ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa decisione della Corte di Perugia

Caso Shalabayeva, assolti in appello tutti gli imputati

«Il fatto non sussiste»: così i giudici di Perugia hanno scagionato funzionari e dirigenti della Polizia di Stato

di Marco Ludovico

Alma Shalabayeva nel 2014. (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

I punti chiave

  • Cambio di passo in Appello
  • Pignatone: «Nessuna pressione»
  • Il report dell’Onu

2' di lettura

Tutti assolti. «Il fatto non sussiste» secondo la corte d’Appello di Perugia. Per la Polizia di Stato è una pagina storica. Il caso Shalabayeva, correva l’anno 2013, si sgonfia. Agenti, funzionari e dirigenti hanno agito nelle loro funzioni: non c’è stato alcun reato. Quello molto grave, soprattutto, di sequestro di persona, più i reati di falso: tutti considerati compiuti in primo grado di giudizio con le relative condanne degli imputati fino a cinque anni di reclusione. Adesso per i dirigenti Renato Cortese, Maurizio Improta, i poliziotti Francesco Stampacchia, Luca Armeni, Vincenzo Tramma, Stefano Leoni e il giudice di pace Stefania Lavore, è la fine di un incubo. «Grande soddisfazione» esprime il prefetto Lamberto Giannini, capo del dipartimento P.s.

Un epilogo prefigurato
Al di là delle aspettative delle parti, dopo la condanna in primo grado il 14 ottobre 2020 in ambienti ben informati l’ipotesi dell’assoluzione in secondo grado girava da mesi, se non anni. Allora fu condanna per Cortese, Improta più i due poliziotti Stampacchia e Armeni a cinque anni di reclusione; per il giudice di pace a due anni e sei mesi; per Leoni a tre anni e sei mesi di reclusione mentre per Tramma a quattro anni. Pene, va detto, raddoppiate rispetto alle richieste del pubblico ministero. Fu un «rapimento di Stato» secondo il terzo collegio presieduto da Giuseppe Narducci nelle motivazioni della sentenza. La pronuncia fece molto rumore. Ma si intravedevano già i segnali di un suo possibile ribaltarsi.

Loading...

Il cambio di passo in Appello
Nonostante il parere contrario della Procura generale, in appello le difese hanno ottenuto la riapertura dell’istruttoria. Così in aula hanno parlato i magistrati protagonisti del caso nel 2013. L’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, oggi presidente del Tribunale dello Stato della città del Vaticano, nella sua testimonianza davanti al collegio presieduto da Paolo Micheli ha spiegato di non aver mai avuto nessuna pressione da Renato Cortese e che il passaporto mostrato da Alma Shalabayeva, moglie del kazako Muktar Ablyazov, «era palesemente falso». La narrazione della vicenda, dunque, si illumina di nuove luci. Ha osservato nel dibattimento finale Ester Molinaro, legale di Cortese: la sentenza di primo grado «è stata una pagina di profonda ingiustzia».

Il rapporto Onu sul Kazakistan
Il Sole 24 Ore il 30 novembre 2021, alla vigilia dell’inizio del secondo grado, rese noto un documento significativo per il processo. Tanto che lo stesso articolo poi è stato ammesso agli atti del dibattimento in Appello. In sostanza era spuntato un report delle Nazioni Unite, presentato in via ufficiale il 6 ottobre 2015 in Banca d’Italia alla presenza del governatore Ignazio Visco e degli allora titolari della Giustizia, Andrea Orlando, e dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), Raffaele Cantone. Il documento resocontava l’attività di verifica, affidata dall’Onu a Kazakhistan e Liechtenstein, sull’attuazione in Italia delle stesse norme Onu in materia di anticorruzione. Se lo stato del continente russo non fosse stato ritenuto democratico il report non poteva essergli affidato dall’Onu. Secondo le difese, è stato un profilo tale da far venir meno l’ipotesi di «deportazione» presunta compiuta dai poliziotti ai danni di Alma Shalabayeva e della figlia. La sentenza a Perugia del 9 giugno 2022 cancella ogni accusa di «deportazione».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti