violati gli obblighi di notifica

Caso Tim-Vivendi, il governo apre l'iter per la multa ai francesi

di Celestina Dominelli e Carmine Fotina

(ANSA)

3' di lettura

Arriva il primo verdetto di Palazzo Chigi sul caso Tim-Vivendi. In una giornata caldissima, con il cda sui vertici Tim in corso quasi in contemporanea, il gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi sul «golden power» ha chiuso l’istruttoria e ha avviato il procedimento per l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria nei confronti del solo ex incumbent tricolore. Distinguendo, in sostanza, le posizioni dei due gruppi e stabilendo la strategicità non solo di Telecom Sparkle (cavi sottomarini) e Telsy (apparati e terminali di sicurezza Ict) ma dell’intera infrastruutura di rete di Tim.

A Vivendi, i tecnici di Palazzo Chigi, appellandosi all'articolo 1 del decreto sul golden power, quello che disciplina gli asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale, contestano la tardiva comunicazione «di ogni operazione di acquisizione di partecipazioni in Tim spa»; a quest’ultima, invece, per la quale è chiamato in causa l’articolo 2 dello stesso provvedimento, che rinvia agli attivi strategici per energia, trasporti e telecomunicazioni, il gruppo, dopo aver ripercorso gli ultimi snodi societari della vicenda, oppone la mancata comunicazione «dell’avvenuta modifica del controllo e della disponibilità a far data dal 4 maggio», vale a dire dall'assemblea dei soci con la quale Vivendi ha nominato la maggioranza dei consiglieri di amministrazione dell’azienda italiana, «degli attivi» della stessa società, giudicati strategici per l’interesse nazionale nel settore delle telecomunicazioni.

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Un passaggio, quest’ultimo, cruciale ai fini della chiusura del procedimento e della contestazione dell’eventuale multa. Che infatti scatterà, a valle dell’iter che si apre con il provvedimento notificato ieri e che si concluderà entro 120 giorni (fine gennaio), solo nei confronti di Tim. Sempre che, nel corso del contradditorio, l’azienda italiana non sia in grado di ribaltare le tesi dell’accusa e non effettui iniziative in grado di attenuare la sua responsabilità. Ecco perché, nel documento, il gruppo di coordinamento non quantifica l’eventuale sanzione che scatterebbe al termine del procedimento. Troppe le variabili ancora in gioco per fissare il quantum definitivo che, stando alla norma richiamata (comma 4 dell’articolo 3 del Dl sul golden power), parla di una sanzione «non inferiore almeno all’1% del fatturato cumulato» dei due gruppi, in pratica non meno di 300 milioni.

La reazione dell’azienda arriva subito. Fonti societarie ribadiscono che «non sussisteva nessun obbligo di notifica, non avendo mai Tim adottato alcuna delibera, atto o operazioni una modifica della titolarità, del controllo o della disponibilità della rete». Le stesse fonti sottolineanoc he nessun onere di notifica è previsto in caso di tarsferimento del controllo verso un soggetto ocmunitario e che «faranno valere le loro argomentazioni nelle sedi competenti».

Quanto alla posizione di Vivendi, il gruppo di Palazzo Chigi ritiene non fondato l’argomento avanzato secondo cui il gruppo francese «avrebbe avuto contezza della “strategicità” degli asset di Tim solo a seguito dell’accesso agli atti effettuato in data 7 settembre 2017». In riferimeno poi alla strategicità degli asset, ci sono passaggi molto netti che citano anche il parere dell’Authority per le comunicazioni. Si parla di «componenti della rete riconducibili alle funzioni di accesso» e di «componenti hardware e software della rete»: in sostanza vengono richiamati i «profli di sicurezza e di garanzia dell’universalità del servizio». Come detto, a Vivendi non si applicherebbe alla multa ma il riferimento agli asset strategici per la difesa e la sicurezza porebbe far scattare il potere di veto sotto forma di precsrizioni o condizioni (il vero «golden power»). Ieri il consiglio dei ministri che si è tenuto immediatamente dopo la riunione del comitato (assente il premier Gentiloni in viaggio per Tallinn) avrebbe solo preso atto della fine dell’istruttoria. Intanto a livello di ministeri si sta ragionando sulle possibili prescrizioni anche consultandosi con tecnici e esperti del settore.

Una soluzione potrebbe essere un advisory board con poteri di vigilanza sulle attività che hanno impatti sulla Difesa e gli Interni. L’eventuale attivazione del «golden power» scatterebbe solo dopo la proposta di esercizio che dovrebbe esseer firmata dai ministeri interessati. Per Vivendi comunque c’è una scadenza dietro l’angolo: entro il 1° ottobre il gruppo tlc dovrà presentare le intregrazioni richieste dai tecnici sulla documentazione presentata nei giorni scorsi che attestatva l’assunzione della partecipazione rlevante in Tim. Un tentativo dei francesi di provare a limitare i danni che però non ha convinto il gruppo di Palazzo Chigi.

Fuori dal perimetro del «golden power» resta, come scritto nei giorni scorsi, la valutazione del governo su un eventuale riassetto (con tutt’altro percorso) della rete di accesso che la definizione dei tecnii definisce strategica.

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