Casse previdenza: ecco dove investono i vostri soldi

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Cassa dei giornalisti (Inpgi), un futuro incerto

di Federica Micardi


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2' di lettura

Le Casse di previdenza dei professionisti da quando, 25 anni fa, sono uscite dal sistema pubblico con il Dlgs 509/94, hanno dimostrato di sapersi gestire. Esistono però delle eccezioni, come l‘ente di previdenza degli infermieri (Enpapi) e l’istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (Inpgi ), che attualmente si trovano in conclamate difficoltà. Enpapi è finita sotto la lente della magistratura: presidente e direttore generale il 19 febbraio scorso sono stati arrestati (si vedano gli altri articoli del Dossier); Inpgi invece risente della crisi della professione.

Il monito della Fornero
Di Enpapi oggi si occupa la magistratura mentre il Governo sta finalmente cercando una soluzione per l’Inpgi. Già nel dicembre 2011 l’allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva dichiarato durante un incontro alla Federazione nazionale della stampa: «La vostra Cassa ha dei problemi di sostenibilità»; da allora sono passati nove anni, l’Inpgi ha fatto delle riforme, che però non sono state sufficienti. La Cassa dei giornalisti è la prima a “vacillare” perché la crisi dell’editoria ha comportato la perdita di quasi il 20% dei posti di lavoro, uno scenario che ha comportato per l’Inpgi: una riduzione delle entrate contributive, un aumento degli esborsi per cassa integrazione e assegni di disoccupazione a cui vanno aggiunti i contributi figurativi (l’Inpgi è l'unica cassa di previdenza professionale sostitutiva dell’Ago) .

Il lodo Durigon
La soluzione a cui sta lavorando il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, che da subito si è occupato del problema, è quella di ampliare la platea ai comunicatori, una categoria professionale considerata affine. Una strada nuova, che dovrebbe trasferire dei lavoratori dall’Inps all'Inpgi; in merito a quest’idea i comunicatori hanno chiesto di partecipare al tavolo perché vogliono dire la loro. Intanto il 20 giugno è stato approvato un emendamento al “Decreto Crescita” che affronta la questione dell’istituto lasciando però aperti molti dubbi. Gli aspetti positivi dell’emendamento sono: lo stanziamento dal fondi per finanziare il trasferimento di lavoratori dall’Inps all'Inpgi e l’apertura del Governo a un ampliamento della platea (i comunicatori non vengono espressamente citati). A preoccupare, invece, la parte dell’emendamento in cui si legge che il commissariamento dell’ente è sospeso fino ad ottobre 2019 (una precedente versione lo sospendeva fino alla fine dell’anno) e che i fondi saranno stanziati dal 2023, cioè tra quattro anni.

Il futuro dell’Inpgi
Martedì il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi ha proposto di togliere all’Inpgi la parte relativa agli ammortizzatori sociali e ha chiarito che il Governo non ha intenzione di commissariare l’ente, altrimenti lo avrebbe già fatto; posizione confermata oggi anche da Claudio Durigon. Certo è che l'ente versa in una situazione complicata, nel 2018 il risultato complessivo d'esercizio presenta un saldo negativo per 161,3 milioni, mentre il risultato della gestione previdenziale è negativo per 147,6 milioni, e per compensare il gap si attinge al patrimonio, che si riduce.

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