l’aumento di stipendio

Caso Tridico, una pagina nera nell’emergenza Covid

La vicenda chiama in causa l’intero governo e non può essere derubricato ad una svista passeggera o a un piccolo incidente di percorso cui si farà magari fronte con qualche soluzione “creativa”

di Guido Gentili

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Pasquale Tridico (Ansa)

La vicenda chiama in causa l’intero governo e non può essere derubricato ad una svista passeggera o a un piccolo incidente di percorso cui si farà magari fronte con qualche soluzione “creativa”


2' di lettura

A volte la realtà supera la fantasia. Il caso - portato alla luce da Repubblica - dello stipendio raddoppiato del presidente Inps, Pasquale Tridico, non solo è uno di questi. È molto di più. Scrive una pagina nera della gestione della cosa pubblica in uno dei momenti più difficili della storia italiana, in piena emergenza Covid. Ed è un caso politico a tutto tondo, nel senso che chiama in causa l’intero governo e non può essere derubricato ad una svista passeggera o a un piccolo incidente di percorso cui si farà magari fronte con qualche soluzione “creativa”.

Bisogna essere chiari.

Non è (e non era) pensabile che in piena estate un decreto interministeriale che porta la firma della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (che vigila istituzionalmente sull’Inps) e quella del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, decidesse di raddoppiare lo stipendio del presidente da 62 mila euro a 150 mila euro l’anno, adeguando anche gli altri compensi dei consiglieri e quelli dell’intero consiglio di amministrazione dell’Inail (compreso il presidente Bettoni). L’effetto retroattivo di cui pure ha parlato Repubblica in relazione a Tridico (una tantum di 100mila euro) è stato smentito e sarà in realtà un effetto retroattivo limitato: il nuovo stipendio varrà infatti dall’esercizio delle effettive funzioni da parte del nuovo consiglio di amministrazione, quindi dal 15 aprile 2020.

Questo nulla toglie alla gravità della decisione. Non era pensabile ma è accaduto. E non è in discussione il fatto che 62 mila euro (il predecessore Tito Boeri ne guadagnava 103 mila) possono essere pochi a fronte di un incarico come timoniere di un gigante come l’Inps.

Colpisce piuttosto la scelta del momento per una simile, sciagurata operazione. In piena emergenza Covid, mentre il Paese annaspa in un mare di cassa integrazione e con tanti lavoratori ancora in attesa e l’Inps ne dovrebbe saper qualcosa. Un blitz agostano come nelle peggiori occasioni dei premi alla famigerata vecchia casta, e con la giustificazione che l’Istituto ha potuto procedere perché nel 2019 aveva totalizzato risparmi significativi su terreno dei costi. E dunque poteva procedere ora ad alzare i compensi degli organi di gestione (ma i revisori la pensano diversamente).

Sono ora due i punti di questa pagina nera che vanno sottolineati subito e con forza. Il primo. L’episodio s’inquadra bene nel contesto di una cultura d’impresa calpestata (pubblica o privata non dovrebbe fare differenza) che più in generale riporta a quel clima anti-industriale diffusosi a piene mani in questa stagione cruciale.

Secondo punto. Oltre lo svarione del presidente Tridico (portato alla guida dell’Inps dal Mov5Stelle e la cui gestione è stata molta discussa), c’è una responsabilità ministeriale, e dunque di un governo che deve assumersene la paternità. Per questa decisione non potevano essere scelti momenti e modalità più sbagliati. Si tratta di un grave errore politico che impatta sulla fiducia della cittadinanza tutta nel momento in cui l’Italia si gioca il futuro. Non di parole vuote o di promesse scritte sulla sabbia c'è bisogno. Ma di fatti per strappare questa pagina nera.

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