la risposta russa

Caso Skripal, Mosca espelle oltre 150 diplomatici occidentali

di Antonella Scott


Mosca, caso Skripal provocazione: c'e' mano servizi Gb

4' di lettura

Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore americano in Russia, Jon Huntsmann: come previsto, la risposta di Mosca ai Paesi occidentali sul caso Skripal sarà speculare alle misure adottate da Londra e dai suoi alleati. L’ha anticipata il ministro degli Esteri, Serghej Lavrov: le contromisure di Mosca includono «l’espulsione di un numero analogo di diplomatici (dagli Stati Uniti ne partiranno 60, ndr) e il ritiro dell’autorizzazione al consolato di San Pietroburgo». Cinque giorni per lasciare il Paese, due per chiudere il consolato. Provvedimenti analoghi, ha anticipato Lavrov, saranno comunicati ai Paesi che hanno partecipato alla catena di espulsioni di diplomatici russi, in totale 152 persone.

Ma Londra va oltre: secondo il Guardian, Theresa May starebbe esaminando l’ipotesi di limitare l’accesso al debito sovrano russo sulla piazza di Londra per colpire ulteriormente la Russia accusata di aver orchestrato l’attacco a Serghej Skripal e alla figlia Yulia, il 4 marzo scorso a Salisbury. Dopo l’espulsione dal Regno Unito di 23 diplomatici, sospettati di essere agenti sotto copertura dei servizi russi, il governo britannico sta pensando a ritorsioni che potrebbero colpire più seriamente gli interessi di Mosca e la sua dipendenza dagli investimenti occidentali. Soltanto il mese scorso, malgrado le sanzioni in vigore dalla crisi ucraina, le clearing houses della City avevano collaborato con la banca russa Vtb per organizzare un’emissione di eurobond da 2,83 miliardi di sterline (3,23 miliardi di euro), che sono andati a finanziare il debito sovrano russo. Acquistato per quasi la metà - scrive il Guardian - da investitori basati a Londra, per lo più istituzionali. In totale, il debito pubblico russo (nel 2017 pari al 12,6% del Pil) a febbraio 2018 era di 179,3 miliardi di dollari.

Macron a San Pietroburgo

A Westminster, una commissione parlamentare sta avviando un’inchiesta sul legame tra fonti di finanziamento britanniche e oligarchi vicini a Vladimir Putin, e sulle misure prese dal governo per colpire patrimoni russi su cui si potrebbe allungare l’ombra della corruzione. Ma intanto da altri Paesi europei - della cui collaborazione Londra avrebbe bisogno per prendere decisioni sul mercato del debito - arrivano segnali diversi nei confronti di Mosca. Pur avendo partecipato alla catena di espulsioni di diplomatici russi, giovedì mattina Parigi ha confermato la visita di Emmanuel Macron al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, dove in maggio sarà ospite d’onore.

Resta importante «avere un dialogo franco con la Russia», ha detto il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, in un’intervista radiofonica. La Germania, da parte sua, ha dato martedì luce verde alla costruzione di Nord Stream 2, il controverso secondo braccio del gasdotto che collegherà Russia e Germania passando sotto il Baltico.

La risposta del Cremlino

Francia e Germania hanno dichiarato “persona non grata” quattro diplomatici russi ciascuno, a confronto dei 23 allontanati dalla Gran Bretagna, 60 dagli Stati Uniti, 13 dall’Ucraina. Nell’Unione Europea altri quattro Paesi - Bulgaria, Malta, Slovacchia, Lussemburgo - hanno richiamato il proprio ambasciatore a Mosca per consultazioni. Non hanno accolto l’invito di Londra solo Austria («vogliamo essere un ponte tra Est e Ovest»),Cipro, Grecia, Portogallo, Slovenia.

I ministri degli Esteri dell’Unione hanno la Russia in agenda nel loro consiglio del 16 aprile. Secondo fonti di Bruxelles interpellate dall’agenzia Reuters, il caso Skripal ha certamente annullato la possibilità di un allentamento delle attuali sanzioni alla Russia, ritenuta da Londra - prima ancora che l’inchiesta sia conclusa - responsabile per l’avvelenamento attribuito al gas nervino Novichok.

Ma nello stesso tempo, secondo le fonti, la maggior parte dei Paesi europei sembra non voler andare oltre le espulsioni annunciate, considerandolo un segnale sufficiente. Il problema si riproporrà in luglio, in vista della scadenza delle sanzioni legate alla crisi ucraina e in vigore dal 2014: finora sono sempre state prorogate all’unanimità ogni sei mesi.

Il miglioramento di Yulia

La Russia, da parte sua, rilancia le accuse al mittente. Il ministero degli Esteri chiede a Londra le prove che non siano stati piuttosto i servizi britannici ad avvelenare Skripal. In mancanza di queste, Mosca considererà l’accaduto come un attentato alla vita di cittadini russi. Secondo il Guardian, le indagini intanto hanno stabilito che l’ex agente russo e la figlia dovrebbero essere stati avvelenati sulla soglia di casa, dove è stata registrata la più alta concentrazione di Novichok. L’ospedale di Salisbury dove sono ricoverati padre e figlia ha intanto fatto sapere che le condizioni di Yulia stanno rapidamente migliorando: «Ha risposto bene alle cure ma continua a essere seguita 24 ore al giorno», ha fatto sapere Christine Blanshard, responsabile del Salisbury District Hospital. La Bbc va oltre: Yulia è cosciente ed è in grado di parlare, sostiene.

L’ambasciata russa a Roma: speriamo nel nuovo governo

Dall’ambasciata della Federazione Russa è giunto un commento sulla decisione dell’Italia di espellere due funzionari di rappresentanze russe, in linea con la maggior parte dei Paesi Ue. Decisione accolta «con profondo rammarico», scrive l’ambasciata: «Peraltro non ci è stata fornita alcuna prova del loro coinvolgimento in attività incompatibili con lo status di diplomatico. Tale eclatante gesto, prettamente politico, è stato spiegato con la necessità di attuare la decisione assunta dal Consiglio Europeo relativamente alla famigerata solidarietà euroatlantica con Londra. Naturalmente questo atto non resterà senza risposta da parte nostra». Considerando «illegittimi i riferimenti al cosiddetto «affare Skripal» - continua il messaggio - rileviamo che questo gesto di inimicizia di Roma è in netto contrasto con la plurisecolare tradizione di buone e stabili relazioni russo-italiane, introduce un elemento di sfiducia in quel dialogo pragmatico che non si è mai interrotto neanche quando la Ue ha adottato la politica sanzionatoria, indebolisce i positivi sviluppi potenziali della cooperazione bilaterale».

Vorremmo ricordare - prosegue il commento - che «anche nel periodo della contrapposizione ideologica della «guerra fredda» tra Occidente e Unione Sovietica, l’Italia si è fatta guidare prima di tutto da una propria visione dell’opportunità politica e non da pareri imposti dall’esterno. Attiriamo l’attenzione sul fatto che questa iniziativa è stata intrapresa da un Consiglio dei ministri della Repubblica italiana formalmente dimissionario. Auspichiamo che il nuovo governo del Paese, espressione dell’esito delle elezioni parlamentari, voglia perseguire con decisione una politica di sostegno al dialogo costruttivo e di sviluppo della collaborazione in tutti i campi con la Russia».

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