CREDITO COOPERATIVO

Cassa Centrale Banca sarà operativa a fine anno

di Gerardo Graziola

3' di lettura

Ci vorrà ancora qualche mese per la nascita del gruppo bancario cooperativo di Cassa Centrale banca (Ccb). Ad indicarlo è il presidente, Giorgio Fracalossi, che a Bari ha riunito le 100 banche aderenti al progetto alternativo a quello che ruota attorno ad Iccrea. L'obiettivo dell'avvio operativo del gruppo con la testa a Trento slitta quindi a fine anno rispetto a luglio anche perché Bce e Banca d'Italia, presenti all'incontro, hanno dato alcuni compiti a casa indicando le aspettative di vigilanza su npl, redditività, governance e piano industriale. Il gruppo guidato dal direttore generale Mario Sartori è ben patrimonializzato ma nei prossimi mesi dovrà affrontare l'asset quality review della Bce. Un esame al quale il gruppo guarda con «preoccupazione e ottimismo: avrà un effetto sul patrimonio ma la trave terrà» afferma Sartori. Il gruppo punta a ridurre lo stock dei crediti deteriorati di oltre 2 miliardi entro tre anni.

Le prossime tappe
Fracalossi ha spiegato che l'istanza verrà presentata entro il prossimo 4 maggio, termine previsto dalla riforma varata dal governo Renzi, anche se, in via informale, ampia parte della documentazione è stata già trasmessa all'Autorità di vigilanza per un primo esame. La Bce avrà 120 giorni di tempo per dare il via libera dopo la presentazione dell'istanza e successivamente scatteranno i 90 giorni per le modifiche statutarie e la firma dei patti di coesione da parte delle singole Bcc con le capogruppo che daranno vita giuridicamente ai nuovi gruppi bancari. Nell'incontro a porte chiuse con la Bce, rappresentata da Martinez Lisalde e Jacobo Varela, e con la Banca d'Italia presente con il capo servizio supervisione Ciro Vacca, alle Bcc del gruppo è stato detto, secondo quanto può ricostruire Radiocor, che i due gruppi nazionali in via di costituzione (il secondo fa capo a Iccrea) saranno trattati allo stesso modo. La capogruppo Ccb dovrà fare una trasformazione profonda e veloce, avere pieni poteri e una governance adeguata. Altro messaggio arrivato dai regolatori è che non è più tempo per i ripensamenti: la scelta di campo non può essere più cambiata (ultimo caso di ribaltone è stato quello di Chianti Banca che inizialmente aveva scelto Trento per poi accasarsi con Iccrea) anche perché le valutazioni di vigilanza si fanno sulle fotografie attuali dei due gruppi e il cambio di cavallo potrebbe creare problemi a chi deve dare l'autorizzazione.

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Il piano di riduzione delle sofferenze
Altro nodo da sciogliere per il gruppo Cassa Centrale banca è quello dei crediti deteriorati. Nell'incontro a porte chiuse Bce e Banca d'Italia hanno ricordato che sono una zavorra da ridurre velocemente. Al termine del meeting il direttore generale Sartori in una conferenza stampa ha confermato le indiscrezioni su un piano di maxi cessioni di npl «per un ammontare lordo di 1,2 miliardi» da realizzare entro l'anno e «da combinare con una cartolarizzazione da 700 milioni con effetti contabili sul 2019». La bozza di piano industriale di Ccb che sarà sottoposto alla Bce prevede di ridurre la percentuale di crediti deteriorati dal 16,5% di fine 2017 «a sotto il 10% a fine 2020 e scendere all'8% nel 2021».
Da Bce e Banca d'Italia è poi arrivato lo sprone a continuare a lavorare per prepararsi al Comprehensive assessment (stress test e Aqr) che durerà circa 9 mesi. La Bce con il supporto di via Nazionale ha appena concluso una verifica ispettiva su sei banche significative tra le 100 aderenti al gruppo Ccb finalizzata a far girare i modelli di aqr sui loro bilanci. Un esercizio le cui conclusioni saranno utili alle simulazioni per tutto il gruppo Ccb che sta preparando i modelli con l'aiuto di Price e Prometeia.

Il nodo della cessione del 23% di Iccrea
Fracalossi ha spiegato che c'è un clima di disgelo sul tema della vendita di oltre il 23% di Iccrea detenuto dalle 100 Bcc che aderiscono al progetto promosso dalla banca trentina. «La questione va risolta, dovremo concordare tempi e modi e si può pensare a una cessione dilazionata a valori simili a quelli riconosciuti per il recesso» indica Fracalossi che riporta di un clima costruttivo nel dialogo con Iccrea. Una tale partecipazione incrociata dal momento in cui nasceranno i due gruppi nazionali «non è giustificabile» spiega Fracalossi che indica in un paio d'anni i tempi per la soluzione del problema. Il 23% di Iccrea vale circa 220 milioni secondo stime delle banche cooperative.

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