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Open Arms, sì del Senato al processo per Salvini

L’annuncio di Renzi in Aula: il leader della Lega non agì per interesse pubblico. L’ex ministro dell’Interno: «Vado avanti a testa alta»

di Nicola Barone

Open Arms, no al processo a Salvini. Lui: ho fatto il mio dovere

L’annuncio di Renzi in Aula: il leader della Lega non agì per interesse pubblico. L’ex ministro dell’Interno: «Vado avanti a testa alta»


3' di lettura

Sì alla richiesta a procedere in giudizio nei confronti di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. È stata respinta dall’Aula del Senato con 141 sì, 149 no e un astenuto la decisione della Giunta per le immunità di negare l'autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno e segretario della Lega. Che dal canto suo difende la scelta presa al tempo. «Vado avanti, a testa alta e con la coscienza pulita, guarderò tranquillo i miei figli negli occhi perché ho fatto il mio dovere con determinazione e buonsenso».

Come si sono espressi i partiti

La Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva deliberato il 26 maggio scorso di negare il via libera, ed era sulla relativa relazione che i senatori sono stati chiamati a votare. Nelle dichiarazioni di voto a favore dell’autorizzazione a procedere si sono espressi M5S, Pd, Iv, LeU, Autonomie, mentre i gruppi di centrodestra avevano espresso la propria contrarietà. Per essere approvata la relazione necessitava di un quorum di 160 voti, cioè la maggioranza assoluta dei componenti.

Ong: finalmente l’occasione per la verità

Il disco verde di Palazzo Madama al processo è visto come una «occasione importante per ristabilire la verità dei fatti e per riaffermare, una volta per tutte, l’inviolabilità delle leggi internazionali e nazionali che regolano la nostra convivenza civile e che hanno permesso alle democrazie europee di non ripetere gli errori tragici del passato», secondo la Ong spagnola Open Arms. Il 20 agosto dello scorso anno il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e l’aggiunto Salvatore Vella disposero il sequestro preventivo della nave da ricerca e soccorso e l'immediato sbarco dei migranti a bordo. Dopo una serie di passaggi giudiziari a metà novembre, per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio in concorso - i presunti reati commessi a Roma dal 14 al 20 agosto - l’ex ministro dell'Interno Matteo Salvini venne iscritto, dalla Procura di Agrigento, nel registro degli indagati e le carte vennero trasmesse a Palermo. Di qui l’invio degli atti relativi al procedimento al tribunale dei ministri e la conseguente richiesta al Senato dell’autorizzazione a procedere.

Italia viva a favore del processo a Salvini

«Noi voteremo a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti Salvini» sul caso Open Arms. L’annuncio è arrivato da Matteo Renzi nel suo intervento nell’Aula del Senato, chiamata a esprimersi sulla richiesta di processo all’ex ministro dell’Interno. L’ex premier ha così chiarito la posizione di Italia viva, rimasta la principale incognita sull’esito della votazione alla vigilia della seduta. A maggio Iv non partecipò al voto della Giunta delle elezioni favorendo il no all’autorizzazione a procedere.

Salvini: andrò fino in fondo senza aiutini

«Se andrò a processo, ci andrò a testa alta. Se pensano di intimorire la Lega con un processo politico “alla Palamara” («Salvini ha ragione ma va attaccato lo stesso»), si sbagliano di grosso. Quando tornerò al governo farò esattamente le stesse cose», scriveva il leader della Lega su Twitter pochi minuti dopo l’intervento di Renzi. Un punto rimarcato anche nel corso della discussione. «Andrò fino in fondo senza chiedere aiutini a nessuno. Noi alle idee contrapponiamo altre idee non tribunali politici, l’unico tribunale è quello del voto». Parlando poi di Giuseppe Conte, Salvini non ha mancato di sottolineare che «il premier era perfettamente complice di un reato che non esisteva».

Iv: responsabilità di tutto il governo

Poggia su un elemento di fondo La linea di Renzi . «C’è un elefante nella stanza che è il rapporto tra magistratura e politica. Ma noi dobbiamo rispondere alla domanda non se Salvini ha commesso reati o no, o se fosse accompagnato da altri membri del governo. A questo risponde la magistratura. Ma se ci fu interesse pubblico. E per me l'interesse pubblico non c’è nel tenere un barcone lontano dalle coste». In mattinata, ad Agorà Estate Rai Tre, il capogruppo al Senato di Italia Viva Davide Faraone aveva in qualche modo anticipato la decisione. «Dalle carte abbiamo visto e approfondito che c’è una responsabilità oggettiva, secondo noi, dell’intero governo. Io non credo che allora il comportamento esclusivamente sbagliato fosse soltanto quello di Salvini. Allora quel comportamento sbagliato era di un governo».

Meloni: nessuno al sicuro se salta lo Stato di diritto

Quanto al forzista Maurizio Gasparri, presidente della Giunta per le elezioni, nella vicenda Open Arms Salvini agì di concerto con i ministri della Difesa e dei Trasporti, con un atto di governo collegiale. «Il processo di un ministro per aver fatto quello che il suo mandato gli imponeva, ovvero difendere la Nazione e i suoi confini e rispettare l’indicazione data dagli elettori con il voto, è un precedente spaventoso nella democrazia Italiana», avverte la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. «Non conta più cosa sia giusto, ma cosa piaccia alla sinistra, al mainstream e ai poteri forti. Un altro tassello nella deriva liberticida che denunciamo da tempo. Ma a chi festeggia, senza pudore, voglio dire che quando saltano le regole dello stato di diritto, nessuno è più al sicuro».

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