verso le europee

Castaldo (M5s): «A Strasburgo distanti dal Ppe, puntiamo a un gruppo autonomo»

di Manuela Perrone


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2' di lettura

«Ormai è evidente che Popolari e Socialisti molto probabilmente non avranno i numeri per governare da soli come hanno fatto negli ultimi vent'anni. Il gruppo che formeremo sarà nettamente distinto e distante dal Ppe e incalzerà i grandi gruppi sui temi fondamentali per il futuro e la qualità della vita dei cittadini europei». Il vicepresidente M5S del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, nega al Sole 24 Ore “abboccamenti” con i Popolari, così come sono strutturati oggi, per eventuali future alleanze in Europa.

Come si spiegano allora gli elogi di Luigi Di Maio alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che a Strasburgo siede a fianco agli uomini di Silvio Berlusconi? Quel «all’Italia servirebbero politici come lei» che ha consegnato al quotidiano Die Welt? Una giravolta in piena regola rispetto agli attacchi feroci riservati in questi anni a Merkel, considerata la principale artefice della tanto odiata austerity. Ma i tempi cambiano. Oggi i toni decisamente più distesi servono in una doppia chiave: da un lato rispondono alla strategia interna anti-Salvini, che vede i pentastellati sofferenti nei sondaggi bisognosi di un riposizionamento “moderato”; dall'altro puntano a costruire una collocazione europea lontana dai sovranisti, che potrebbe tornare utile in caso di isolamento.

Il rischio emarginazione c'è. I Cinque Stelle possono finora contare soltanto su tre partiti piccoli come alleati: i polacchi di Kukiz' 15, i croati di Zivi Zid e i greci di Akkel (i finlandesi di Liike Nyt sono tramontati). Con loro contano di arrivare a circa 28 seggi, superando la soglia di 25 europarlamentari necessaria per costituire gruppo autonomo. Ma è l'altro requisito - disporre di deputati di almeno sette Paesi diversi - quello più ostico da raggiungere. Ed è su questo punto che si concentreranno i negoziati, in particolare dopo il voto del 26 maggio e fino al primo luglio quando il nuovo Europarlamento dovrà insediarsi.

L’ambizione resta quella di dare vita a un gruppo ago della bilancia. «Su lotta all’austerity, tutela dell’ambiente, democrazia partecipata e difesa del Made In faremo pesare i nostri voti per ottenere un cambiamento reale», afferma Castaldo. La sua previsione è che «con i sovranisti fuori dai giochi, il nostro gruppo sarà l’ago della bilancia nel futuro Parlamento europeo: valuteremo caso per caso i provvedimenti utili da sostenere, inserendovi il più possibile le nostre istanze».

L’intento delle ultime ore è quello di cancellare la “macchia” del tentato approccio con i gilet gialli per reinventarsi “responsabili”. Per il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani (Forza Italia), è soltanto “un bluff”. Ma Castaldo garantisce: «Saremo costruttivi, proprio come in questi anni. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità da forza di governo, quale siamo in Italia». E chissà che nel post voto non si aprano nuovi orizzonti. «Constatiamo - prosegue il vicepresidente del Parlamento Ue, recordman di preferenze alle europarlamentarie M5S - il rischio ingovernabilità dopo le elezioni: il Ppe è dilaniato fra i filo-sovranisti e i filo-socialisti. Sono divisi su tutto e a pagare le conseguenze dell'impasse che si potrebbe creare sono proprio i cittadini che si aspettano risposte concrete e tempestive da questa Europa. Non possiamo permetterci di perdere invano altri anni».

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