Nel palermitano

Castelbuono avvia il modello concreto di south working

È nato sulle Madonie dall’alleanza tra pubblico e privato il primo esempio di rete locale per smart worker con luoghi e servizi dedicati

di Nino Amadore

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Coworking. Una delle tre sedi di lavoro a Castelbuono messe a disposizione dei cosiddetti south worker

3' di lettura

Immaginate di lavorare in una sala di un castello, oppure in una di uno dei più importanti Musei naturalistici o ancora in una sala di un palazzo ottocentesco. Ma soprattutto immaginate di lavorare in Sicilia, sulle Madonie, a Castelbuono e che il vostro datore di lavoro, sia esso una multianzionale o semplicemente una startup, si trovi a migliaia di chilometri di distanza: a Milano, in Germania, in Gran Bretagna. Ecco mentre voi immaginate c’è qualcuno che già da un po’ lo fa e che ha creato un modello di south working, lo smart working declinato al Sud del paese, rendendo concreta un’idea di rete tra lavoratori di vario tipo ritornati qui, sulle montagne, a causa del lockdown e della pandemia. «A Castelbuono - raccontano – la qualità della vita è eccellente. Siamo nati qui e anche se i borghi delle aree interne sono lontani dallo stile di vita tipico delle città in cui ci siamo trasferiti, operando da remoto nei coworking sparsi per il paese non abbiamo avuto alcun disagio, riuscendo ad essere felici senza ridurre gli standard di produttività a cui eravamo abituati. Per questo abbiamo pensato che lavorare da Castelbuono fosse un'esperienza da vivere e condividere».

Un modello creato con passione, disponibilità e certo una grandissima dose di amore per la propria terra da un gruppo di castelbuonesi e così sono stati creati tre coworking, un ecosistema dedicato ai lavoratori da remoto. Il tutto frutto di un protocollo di intesa pubblico privato e della sinergia tra south worker locali e Comune in partnership con l’associazione South Working - lavorare al Sud. Un network da cui dunque è nato South Working Castelbuono, il primo presidio attivo del genere e un modello per chi vorrà seguire questa strada. Al centro c’è un sistema pubblico che ha sposato l’iniziativa e la sostiene ma ci sono anche le alleanze costruite man mano come quella con il Centro commerciale naturale o con i ristoratori di Castelbuono e ancora con istituzioni culturali come il Museo civico, il centro Polis e il Museo naturalistico. Ancora una volta qui si ripropone un modello di cooperazione sociale in cui il pubblico, ovvero il Comune, gioca una partita fondamentale: «Abbiamo assecondato i promotori di questa iniziativa - dice il sindaco Mario Cicero - consapevoli delle potenzialità e del contributo che avrebbero potuto fornire alla sua realizzazione e diffusione grazie alle loro competenze e al loro network». La forza del network che vale per l’oggi, con lo smart working che diventa quasi un obbligo in tempo di pandemia, ma vale anche per il futuro. Il sito web dedicato sw.ccncastelbuono.com raccoglie tutti gli elementi necessari per permettere agli utenti di pianificare il proprio South Working a Castelbuono.  Ci si aspetta, ovviamente, anche un ritorno in termini di flussi non solo da parte di cittadini di Castelbuono che vivono altrove. «A Castelbuono esistono diverse strutture ricettive che ogni anno accolgono numerosi visitatori provenienti da tutto il mondo, soprattutto durante la stagione estiva dice Marianna Mitra, property manager che gestisce diverse case-vacanza a Castelbuono. Questa iniziativa arriva in un momento difficile per il nostro settore, ci dà l'occasione di offrire ospitalità anche in periodi di minori presenze, proponendo tariffe agevolate dedicate ai south worker».

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