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Casse, controlli rafforzati come per i Fondi pensione

Dal prossimo anno, in particolare, la comunicazione sugli asset gestiti passerà dall'attuale livello per aggregati settoriali ai singoli strumenti finanziari e a ogni singolo attivo detenuto

di Davide Colombo


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Mario Padula (Imagoeconomica)

3' di lettura

Dal prossimo anno anche la Casse previdenziali dei professionisti dovranno comunicare a Covip informazioni quantitative sugli attivi patrimoniali in linea con quanto fanno i Fondi pensione. In particolare la comunicazione sugli asset gestiti passerà dall'attuale livello per aggregati settoriali ai singoli strumenti finanziari e a ogni singolo attivo detenuto. Nel nuovo sistema segnaletico verrà poi anticipata l'acquisizione dei dati a valore di mercato rispetto a quelli contabili, disponibili solo dopo l'approvazione dei bilanci. Covip utilizzerà per la registrazione annuale delle segnalazioni della Casse la stessa piattaforma già in uso per i Fondi, vale a dire la Infostat-Covip predisposta da Bankitalia.

Consultazione pubblica aperta
La novità è arrivata oggi dalla Commissione di vigilanza guidata da Mario Padula, che ha avviato una pubblica consultazione sul nuovo Manuale delle segnalazioni statistiche. La consultazione resta aperta fino al 24 aprile, dopodiché Covip avvierà il passaggio al nuovo sistema di segnalazione, con una fase test a partire dal prossimo settembre. L'entrata in vigore del nuovo format di segnalazione è prevista invece dal prossimo gennaio, il che significa che il primo flusso di dati contabili effettuato sulla base delle nuove regole uscite dalla pubblica consultazione sarà sulle gestioni relative al 2020.

Monitoraggio rafforzato
Con il passaggio alla lettura degli attivi delle Casse sulla piattaforma Infostat-Covip migliorerà notevolmente il monitoraggio sugli investimenti e le scelte di portafoglio anche da parte dei ministeri vigilanti. La lettura sarà su dati granulari e i movimenti di portafoglio saranno controllati anche con il sistema di alert già utilizzato per i Fondi. Resta invece la distanza con i Fondi per quel che riguarda la regulation, distanza resa ancora più ampia dall'applicazione della direttiva Iorp2. Le Casse sono gli unici investitori istituzionali privi di una regolamentazione unitaria in materia, mentre i Fondi pensione devono rispettare una regolamentazione di livello primario e secondario. Il vuoto normativo, che si protrae da nove anni, è stato più volte stigmatizzato dal Covip, così come la singolarità che le Casse non sono soggette ad alcun onere per la vigilanza sulla gestione degli investimenti, a differenza dei Fondi.

Portafogli per 87 miliardi
Il risparmio previdenziale intermediato da Casse e Fondi pensione ha raggiunto, a fine 2018, un totale di 254,2 miliardi, il 14,4% del Pil: 87 miliardi fanno capo alle Casse e 167,2 miliardi ai Fondi. Sorprendente la crescita del patrimonio delle venti Casse, che nell'ultimo anno per il quale sono disponibili i dati si sono arricchite di oltre un miliardo e 600 milioni: +56,2% dal 2011, nello stesso periodo il Pil pro capite degli italiani è cresciuto meno del 3 per cento. La forza del mattone e dei BtP continua a prevalere nei loro bilanci. Gli investimenti immobiliari, pari a 19,7 miliardi (19,4 nel 2017), hanno subito una quasi irrilevante riduzione in percentuale dell'attivo (22,7 contro 22,8 %), mentre gli investimenti in titoli di debito, pari a 32,6 miliardi (31,2 nel 2017; +0,9%) costituiscono il 37,5% dell'attivo.

All’estero il 44% degli attivi
L'anno scorso gli investimenti domestici delle Casse ammontavano a 35 miliardi, il 40,2% delle attività, in calo dello 0,2% rispetto al 2017; gli investimenti non domestici si attestavano invece a 38,2 miliardi, corrispondenti al 43,9% del totale (+0,6% sul 2017). Per i Fondi l'esposizione sull'estero è stata ancor più forte, visto che gli investimenti domestici si sono fermati a 36,7 miliardi, mentre gli investimenti non domestici hanno raggiunto gli 83,1 miliardi. Rispetto al 2017 si osserva una riduzione della quota di investimenti domestici del 2,2%, per oltre la metà imputabile ai titoli di Stato (1,3%).

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