VERTICE IN PROCURA

Caso Siri, la difesa del sottosegretario: «Ci presenteremo ai pm»

di Ivan Cimmarusti


3' di lettura

Accelera l’indagine della Procura di Roma sulla presunta corruzione del sottosegretario leghista Armando Siri, per una presunta tangente «data e/o promessa» da 30mila euro. Oggi negli uffici della Procura c’è stato un primo incontro tra i difensori e i titolari del procedimento arrivato nella Capitale da Palermo per competenza territoriale. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno ricevuto l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri, e l’avvocato Gaetano Scalise, difensore del presunto corruttore Paolo Franco Arata per pianificare una sorta di “roadmap” dell’attività istruttoria.

Gli interrogatori
L’avvocato Pinelli ha fatto sapere di voler far rendere «spontanee dichiarazioni» a Siri, con lo scopo di chiarire le accuse che stanno facendo traballare la poltrona di sottosegretario. «Abbiamo comunicato di persona agli inquirenti che ci presenteremo spontaneamente in una data da concordarsi perché, come da subito detto, siamo e restiamo a disposizione della Autorità Giudiziaria», ha spiegato Pinelli. Con ogni probabilità il tutto slitterà a dopo la festa del primo maggio. L’avvocato Scalise, invece, ha detto che «rinunceremo all’udienza davanti al tribunale del Riesame che era prevista per il 3 maggio. Nelle prossime ore acquisiremo gli atti depositati dalla Procura ed abbiamo manifestato agli inquirenti l’intenzione di essere sottoposti ad interrogatorio». Al momento, quindi, la difesa dell’imprenditore non ha ancora preso visione della informativa della Dia di Trapani, depositata nei giorni scorsi dalla Procura al tribunale della Libertà, in cui sarebbe citata anche l’intercettazione ambientale durante la quale Arata e il figlio tirerebbero in ballo Siri. «L’interrogatorio dovrebbe esser fissato nei prossimi giorni, e prima di quello di Siri - ha aggiunto Scalise -. Prima dell’atto istruttorio posso garantire che, verificati gli atti depositati, nessun documento verrà diffuso».

L’accusa dei pm di Roma
L’ipotesi dei pm di Roma è che «Armando Siri, senatore e sottosegretario di Stato presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed in tale duplice qualità di pubblico ufficiale, per l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri, asservendoli ad interessi privati riceveva indebitamente la promessa di 30mila euro da Paolo Franco Arata, amministratore della Etnea srl, della Alqantara srl, dominus della Solcara srl e della Solgesta srl». Stando agli investigatori Siri (che nel 2014 ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta) avrebbe concordato «con gli organi apicali dei ministeri (Infrastrutture, Sviluppo economico e Ambiente) l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili) e di iniziativa governativa di rango legislativo (legge cosiddetta Mille proroghe, di Stabilità e legge cosiddetta Semplificazione) ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per i minieolico». Secondo i magistrati, però, il vantaggio diretto di questi provvedimenti sarebbe andato all’imprenditore Vito Nicastri, reale titolare delle aziende nonché ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.

«L’accordo» tra Siri e Arata
Secondo l’accusa, in base a quanto emerge dal decreto di perquisizione dell’11 aprile scorso, era «stabile» l’accordo tra «il corruttore Arata ed il sottosegretario (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute), costantemente impegnato - attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentate del Governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare - nel promuovere provvedimenti regolamentari olegislativi che contengano norme ad hoc a favorire gli interessi economici di Arata». Per l’accusa Siri nella sua «duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture» nella «qualità di pubblico ufficiale» avrebbe asservito «le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati».

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