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Caso Nvidia, l’Antitrust cinese diventa chiave di volta per il mercato dei chip

L’Autorità antimonopolio sta ufficialmente esaminando un caso destinato a cambiare le sorti del mercato globale

di Rita Fatiguso,

2' di lettura

La globalizzazione avanza, inarrestabile. Accade, appena sei mesi fa, che un colosso americano dei semiconduttori (Nvidia) attraverso la parent company giapponese (SoftBank) compri una società britannica di chip (Arm), gioiello tecnologico incubato a Cambridge con tanto di società in Cina (Arm China). La mossa serve a integrare le tecnologie Nvidia-Arm in un contesto altamente competitivo per il mercato dei semiconduttori. Stavolta, però, servirà l’ok anche dell’Antitrust cinese.

La prova del nove per l’Antitrust cinese

Per il via libera al maxi-deal da 40 miliardi di dollari sarà necessario non solo l’ok della Federal trade commission, ma anche quello dell’Antitrust cinese, la State authority for market regulation (Samr), nata appena tre anni fa dalle ceneri di due entità preesistenti.

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In caso di verdetto positivo, sarà la stessa Samr a consegnare agli americani le chiavi del mercato cinese dei semiconduttori grazie alla presenza di Arm China.

Se così fosse sarebbe una svolta epocale nella battaglia globale dei chip che vede tutti contro la Cina e la Cina contro tutti. E, al centro, Taiwan, che rifornisce di chip mezzo mondo con la sua Tsmc, mentre Smic, il fiore all’occhiello dei cinesi, resta impigliata nella black list delle 59 aziende potenzialmente pericolose per la sicurezza nazionale americana.

Le incognite della scelta finale di Pechino

Ci vorrà tempo, almeno fino a marzo, perchè Samr esprima un verdetto sul caso Nvidia-Arm finito ormai ufficialmente da qualche settimana sulla sua scrivania (ma la conferma è arrivata solo ieri).

Soprattutto, c’è molto scetticismo sul responso finale: sarà l’Antitrust cinese così equanime da scardinare il mercato nazionale dei semiconduttori aprendo alla concorrenza straniera e, soprattutto, chiarendo le dinamiche ancora oscure di Arm China?

Perchè in questo scenario globalizzato Arm China è controllata di fatto da Allen Wu, orgini cinesi, passaporto americano, contrario al takeover di Nvidia che, invece, vorrebbe disfarsene. Nominando nuovi vertici.

Le resistenze di Arm China

Ma Allen Wu è un osso duro, uno che non si ferma davanti a nulla d’altronde finora ha accumulato un patrimonio personale di ben 7,5 miliardi di dollari. Nonostante il voto contrario del consiglio di amministrazione ha creato un fondo - molto a rischio - per compensare i diritti d’autore con una maggiore presenza straniera nel mercato dei semiconduttori cinesi.

L’Antitrust cinese, finora, ha picchiato duro sui colossi dell’online, comminando multe a raffica per Alibaba, Tencent, Meituan & co. In più i suoi poteri sono in fase di rafforzamento, l’ ultima legge sui brevetti configura l’abuso del diritto di autore come un comportamento che può alterare la concorrenza. Pechino sta utilizzando l’Antitrust per regolamentare il mercato, è lo stesso Piano quinquennale a farne uno strumento per “governare in maniera armonica lo sviluppo dell’economia”. Le incursioni straniere, invece, sono ancora tutte da valutare.

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