l’inchiesta

Caso Montante, il grande accusatore: «È pericoloso». Si dimette commissario di Licata

L’imprenditore Antonello Montante

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Indagata nell’inchiesta della Dda di Caltanissetta per il presunto “sistema di potere” messo in piedi dall’ex presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, Mariagrazia Brandara si è dimessa da commissaria del comune di Licata.

Lo ha comunicato con una lettera al presidente della Regione Nello Musumeci. «Dopo un’attenta riflessione susseguente al ricevimento dell’avviso di garanzia relativo al cosiddetto caso Montante, ho maturato l’idea che oltre ad essere integri sia necessario anche apparirlo - scrive Brandara - Pertanto, pur nella coscienza della mia estraneità a fatti penalmente rilevanti, ritengo sia necessario rassegnarle le mie dimissioni da commissario straordinario del comune di Licata con effetto immediato».

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Brandara viene citata nell’ordinanza del gip come facente parte della “cricca” Montante che l’avrebbe indicata alla guida dell’Irsap, l’istituto per la gestione delle aree industriali in Sicilia che dipende dall’assessorato alle Attività produttive, delega che all’epoca era nelle mani di Mariella Lo Bello, anche lei indagata e ritenuta espressione di Montante nella giunta di Rosario Crocetta, pure lui indagato nell’inchiesta.

Sempre nella giornata odierna sono emersi altri particolari sul caso Montante. La testimonianza è quella dell’imprenditore Marco Venturi, ex amico e poi grande accusatore di Montante, ai domiciliari, quando viene ricevuto, il 13 dicembre del 2016, dalla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi. «La politica nazionale deve intervenire al più presto per allontanare Montante dalla presidenza della Camera di commercio, da Unioncamere e da tutti i ruoli istituzionali che lui ricopre, perché costituisce un allarmante rischio di condizionamento per le istituzioni». È allarmato Venturi. Dice chiaramente di avere paura e di sentirsi isolato, anche perché, dopo aver denunciato, Confindustria lo avrebbe espulso invece di aiutarlo, come lui si aspettava.

L’imprenditore accusa senza mezzi termini Montante, colpevole «dietro il paravento dell’antimafia di facciata», di aver «insediato e cooptato una classe dirigente di potenti composta da una sfilza di imprenditori, politici, professionisti, amministratori pubblici dal fare opaco, presentati e accreditati come paladini della legalità, che da svariati anni condizionano il potere politico, burocratico ed economico della Sicilia. Un nuovo sistema macchiato da inquietanti collusioni in cui si celano cinismi, legami e affari condotto da una classe dirigente incurante del danno irreparabile recato alla Sicilia e dall’inaccettabile offesa procurata all’impegno vero, coraggioso e genuino dell’antimafia sociale nato dopo le stragi».

Anche l’elezione dell’ex governatore, Rosario Crocetta, secondo Venturi sarebbe il frutto «di accordi che c’erano con l’ex presidente Raffaele Lombardo, che è stato condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno in associazione mafiosa, il quale aveva spaccato allora il centrodestra e quindi permesso a Crocetta di vincere le elezioni».
L’imprenditore difende invece a spada tratta l’operato di Alfonso Cicero, che nel 2015 si dimise polemicamente dalla guida dell’Irsap. «Ha ricevuto lettere minatorie, ha trovato un ordigno davanti casa sua, è stato inseguito in autostrada», racconta ai commissari che appaiono allibiti. Tra loro, c’è anche la talpa che avrebbe riferito a Montante il contenuto dell’audizione e posto una serie di domande: «Tutte le mie domande ha fatto», si vantò Montante intercettato. In realtà chi pone domande in quella audizione sono solo 5 tra senatori e deputati (oltre alla presidente Bindi) e Lumia, pur presente e citato da Venturi, non ne pose.

Nella giornata di oggi, infine, lo stesso Venturi e Cicero hanno annunciato iniziative legali nei confronti di Crocetta mentre il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, ha voluto chiarire di aver avuto rapporti con Crocetta «solo per motivi istituzionali».

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