puyfontaine per le ipotesi di reato di “manipolazione del mercato” (da 1 a 6 anni) e “ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza” e quindi, nella fattispecie, della Consob (da 2 a 8 anni).

La posizione di Vivendi

A tal proposito Vivendi «stigmatizza che un documento riservato, volto alla tutela dei soggetti indagati, sia stato reso pubblico non appena notificato ai propri legali, travisandone anche il contenuto». Lo afferma la società in una nota del 12 dicembre circa le «indiscrezioni apparse questa mattina sulla stampa italiana» in merito alla conclusione delle indagini della Procura della Repubblica di Milano sul caso “Vivendi-Mediaset”. La tempistica di «questa fuga di notizie influenza impropriamente delle controversie giudiziarie in corso tra privati e danneggia l'immagine delle persone interessate, alle quali Vivendi continuerà a fornire il suo pieno supporto».

Unfair Play

In mattinata una comunicazione della Guardia di Finanza ha confermato che nell’ambito dell’Operazione Unfair Play sono stati notificati gli avvisi di conclusione indagini nei confronti di Bolloré, all’epoca dei fatti presidente del consiglio di sorveglianza di Vivendi e di Arnaud de Puyfontaine,oggi come allora ceo della media company francese. «Nel dettaglio – si legge nel comunicato della Gdf – le indagini sono state eseguite dai finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e hanno riguardato la scalata condotta da Vivendi Sa sul titolo Mediaset Spa, successiva al mancato adempimento degli accordi siglati tra i due Gruppi e concernenti l’acquisto da parte di Vivendi S.a.. del 3,5% del capitale sociale di Mediaset Spa e del 100% del capitale sociale della pay-tv Mediaset Premium Spa in cambio del 3,5% del capitale sociale di Vivendi

Ipotesi manipolativa su Premafin

«Nell’ambito delle citate attività investigative – si legge ancora nel comunocato – è stata altresì acclarata un'ulteriore condotta manipolativa posta in essere dallo stesso Bolloré sul titolo Premafin, propedeutica al buon esito dell’acquisizione da parte di Groupama S.A., di una partecipazione rilevante in Premafin Finanziaria Spa».

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