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Caso Santorini, ora Deutsche Bank dovrà risarcire la Fondazione Mps

di Luca Davi

(Afp)

2' di lettura

Per più di cinque anni il nodo del derivato Santorini è stato oggetto di un aspro confronto legale tra Fondazione Mps e Deutsche Bank. La battaglia legale è arrivata all’ultimo atto: la banca tedesca pagherà all’Ente senese 17,5 milioni di euro «a saldo e stralcio» della causa avviata davanti al Tribunale di Firenze.

Il procedimento, che è stato intrapreso anche nei confronti dell’ex direttore generale di Montepaschi Antonio Vigni (nei cui confronti l’azione giudiziaria della Fondazione continua), si chiude dunque con un accordo transattivo per la perdita di valore subita dalla Fondazione a valle dell’intricata vicenda che riguarda l’operazione di finanza strutturata denominata “Santorini”.

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Tutto, come detto, nasce nel 2013, quando la Fondazione decide di avviare un’azione di responsabilità e di risarcimento del danno nei confronti di Deutsche Bank e Nomura, oltre che dello stesso Vigni.

Per l’Ente, i due derivati Santorini e Alexandria (ristrutturati rispettivamente dalle due banche internazionali) erano serviti per “abbellire” i bilanci e nascondere il dissesto causato dall’acquisizione da 10 miliardi di Antonveneta da parte di Siena. Secondo l’atto di citazione dell’Ente, in particolare, l’ex d.g. e il gruppo tedesco avevano posto in essere una «complessa» operazione giuridico-economica funzionale «a non registrare a bilancio della banca le perdite subite sul veicolo Santorini» e quindi «ad occultare un perdita quantificabile in circa 400 milioni di euro che avrebbe dovuto essere registrata» e di «“spalmarla” su più esercizi successivi».

L’operazione, secondo l’Ente, non è stata dunque correttamente rappresentata a bilancio «dell’esercizio del 2008 e dei successivi sino all’esercizio 2011, nè nel prospetto informativo redatto in occasione dell’aumento di capitale dell’anno 2011». In quell’occasione, la Fondazione partecipò con un esborso di oltre un miliardo alla ricapitalizzazione da 2,15 miliardi varata dalla banca per rafforzare il capitale.

Ora, dunque, a valle della causa legale, si arriva alla transazione tra le parti. Il valore concordato certo non può colmare l’ingente perdita accumulata nel corso degli anni dalla Fondazione, il cui patrimonio, concentrato nel titolo Mps, è stato via via eroso dai 6,5 miliardi del 2007 ai circa 450 milioni di oggi, complice il deprezzamento del titolo senese. Ma è comunque un risultato importante per i vertici, anche perchè raggiunto al termine di una lunga battaglia processuale fatta di perizie e controperizie. «L’accordo, raggiunto anche sulla scorta delle valutazioni di autorevoli giuristi, giunge dopo una lunga e complessa vicenda processuale e rappresenta per la Fondazione Mps un importante risultato, che dà sollievo rispetto a una profonda ferita, di tutta la comunità senese - spiega Carlo Rossi, presidente della Fondazione - Continuiamo a seguire con lo stesso impegno le altre azioni risarcitorie che continuano ad andare avanti».

La transazione rappresenta motivo di soddisfazione anche per il direttore generale della Fondazione Davide Usai, che lascia tra l’altro l’Ente dopo tre anni e mezzo di intensa attività che ha permesso di ridurre i costi e rilanciare l’attività istituzionale.«Questo è davvero un risultato storico per la Fondazione perché, dopo che negli ultimi tre anni abbiamo dedicato tempo e risorse a una lunga vicenda legale, rappresenta un segno concreto e un primo ristoro del suo patrimonio profondamente depauperato dalle vicende finanziarie del passato».

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