vertice in procura a roma su inchiesta consip

Caso Woodcock, al Csm le audizioni dei procuratori aggiunti di Napoli

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

Il caso Woodcock torna al centro delle audizioni del Consiglio superiore della magistratura. La Prima commissione disciplinare oggi ascolterà i procuratori aggiunti di Napoli Alfonso D’Avino e Giuseppe Borrelli. Le contestazioni riguardano in particolare la competenza ad indagare della Dda - di cui Woodcock fa parte - sull’inchiesta Cpl Concordia, procedimento in cui non erano stati individuati fenomeni di criminalità organizzata.

Le audizioni
Su questi aspetti il pg di Napoli Luigi Riello, sentito a luglio, ha chiamato in causa proprio D’Avino. Riello ha sostenuto che D’Avino fece una nota in cui era palese il disaccordo con i metodi di Woodcock. «Ci si trova di fronte ad una patologia - diceva la nota - peraltro grave, che riguarda i reati contro la pubblica amministrazione costantemente ricercati per mesi ed anzi anni, sistematicamente, al di fuori della propria competenza e delle regole interne all'ufficio». Sempre a luglio è stato sentito l’aggiunto Nunzio Fagliasso: ha raccontato al Csm che le intercettazioni nei confronti del padre di Renzi, Tiziano, disposte dal decreto nel novembre 2016, furono ritardate dalla procura per ragioni di opportunità visto che di lì a qualche settimana ci sarebbe stato il referendum costituzionale e, dunque, quella poteva essere una linea calda quanto a conversazioni di natura politica. A disporre il rinvio, secondo quando si è appreso, fu lo stesso Woodcock, con un'escamotage tecnico.

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Vertice in Procura
Oggi si svolgerà un vertice alla Procura di Roma, tra i magistrati che si occupano del procedimento Consip. L’incontro dovrebbe riguardare le accuse mosse dal procuratore di Modena Lucia Musti all’ex comandante del Noe, colonnello Sergio De Caprio (l’investigatore che ha arrestato Totò Riina) e al maggiore Gianpaolo Scafarto, già indagato con l'accusa di aver manipolato l'informativa Consip col presunto scopo di “incastrare” Tiziano Renzi a illeciti con l'imprenditore partenopeo Alfredo Romeo.

Gli atti
Sul tavolo dei magistrati di Roma ci sono le carte inviate dal Csm e contenenti anche il verbale di audizione del procuratore di Modena Lucia Musti sui casi Consip e Cpl Concordia nel quale il magistrato definisce il maggiore Giampaolo Scafarto e il colonnello Sergio De Caprio due “esagitati”, “spregiudicati”, come “presi da un delirio di onnipotenza”. In quell’audizione, il 17 luglio, a Musti, come ai dirigenti degli uffici giudiziari di Napoli, il Csm chiede chiarimenti sulla trasmissione dalla Campania all'Emilia, per competenza territoriale (siamo nell'aprile 2015), del fascicolo sul caso Cpl Concordia, al centro di una famosa fuga di notizie: quella sulla telefonata tra Renzi e il generale della Gdf Michele Adinolfi. Fu in quel contesto che Ultimo - stando a quello che ha messo a verbale la Musti - avrebbe riferito la frase incriminata al pm: «Lei ha in mano una bomba, se vuole può farla esplodere». Tempo dopo sarebbe invece avvenuto il colloquio tra Scafarto e il pm, quello in cui il carabiniere avrebbe detto: «Scoppierà un casino, arriveremo a Renzi».

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