le prossime mosse

Cassa Asti accelera l’operazione Biver e punta sulle Pmi

L'amministratore delegato Carlo Demartini spiega le strategie dell'istituto di credito. L'obiettivo è quello di rilanciare il rapporto con il tessuto economico del territorio

di Filomena Greco


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La sede principale dell'istituto nel centro di Asti

4' di lettura

L’ultima assemblea dei soci di Cr Asti lo ha riconfermato alla guida dell’istituto bancario nella funzione di amministratore delegato, accanto al presidente Aldo Pia. Carlo DeMartini vanta una carriera tutta interna alla Banca di Asti – tra le principali banche in Piemonte e tra i primi gruppi bancari regionali in Italia – costruita a partire dal dicembre del 1980, anno di ingresso nell’istitutobancario astigiano.

Per il Gruppo il 2019 è un anno chiave, chiude una fase di consolidamento avviata con l’acquisizione, nel 2012, di BiverBanca, prima nella galassia Monte dei Paschi di Siena (si veda l’articolo a lato). «Abbiamo acquisito una quota del 60% di BiverBanca nel 2012 – spiega DeMartini – e per noi si tratta di una operazione industriale di primaria importanza, con una forte valenza, anzitutto perché incrementa le dimensioni del Gruppo e poi perché ha garantito in questi anni una espansione territoriale e della base clienti, ampliando decisamente le possibilità di vendita e di messa a terra delle strategie commerciali». Effetto duplice, dunque: da un lato un miglioramento dei criteri di robustezza e dall’altro un rafforzamento per la raccolta,l’azione commerciale e il comparto gestione risparmi.

Il tema della diversificazione delle fonti di ricavo resta un tema caro a DeMartini che sintetizza: «Credito al consumo e assicurazioni sono ormai comparti core per CrAsti». Una strategia consolidata, costruita nel tempo, grazie all’intuito del management e a una serie di step, come l’acquisizione del controllo di Pitagora Spa (per il comparto cessione del quinto, presente con 78 sportelli su tutto il territorio nazionale) o gli accordi sottoscritti con il mondo assicurativo con il Gruppo Helvetia e il Gruppo CNP. Una strategia che paga nel medio e nel lungo termine: «Vantiamo una lunga tradizione di bilanci chiusi in utile» sottolinea DeMartini. Il 2018, in particolare, ha registrato per Cr Asti un utile netto di 14,8 milioni – 33,9 milioni escludendo le componenti reddituali non ricorrenti –, ancora meglio il primo semestre di quest’anno, con un utile netto di Cr Asti pari a 17,5 mln e un consolidato a 12,7 milioni. Il risultato complessivo l’anno scorso è stato pari a 26,4 milioni – 5,9 milioni a conto economico consolidato e 20,5 milioni a diretto incremento del patrimonio netto, in applicazione del nuovo principio contabile IFRS 9. Niente dividendo, però, l’anno scorso, per i soci del Gruppo.

Duecentoquaranta gli sportelli attivi, 25mila soci, 30 milioni di azioni sul mercato corrispondenti a un 50% di flottante: l’identikit di CrAsti, sintetizza il ceo DeMartini, è quello di una banca di medie dimensioni, compresa nei principali gruppi bancari commerciali italiani, fortemente radicata sul territorio, con la Fondazione Cr Asti come primo socio e la prospettiva, una volta conclusa la fusione con Biverbanca, di avere una governance più fluida, con il 50% delle quote in capo alle tre Fondazioni: oltre a Cr Asti, le Fondazioni Cassa di Risparmio di Biella e Cassa di Risparmio di Vercelli.

Nel 2018 l’attivo del Gruppo ha toccato i 12 miliardi di euro, confermati al 30 giugno scorso, cifra che sale a 22 miliardi considerando raccolta diretta, indiretta e i prestiti alla clientela. Duemila gli addetti per una realtà che occupa il terzo posto in Piemonte per il numero di sportelli, con un indicatore patrimoniale Cet 1 del 13,2% post operazione Biver. Una banca del territorio, una “banca” regionale soprattutto piemontese ma presente anche in Lombardia (25 sportelli), in Valle d’Aosta e più recentemente anche in Veneto, interessata a rafforzarsi nelle aree del Nord Italia.

«Dal 2000, nonostante la lunga crisi economica e delle banche iniziata nel 2008 – spiega DeMartini – abbiamo triplicato la nostra dimensione, merito di una serie di buone occasioni e di spazi commerciali che si sono aperti nella fase della crisi». All’origine del processo di crescita e di consolidamento c’è stato, racconta DeMartini, «il contributo di un buon gruppo dirigente e la visione di lungo termine condivisa con il Cda ed il socio di riferimento».

Barca Cr Asti ha puntato molto sul credito al consumo attraverso la piattaforma “ErbaVoglio” lanciata quasi vent’anni fa: «Si tratta di un prodotto di punta focalizzato sul credito al consumo captive, abbiamo applicato il modello “Findomestic”, cioé un modello organizzativo e commerciale proprio delle delle società specializzate ma declinato in chiave territoriale, creando un canale completamente diverso dal classico credito bancario. Basti pensare che un prestito personale, fino a 70mila euro, poteva essere deliberato in un solo giorno». La chiave è stata quella di “reingegnerizzare” un prodotto in versione moderna, con buoni rendimenti e volumi annui di produzione moltiplicati, che arriveranno a oltre 200 milioni erogati nel corso del 2019. «Abbiamo in sostanza – aggiunge DeMartini – adottato un approccio organizzativo e culturale diverso, che ha aumentato decisamente la possibilità di vendita». Nella configurazione dei business del Gruppo CrAsti oltre a ErbaVoglio ci sono almeno altre tre “anime” che contribuiscono alla differenziazione delle performance economiche. La prima è relativa alla gestione dei patrimoni, «comparto che ha raggiunto asset per oltre 3,3 miliardi di cui 1,3 nelle nostre gestioni patrimoniali: si tratta di un ambito che garantisce una buona e stabile redditività redditività, meno correlata ai tassi di mercato e alla congiuntura economica».

Gli altri due filoni riguardano assicurazione danni e cessione del quinto. «Abbiamo debuttato nel comparto danni a partire dal 2007 – ricorda l’amministratore delegato – ora sono in tanti gli operatori bancari che lo fanno, all’epoca in realtà eravamo tra i primi». Infine, il filone della cessione del quinto con Pitagora, «sesto operatore in Italia – ricorda Demartini – acquisito nel 2015». Contaminatori virtuosi nel modello di business, così li definisce DeMartini.

Dal suo osservatorio, il ceo del Gruppo CrAsti parla di una crisi profonda del sistema produttivo sul territorio astigiano e più in generale piemontese, crisi ancora più profonda nel settore commerciale, crisi determinata certamente dalla congiuntura negativa ma anche dal modello e dalle dimensioni delle imprese. Forte il legame con le Pmi, soprattutto del settore alimentare e nel primario, in particolare nel comparto vitivinicolo.

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