dalla giunta all’aula

Caso Salvini, tutte le tappe del voto nella giunta del Senato

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

(ANSA)

2' di lettura

Entro la fine di marzo il ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà giudicato dal Senato, che deciderà se dare o meno l’autorizzazione a procedere contro di lui per la gestione dei migranti a bordo della nave Diciotti. Ammesso che il suo sia
stato un sequestro di persone (le 177 salvate ad agosto dal pattugliatore della Guardia costiera italiana e bloccate lo scorso agosto a Catania per 5 giorni prima di poter sbarcare) come sostiene il tribunale dei ministri, dal 30 gennaio la partita si giocherà a Palazzo Madama.

L’esame della giunta
La Giunta per le Immunità del Senato ha cominciato oggi ad esaminare il caso. Lo ha fatto con la relazione del presidente Maurizio Gasparri (Forza Italia), che ha proposto 7 giorni di tempo per sentire il ministro dell'Interno sui fatti che gli vengono contestati. Salvini può chiedere di essere ascoltato o depositare una memoria. E sarebbe intenzionato a presentarsi di persona. Successivamente si avvierà il dibattito interno alla Giunta.

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La proposta di Gasparri
A seguire il presidente della Giunta farà una proposta, dando così un primo orientamento sulla questione. E Gasparri sposterà sicuramente la bilancia sul no all’autorizzazione a procedere, sposando le tesi della Lega, che ora sono anche del premier Conte: ovvero che il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico e dunque il ministro dell’Interno non va processato perché si è trattato di un atto politico, condiviso peraltro dall’intero governo.

Il voto in Aula
Entro 30 giorni da quando il Senato ha ricevuto i documenti (ossia entro il 23 febbraio) è previsto il voto della giunta (palese e con la maggioranza dei presenti). Concluso il voto e con la relazione finale della Giunta, la palla passerà quindi all'Aula che dovrà votare entro altri 30 giorni (con voto palese e a maggioranza assoluta). Nessun rischio di franchi tiratori nel segreto dell’urna, insomma. E si arriva così a fine marzo.

I rapporti di forza in giunta
Nella giunta, composta da 23 senatori, i numeri sembrano pendere a favore dell’autorizzazione a procedere. Il centrodestra è compatto per il no all'autorizzazione a procedere. E sommando i suoi componenti (4 azzurri, 4 leghisti e un Fdi) può contare su 9 voti. Il leader del Carroccio, nella sua lettera al Corriere della Sera ha chiesto di non essere processato, perché, ha spiegato, «ho agito da ministro». Un ripensamento, che ha spiazzato il M5S, diviso tra la linea ortodossa del sì al processo («basta immunità per la casta») e quella del no, ispirata alla realpolitik.. Il M5s alla fine non si dovrebbe opporre alla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania. A favore dell’autorizzazione anche Pd e Liberi e Uguali. Se si sommano i membri in giunta di M5s (7), Pd (4) e Leu (1) fanno 12 voti a favore dell’autorizzazione a procedere.

Resta da capire come voteranno Gregorio De Falco (Misto) e Meinhard Durnwalder (Svp). Il primo, espulso dal M5s e finito nel Misto, non ha votato il decreto sicurezza, cavallo di battaglia di Salvini. E voterà a favore dell'autorizzazione a procedere. Più incerto il voto di Durnwalder perché la Svp, alleata del Pd alle politiche, alla provincia di Bolzano ha stretto una recente alleanza con la Lega.

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