IL SOTTOSEGRETARIO INDAGATO

Caso Siri, ecco le risposte alle 4 domande dei Cinque Stelle

di R.Fe.


Il sottosegretario Armando Siri (Lega) è indagato per corruzione

4' di lettura

La vicenda giudiziaria che vede coinvolto il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, uomo molto vicino a Matteo Salvini, è uno dei principali punti di frizione all’interno della maggioranza tra M5S e Lega. Ieri il movimento guidato da Luigi Di Maio ha lanciato attraverso il Blog delle stelle quattro domande al Carroccio sul caso dell’esponente della Lega, indagato dalla Procura di Roma con l’ipotesi di corruzione per la presunta tangente da 30mila euro da parte del consulente leghista per l’energia Paolo Arata, sotto inchiesta anche a Palermo per trasferimento fraudolento di valore: per la Direzione investigativa antimafia di Trapani sarebbe socio occulto di Vito Nicastri, l’imprenditore nel campo dell’eolico ai domiciliari dallo scorso 28 marzo 2018 e considerato il finanziatore del capo mafioso latitante Matteo Messina Denaro . Il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Siri.

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Ecco le domande pentastellate e le risposte che si possono dare in base agli elementi emersi finora.

1) Quali sono i reali rapporti tra Siri, la Lega e Paolo Arata?
Paolo Arata, esperto di temi ambientali (è stato direttore generale dell’Icram, nominato commissario per l’emergenza mucillagine nell’Adriatico alla fine degli anni ’80), parlamentare di Forza Italia per una legislatura (1994-1996), poi imprenditore nel settore eolico e nello smaltimento dei rifiuti, ha contribuito alla stesura del programma della Lega per la parte sull’energia. Dalle indagini è emerso che l’imprenditore genovese avrebbe operato, attraverso la sua rete di rapporti (dagli Stati Uniti al Vaticano) per favorire l’ingresso di Armando Siri nel Governo M5S-Lega, nato lo scorso 1° giugno. Siri, a sua volta, a marzo propose pubblicamente il nome di Arata come commissario nazionale per l’emergenza infrastrutture. La Lega, inoltre, aveva pensato al professore genovese per il ruolo di presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambienti (Arera), incarico poi andato a Stefano Besseghini. Matteo Salvini ieri ha spiegato che Arata «è venuto una volta ad un convegno della Lega come docente ed esperto in energia, è l’unica occasione in cui l’ho incontrato». Si tratta della riunione a Piacenza del 16 luglio 2017 dal titolo “Facciamo squadra”. Il leader leghista rilanciò l’intervento sui social network e lo inserì sul suo canale Youtube.

2) Perché il sottosegretario Siri ha presentato più volte delle proposte, sempre bloccate e rispedite al mittente dal MoVimento 5 Stelle, per incentivare l’eolico (materie oggetto di interesse proprio di Paolo Arata)? Per quale fine?
Siri è accusato di aver ricevuto (o di aver ottenuto la promessa) di trentamila euro da Arata in cambio dell’approvazione di una norma nella legge di bilancio che doveva facilitare la costruzione di impianti eolici e avrebbe favorito le società dell’imprenditore genovese. Il M5S, riprendendo una notizia dell’agenzia di stampa Dire, indica l’emendamento in una proposta di modifica al maxi-emendamento (comma 561 dell’articolo 1) avanzata dal capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo (insieme ad altri quattro senatori del Carroccio). L’emendamento non fu approvato, nonostante ripetuti tentativi (quattro) di farlo passare da parte di Siri. Le indagini documentano, però, che andò a buon fine un’altra operazione architettata da Arata con l’appoggio dello stesso Siri: l’inserimento nel programma dell’esecutivo di un passaggio sul biometano («Verranno valutate sperimentazioni sul ciclo di vita di impianti a biometano»), settore di interesse dell’imprenditore in particolare in Sicilia. «Siamo pronti a chiarire, qualora fosse ritenuto necessario o anche solo opportuno, nelle rispettive sedi istituzionalmente competenti» ha fatto sapere l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri.

3) Perché Siri si è contraddetto, cambiando versione più volte?
Giovedì scorso, subito dopo aver appreso di essere indagato, Siri ha rilasciato diverse dichiarazioni, nelle quali ha rivendicato la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati: «Non so niente. Non ho idea, non so di cosa si tratti. Devo prima leggere e capire. Ho letto di nomi che non so» il suo primo commento. Più tardi ha aggiunto: «Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte. Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette». Dopo che M5S aveva chiesto le sue dimissioni (il ministro Danilo Toninelli gli ha ritirato le deleghe) ha risposto: «Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi». Infine: «Sono tranquillissimo e non mi dimetto dal governo». Quanto ai suoi rapporti con Arata, il giorno successivo, in una delle interviste rilasciate ai quotidiani il sottosegretario leghista diceva: «Pensavo fosse uno specchiato docente. Tutti lo stimano, è stato anche commissario straordinario dell’Enea. Ha partecipato a convegni della Lega come docente esperto. Cosa ne so io se questo è un faccendiere?». E poi: «Arata mi ha stressato, mi chiamava continuamente». Su Nicastri: «Non so chi sia questo imprenditore e non mi sono mai occupato di eolico in vita mia». Nella stessa giornata, però aggiungeva un ulteriore dettaglio: «Ho presentato un emendamento che mi ha chiesto una filiera di piccoli produttori che mi dicevano di essere in difficoltà. Io non ho fatto altro che portarlo negli uffici, lì è finito il mio ruolo».

4) Il figlio di Arata è stato assunto da Giorgetti presso il Dipartimento programmazione economica. Giorgetti sapeva che era figlio di Arata e dei rapporti del padre con Nicastri?
Federico Arata, classe 1985, figlio di Paolo, ha un contratto di collaborazione con la Presidenza del Consiglio, di cui il leghista Giancarlo Giorgetti è sottosegretario. Arata junior ha un curriculum prestigioso e lavora per Sturgeon Capital (società di investimenti che opera tra Londra e il Pakistan). Svolge il ruolo di “spin doctor” per le relazioni internazionali del Carroccio: c’è lui dietro l’incontro di tre anni fa (26 aprile 2016) tra Salvini e l’allora candidato repubblicano alle presidenziali Usa Donald Trump ma è stato anche l’artefice del contatto tra Matteo Salvini e Steve Bannon, stratega a capo della campagna elettorale di Trump e ideatore di “The Movement”, esperimento di internazionale populista. I due si sono incontrati lo scorso 7 settembre scorso al Viminale, come documentato in una puntata di Report che sarà trasmessa lunedì prossimo. Federico Arata, però, ha accompagnato anche Giorgetti nel suo viaggio degli Stati Uniti e Siri in una trasferta Londra.

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