L’AUDIZIONE DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO

Cassa integrazione, la grande scommessa da 22 miliardi


Stimato un utilizzo al 44,2% delle indennità messe in campo con l'allungamento a diciotto settimane, fino a fine ottobre.
Meglio del 50% implicitamente previsto dal governo. Il presidente Giuseppe Pisauro: serve un monitoraggio attento. Intanto il bilancio Inps 2020 presenta il conto del coronavirus: un disavanzo di 35,7 miliardi

di Davide Colombo

Decreto rilancio, tempi più corti per le domande di cassa integrazione


Stimato un utilizzo al 44,2% delle indennità messe in campo con l'allungamento a diciotto settimane, fino a fine ottobre.
Meglio del 50% implicitamente previsto dal governo. Il presidente Giuseppe Pisauro: serve un monitoraggio attento. Intanto il bilancio Inps 2020 presenta il conto del coronavirus: un disavanzo di 35,7 miliardi


3' di lettura

L'Ufficio parlamentare di Bilancio ha indicato, in sede di audizione sul dl “Rilancio”, un'ipotesi di utilizzo (take up medio) delle diverse forme di cassa integrazione messe in campo dal governo attorno al 44,2 per cento. La stima, effettuata con un modello di microsimulazione che tiene conto dei diversi livelli di rischiosità delle imprese, la loro dimensione e la collocazione geografica, va presa con le dovute cautele ma è incoraggiante. Perché, se centrata, ridurrebbe la spesa per l'estensione di questo ammortizzatore sociale a 6,5 miliardi circa contro i 16,4 previsti dal decreto. A beneficiarne sarebbero 7,7 milioni di lavoratori in luogo di una platea dei 17,4 milioni ipotizzati.

Ma, lo ripetiamo, si tratta di una stima effettuata in un contesto di estrema incertezza. Da un lato, è possibile che nel mese di aprile, il primo interamente interessato dal lockdown, i datori di lavoro abbiano accumulato autorizzazioni, per poi distribuire il “tiraggio” anche nei mesi successivi (ma sempre all'interno delle predefinite finestre temporali); dall'altro lato, non si può escludere che anche i prossimi mesi possano fare registrare richieste (e conseguenti autorizzazioni) con ordini di grandezza altrettanto diversi dai dati storici, e quindi con un impegno di spesa maggiore.

Diciotto settimane di cig e cassa in deroga
Il governo nella relazione tecnica che accompagna il decreto punta su un utilizzo non superiore al 50% nella media delle 18 settimane disponibili per il ricorso a tutti i tipi di cassa integrazione attivati in questa emergenza Covid-19. L'arco temporale va da fine febbraio a fine ottobre: la “fase 1” è stata coperta con i 5,3 miliardi stanziati con il dl “Cura Italia”, la “fase 2” lo è ora grazie ai 16,4 aggiunti con il dl “Rilancio”.

Il monitoraggio sulla spesa
In audizione il presidente dell'UpBilancio, Giuseppe Pisauro, ha a più riprese invitato a uno stretto monitoraggio su queste e altre uscite per cassa, soprattutto per quelle non “autoselettive” come la cassa integrazione. La preoccupazione è più che giustificata visto che con quasi 22 miliardi messi in campo di superfinanziamento in debito della cassa integrazione (ordinaria e in deroga) con il “Cura Italia” e il “Rilancio” si segna il record di sempre per questo tipo di strumenti di tutela. Le serie storiche sulla spesa in protezione sociale dell'Istat segnano un picco vicino ai 4 miliardi nel 2013 che oggi impallidisce rispetto al salto di scala imposto dall'emergenza coronavirus.

Una stima in cui sperare
Gli analisti dell'UpBilancio che hanno lavorato a questa stime insistono sulla massima incertezza della situazione in cui ci troviamo e sulle conseguenti difficoltà di calcolo. Pisauro, rispondendo a una domanda su quale sia a questo punto il nuovo tasso di disoccupazione compatibile con un'inflazione stabile (il Nairu) ha risposto 10,5% aggiungendo che “siamo però più vicini ad esercizi di alchimia che di econometria, data la fase assolutamente eccezionale”. Ma come si diceva, al netto di questi caveat c'è da sperare che le ipotesi stilizzate sul take up si rivelino appropriate. Anche perché se così non fosse, se cioè l'utilizzo della cassa integrazione si rivelasse ben maggiore, arrivati alla fine di ottobre si scoprirebbe che la spesa da finanziare è ancora più grande.

I nps, il bilancio si tinge di rosso
Una settimana fa una prima dimensione dell'impronta lasciata dal coronavirus sui bilanci pubblici, è arrivata dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps con la nota sul Bilancio 2020. Le maggiori spese e le minori entrate contributive determinate dai decreti emergenziali faranno chiudere il bilancio di competenza con un disavanzo di 35,7 miliardi invece che con l’avanzo previsto a fine 2019 di 75 milioni di euro. Il Civ ha rinviato a fine luglio l'ultimo termine per la programmazione economico-finanziaria dell'Istituto, ma la dimensione del nuovo deficit che si prospetta è quella. Inail, sempre in via provvisoria, stima di chiudere l'anno con quasi mezzo miliardo di minori entrate contributive e un avanzo finanziario di 650 milioni, circa la metà di quello dell'anno scorso. Con un incognita sui costi legati alle tutele per i nuovi infortuni Covid-19 che si presenteranno sul prossimo anno (sono 43mila le domande finora arrivate).

Per approfondire:

La bussole sui decreti
Cassa integrazione più lunga, Cig in deroga gestita dall'Inps: come ottenere la proroga
Da colf e badanti al bonus autonomi, allo smart working: le misure per il lavoro

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