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Caso Siri: chat di Whatsapp e conti bancari, i rapporti di Arata con «pezzi delle istituzioni»

di Ivan Cimmarusti


Il sottosegretario Armando Siri (Lega) è indagato per corruzione

3' di lettura

Nelle pieghe dei bilanci e dei conti correnti bancari si potrebbe celare la traccia della presunta tangente al sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri. Ma anche una forma di finanziamento illecito. Ipotesi sulle quali i magistrati stanno lavorando per sbrigliare una matassa che dai palazzi del potere politico romano porta alla mafia siciliana, tra Palermo e Trapani.

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Lo screening investigativo riguarda anche le chat di Whatsapp che gli inquirenti potrebbero trovare nel telefono sequestrato del professor Paolo Franco Arata - il docente universitario legato a un imprenditore vicino alla mafia - che avrebbe corrotto Siri con lo scopo di ottenere provvedimenti normativi di favore.

Le accuse: da Roma a Palermo
Stando all’accusa dei pm di Roma «Armando Siri, senatore e sottosegretario di Stato presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed in tale duplice qualità di pubblico ufficiale, per l'esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri, asservendoli ad interessi privati riceveva indebitamente la promessa di 30mila euro da Paolo Franco Arata, amministratore della Etnea srl, della Alqantara srl, dominus della Solcara srl e della Solgesta srl». Stando agli investigatori Siri (che nel 2014 ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta) avrebbe concordato «con gli organi apicali dei ministeri (Infrastrutture, Sviluppo economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili) e di iniziativa governativa di rango legislativo (legge cosiddetta Mille proroghe, di Stabilità e legge cosiddetta Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per i minieolico».

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Secondo i magistrati, però, il vantaggio diretto di questi provvedimenti sarebbe andato all’imprenditore Vito Nicastri, reale titolare delle aziende nonché ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.

Verbali dei fedelissimi di Di Maio
Nei giorni scorsi gli inquirenti della Procura di Roma hanno disposto una serie di audizione di persone informate sui fatti, tra i quali spiccano alcuni fedelissimo del vicepremier M5S Luigi Di Maio. Si tratta del capo di gabinetto Vito Cozzoli, della vice Elena Lorenzini e del sottosegretario Davide Crippa. Tutti hanno confermato ai magistrati di aver ricevuto pressioni dal sottosegretario Armando Siri, che intendeva inserire alcuni emendamenti relativi all’energia.

Flussi bancari e conti correnti
I flussi bancari e i conti correnti, le migliaia di pagine di documenti acquisiti e le chat sui programmi di messaggistica, i computer e i server delle mail: i pm di Roma hanno iniziato a scandagliare il materiale sequestrato ieri per ricostruire i rapporti che il docente e imprenditore Paolo Franco Arata ha avuto con pezzi della politica e delle istituzioni. Argomento che potrebbe anche essere al centro dell’interrogatorio che nei prossimi giorni Arata, accusato di concorso in corruzione, potrebbe chiedere ai pm: un’ipotesi non esclusa dal legale Gaetano Scalise, che ha già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame.

Contatti con alti pezzi delle istituzioni
L’ipotesi di contatti con altri pezzi delle istituzioni, d’altronde, è indicata nel decreto di perquisizione che ieri ha portato gli uomini della polizia giudiziaria a perquisire le tre abitazioni di Arata a Roma, Genova e Castellammare del Golfo, le sue auto e le sedi delle quattro società a lui riconducibili: Etnea srl, Solcara srl, Alqantara srl e Solgesta srl. Vi è uno «stabile accordo», scrivono il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi, tra Arata e Siri, quest'ultimo «costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici dell’Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile a cui non ha diritto». E il «fumus commissi delicti» di questo accordo va rintracciato nelle conversazioni tra Arata e il figlio Francesco, «nelle quale si fa esplicito riferimento alla somma di denaro pattuita», nei numerosi incontri tra indagati e nella «incessante attività» di Siri per far approvare le norme, «come emerge da ulteriori conversazioni che Arata ha intrattenuto tanto con i suoi familiari e sodali nell’impresa, quando con collaboratori» del sottosegretario e
«con altre persone coinvolte (con ruoli istituzionali e non) nella redazione delle stesse».

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