enti previdenziali

Cassa forense, obiettivo investimenti

di Giorgio Costa


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3' di lettura

Totale detassazione degli investimenti nell’economia reale, redditività minima garantita. Sono queste le “condizioni” che Cassa forense pone per la partecipazione sempre più forte dell’ente allo sviluppo dell’economia reale sia sul fronte delle imprese sia su quello delle infrastrutture. Questo mentre la Cassa insiste anche sul tasto del welfare, con una serie di interventi che puntano ad aiutare una professione che vive una fase complessa. Scommettendo anche su aggregazioni future con altri soggetti.

Gli investimenti

La richiesta di sconti sugli investimenti è emersa con forza ieri in occasione della prima giornata della convention dell’ente guidato da Nunzio Luciano che

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dispone di un patrimonio che a fine 2016 valeva circa 10,2 miliardi, una quota rilevante dei 75 miliardi che le Casse dei professionisti custodiscono per sostenere sia le pensioni sia il welfare degli iscritti. E sulla richiesta di defiscalizzazione la richiesta di Nunzio Luciano ha incontrato anche il pieno assenso di Adepp.

«Attualmente – spiega Luciano – la delibera del Cda dell’ente autorizza una quota di investimento dell’8% nell’economia reale e noi siamo pronti a fare la nostra parte, come dimostra l’accordo siglato con il Fondo europeo per gli investimenti che ha proprio l’obiettivo di favorire l’incrocio tra le risorse di Cassa forense e lo sviluppo delle Pmi italiane. Di certo perché questo processo continui, e si allarghi anche alle altre Casse in maniera sistematica, occorre che vi sia una detassazione completa degli investimenti realizzati. Così come se ci spostiamo nel segmento delle infrastrutture, occorrono contratti con la parte pubblica che prevedano un rendimento minimo dell’investimento. La nostra mission resta quella di garantire una redditività ai nostri investimenti che ci consenta di sostenere i costi del welfare e delle pensioni; ma certo che se cresce l’economia anche noi, come professionisti, ne abbiamo vantaggio e quindi siamo disposti a scommettere parte delle risorse sulla parte produttiva del Paese». Peraltro già oggi oltre il 50% del patrimonio di Cassa forense è investita in titoli e obbligazioni riferibili all’Italia.

Il ruolo del Fei

A oggi, con circa 13 miliardi investiti in 670 fondi il Fei (controllato al 60% da Bei) rappresenta il principale finanziatore europeo di capitale di rischio per le Pmi innovative. E da parte sua Bei, come ha ricordato il vice presidente Dario Scannapieco intervenuto alla convention, negli ultimi cinque anni in Italia ha

Cassa Forense, convegno «Il welfare degli avvocati»

concluso nuove operazioni per più di 52 miliardi, attivando investimenti per 150. «Nel 2016 – ha detto Scannapieco - il sostegno all’economia italiana ha raggiunto la cifra di 11,2 miliardi tra prestiti, concessione di garanzie e operazioni di venture capital e private equity, per un totale di 37,4 miliardi di investimenti. Siamo a oltre il 2% del Pil italiano. Crediamo in questa iniziativa di Cassa forense e vediamo nella firma dell’accordo, il primo passo verso un possibile coinvolgimento di altri enti previdenziali tra cui Enpam (assistenza e previdenza dei medici) in questo nuovo prodotto multi-comparto fino a 100 milioni».

Pensioni e welfare

Tornando al tema della convention, il dibattito si è concentrato su pensioni e welfare. Sotto il primo versante la pensione media attuale si attesta intorno ai 38mila euro ma la flessione dei redditi, oltre a un criterio di calcolo “meno generoso” in prospettiva metterà in difficoltà i giovani. «La Cassa di previdenza - ha dunque sottolineato Luciano - ha portato a termine una riforma importante che in alcuni casi può anche voler significare dare di più e ricevere meno, ma abbiamo creato un sistema solidale che ha salvato l’unità dell’avvocatura. Il più ricco paga di più e aiuta il collega più povero, anche se a guardare i social questo non sempre è compreso. Fino a 100mila euro si paga il 14%, che finisce nel conto personale, oltre il 3% che va a finire nel salvadanaio dei bisognosi».

Del resto, ha proseguito Luciano, «abbiamo chiesto agli iscritti cosa si aspettavano dalla Cassa e ci hanno chiesto aiuti per famiglia, salute e professione. Serve dunque un cambio di paradigma verso un welfare attivo». Da qui gli interventi per 64 milioni all’anno che sono stati varati. E su questo fronte la Cassa sta studiando un’alleanza con i dottori commercialisti per condividere l’erogazione di servizi sanitari ai propri iscritti.

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