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Caso Siri, faro dei pm sugli «organi apicali» del Mise e dell’Ambiente

di Ivan Cimmarusti


Il sottosegretario Armando Siri (Lega) è indagato per corruzione

3' di lettura

Intendeva influire sulle scelte del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Ambiente, per far approvare «emendamenti» richiesti dal professor Paolo Franco Arata, «testa di legno» di società nel settore rinnovabili riconducibili a un imprenditore in odor di mafia. Questa l’accusa per il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri (estraneo ai fatti di mafia) indagato con l’accusa di essere stato corrotto da Arata. Questo è il contenuto di due diverse indagini coordinate dalle procure di Roma e Palermo, che ieri hanno disposto una serie di perquisizioni affidate alla Dia.

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Gli organi apicali del Mise e dell’Ambiente
Secondo la Procura della Repubblica capitolina, Siri avrebbe percepito una presunta tangente da 30mila euro «proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia (Infrastrutture, Sviluppo economico, Ambiente)» l’inserimento di emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto “minieolico”». I magistrati ritengono che Siri e i «soggetti apicali» dei ministeri abbiano tentato di inserire gli emendamenti «in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare (decreto interministeriale in materia di incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili) e di iniziativa governativa di rango legislativo (legge cosiddetta mille proroghe, legge di stabilità, legge di semplificazione)».

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Gli emendamenti
«Le tariffe incentivanti e i premi di cui al decreto ministeriale 6 luglio 2012 e ai suoi allegati, del ministero dello Sviluppo Economico, si applicano agli impianti aventi accesso diretto agli incentivi ai sensi dell’articolo 4 comma 3 , del medesimo decreto, alla condizione che siano entrati in esercizio fino alla data del 30 settembre 2017 e documentino di aver inviato la comunicazione di fine lavori al competente gestore di rete entro il 30 giugno 2017». È questo il testo di un emendamento che la segreteria di Armando Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti indagato per corruzione dalla Procura di Roma, avrebbe inviato, al senatore leghista Massimiliano Romeo, nel corso dell’iter a Palazzo Madama del ddl Bilancio. Un emendamento, questo, che doveva essere inserito tra quelli prioritari targati Lega ma che poi è stato stralciato in fase di scrematura. Per conoscenza, Romeo aveva mandato al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, il quale rigirò poi la mail il 14 dicembre 2018 a tutti per conoscenza e anche all'ufficio legislativo del Mit. L’emendamento tratta una delle materie oggetto di interesse - secondo l'autorità giudiziaria - dell’ex parlamentare di Fi Arata che si sarebbe interessato per conto di Vito Nicastri, imprenditore indicato dai magistrati come “finanziatore” della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Stando sempre alle risultanze degli inquirenti, il sottosegretario Siri avrebbe ricevuto denaro per mettere alcuni emendamenti finalizzati all'erogazione di contributi proprio per le imprese che lavorano nel campo dell'energia rinnovabile.

Arata e i contatti con l’imprenditore in odor di mafia
Secondo gli inquirenti Arata risulta essere amministratore delle società Etna srl, Alqantara srl, Solcara srl e Solgesta srl, tutte nel settore delle energie rinnovabili. In realtà - è l’accusa dei pm - le società sarebbero nei fatti riconducibili all’imprenditore Vito Nicastri, già coinvolto in fatti di mafia e ritenuto legato al boss latitante Matteo Messina Denaro. Gli emendamenti richiesti da Arata, dunque, avrebbero avuto un effetto direttamente sulle imprese riconducibili a Cosa nostra. Questo è quanto ipotizza la Procura di Palermo, che ritiene Arata un prestanome di Nicastri.

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