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Cassa integrazione in Calo: -72,2% rispetto al 2021

2' di lettura

I dati Istat sull’occupazione di aprile 2022 evidenziano come il numero di occupati a livello nazionale sia stato per il secondo mese consecutivo superiore ai 23 milioni di unità (con un leggero calo rispetto a marzo), vale a dire quasi un milione in più rispetto al giugno 2020 e circa 200.000 unità in meno rispetto ai valori massimi storici. Al momento tali informazioni non sono territorializzabili e pertanto, per leggere cosa accade al mercato del lavoro nei territori, occorre ricorrere a fonti integrative. Tra queste si possono citare la cassa integrazione guadagni-CIG (INPS) e le previsioni di assunzione delle imprese (sistema informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal). L’utilizzo della CIG si sta avviando ad un ritorno su livelli standard: in termini assoluti, nel primo quadrimestre del 2022, nel Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia) sono state autorizzate circa 47,5 milioni di ore di cassa integrazione, il 72,2% in meno rispetto all’analogo periodo del 2021. Anche la decisa ridefinizione della tipologia di interventi alla quale si assiste costituisce un ritorno alla normalità: se nei primi 4 mesi del 2021, quasi il 39% degli interventi era in deroga (ossia destinato a segmenti economici solitamente esclusi), dodici mesi dopo questo tipo di utilizzo è diminuito fino a meno del 16% delle autorizzazioni, lasciando ampio spazio alle ore straordinarie (quelle utilizzate per affrontare crisi aziendali). Da un punto di vista territoriale oltre i due terzi del totale delle ore di CIG sono state autorizzate in Campania e Puglia; in termini relativi, ossia rapportando il numero di ore autorizzate al numero di occupati, nei primi 4 mesi del 2022, in Basilicata si sono sfiorate le 34 ore per occupato, un dato nettamente al di sopra della media nazionale (8,5) e dell’area nel complesso (8,8). I dati sulle previsioni occupazionali delle imprese extra-agricole indicano in circa 121.500 le entrate previste per il mese di maggio 2022, che diventano oltre 441.500 se si estende l'orizzonte temporale fino a luglio 2022. Il rapporto fra il fabbisogno occupazionale previsto e la popolazione compresa tra 15 e i 64 anni, oscilla tra l'8 per mille circa registrato in Calabria ed il 20 per mille circa della Sardegna, a fronte di valori medi pari, rispettivamente al 12 per mille circa riscontrato a livello nazionale e al 10 per mille circa del Sud nel complesso. La graduatoria provinciale dei tassi di entrata riscontrati al Sud vede al primo posto Sassari, con un dato significativamente più alto rispetto a quello di tutte le altre province della stessa area e pari a quasi 33 entrate su mille abitanti. Seguono Vibo Valentia, con un tasso che sfiora il 19 per mille, e altre due province sarde, Cagliari e Nuoro, con tassi compresi tra il 15 ed il 16 per mille. Tra le province più in difficoltà in termini di capacità di generare domanda di lavoro troviamo Enna, Agrigento e Reggio Calabria, tutte con tassi compresi tra il 5
ed il 6 per mille.

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