dopo l’abolizione

Caso Open, tutti quelli che vogliono il ritorno del finanziamento pubblico ai partiti

Da Luigi Zanda ad Antonio Tajani cresce il partito dei “nostalgici” del finanziamento pubblico

di Andrea Gagliardi


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(AdobeStock)

3' di lettura

L’inchiesta sulla Fondazione Open di Matteo Renzi fa riesplodere il dibattito politico su un tema ancora scottante: come finanziare i partiti, dopo che il contributo statale è stato cancellato.

Ovviamente l’attività delle forze politiche costa. Pertanto, una volta esclusa la fonte di sostentamento pubblica, rimane quella privata con le opportunità, ma anche i rischi per la democrazia, che ne conseguono.

Matteo Renzi, da giorni al centro delle polemiche, ribadisce che a suo giudizio «era giusto cancellare il finanziamento pubblico ai partiti». «Non mi pento. Ora - sottolinea l'ex premier - non bisogna criminalizzare chi finanzia la politica».

Il partito dei nostalgici del finanziamento
Ma cresce nel mondo della politica il partito dei “nostalgici” del finanziamento pubblico, considerato alla stregua di un «sostegno alla democrazia».

Tra questi c'è Luigi Zanda senatore e tesoriere del Pd, firmatario di un disegno di legge per la reintroduzione del finanziamento pubblico ai partiti attraverso l’istituzione di un fondo da 90 milioni di euro presso il ministero dell’Economia. Una forma di finanziamento sulla falsa riga dei rimborsi previsti dal Parlamento europeo per le forze politiche rappresentate nei gruppi parlamentari.

Da Orfini a Violante
«O si ripristina il finanziamento pubblico (ovviamente con forme e modalità differenti da prima) oppure si accetta e si incentiva il finanziamento privato, con tutto il conseguente potere di condizionamento degli interessi economici. Inutile dire che tra le due opzioni io sono per il ripristino del finanziamento pubblico», si schiera anche Matteo Orfini parlamentare del Partito Democratico.

Tra i più convinti sostenitori del finanziamento pubblico c'è l’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti che definisce «l’errore degli errori aver ceduto agli anti-casta e aver eliminato i rimborsi pubblici», perché «la democrazia va difesa e i partiti vanno aiutati a migliorare loro stessi e la loro attività».

Di errore parla anche Luciano Violante, ex parlamentare del Pci e dei Ds ed ex presidente della Camera per il quale «immaginare di poter continuare senza forme di alimentazione pubblica della politica è semplicemente una ipocrisia».

Ripensamenti anche in Forza Italia
Anche Forza Italia, per voce del suo vicepresidente Antonio Tajani auspica un ritorno al passato: «Noi crediamo che sia stato un errore chiudere ogni possibilità di accesso al finanziamento pubblico. Forse - osserva l'ex Presidente del Parlamento europeo - bisogna cominciare a riflettere, perché se si toglie il finanziamento pubblico e si torna al finanziamento privato non regolare allora le cose non vanno meglio di prima».

M5s schierato per la commissione di inchiesta
I Cinque Stelle, invece, contrari al finanziamento pubblico, continuano a tenere alto lo scontro, ribadendo la richiesta di una Commissione d’inchiesta sull’argomento dei contributi alle forze politiche, già richiesta dal capo politico Luigi Di Maio. Un'idea sostenuta anche da Alessandro Di Battista.

Ipotesi legge su lobby e trasparenza
Mentre c'è chi, sottolinea che abolito il finanziamento pubblico si deve poi garantire il finanziamento trasparente da parte dei privati. E proprio sui rapporti tra fondazioni, privati e partiti, si concentra la richiesta di un chiarimento. «Aspettiamo gli esiti dell'indagine sulla Fondazione Open», osserva il ministro per il Sud, il dem Giuseppe Provenzano, che poi aggiunge: «Certo, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico non abbiamo fatto una legge sui partiti, sulle lobby, sulla trasparenza. Il parlamento dovrebbe occuparsi di questo».


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