al tribunale di bari

Caso Tarantini, Berlusconi rischia un altro processo sotto le elezioni

di Ivan Cimmarusti

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(ANSA)

2' di lettura

La decisione sull’eventuale rinvio a giudizio o proscioglimento è prevista per fine gennaio. Una ulteriore grana giudiziaria per Silvio Berlusconi, che si trova imbrigliato nell’accusa di aver pagato l’ex promoter Gianpaolo Tarantini - per il tramite dell’allora direttore dell’Avanti!, Valter Lavitola - affinché tacesse ai pm di Bari presunti aspetti penalmente rilevanti che lo avrebbero potuto riguardare nell’altro procedimento, quello sul giro di escort. Il giudice per l’udienza preliminare ieri ha fissato il calendario d’udienze: 26, 29 e 30 gennaio, data, quest’ultima, in cui è prevista la decisione.

Il procedimento nato a Napoli da indagini Woodcock
L’indagine nasce alla Procura di Napoli. I pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli scoprono le presunte dazioni di denaro per centinaia di migliaia di euro da Berlusconi a Lavitola e destinate a Tarantini, indagando su un sospetto giro di corruzioni internazionali compiute da personaggi legati all’ex Finmeccanica. La prima ipotesi di reato individuata dai pm fu l’estorsione. Per questo il procedimento fu inviato per competenza alla Procura di Roma (che poi ha archiviato). Parallelamente, però, il gip di Napoli ritenne che il reato fosse l’induzione alla falsa testimonianza nel processo escort (quello relativo alla denuncia di Patrizia D’Addario), decidendo di stralciare gli atti a Bari.

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Difesa di Berlusconi: «Il fatto non costituisce reato»
All’udienza di ieri i legali di Berlusconi hanno detto che «abbiamo sostenuto la impossibilità di rinviare a giudizio Silvio Berlusconi per la insussistenza del fatto o comunque perché il fatto non costituisce reato. Manca completamente la prova della induzione». I legali aggiungono che «l’induzione a mentire non può essere la conseguenza automatica dell’archiviazione del procedimento per la tentata estorsione (a Roma)». Ritengono che «ci vuole la prova dell’induzione e qui manca completante la prova che Silvio Berlusconi abbia indotto qualcuno (Gianpaolo Tarantini, ndr) a rendere dichiarazioni diverse (ai pm che indagavano sul caso escort, ndr) da quelle che voleva rendere. Quelle dichiarazioni non sono mendaci, ma sono dichiarazioni che la Procura reputa insoddisfacenti, che è una cosa completamente diversa».

La decisione prevista sotto la campagna elettorale
Il giudice per l’udienza preliminare ha rinviato l’udienza al 26 e 29 gennaio per eventuali repliche. Di certo la decisione sarà emessa per il 30 gennaio, nel cuore della campagna elettorale. La vicenda, dunque, potrebbe avere un certo peso a queste elezioni politiche che si annunciano incandescenti.

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