il reportage dal cara

Castelnuovo di Porto, nessuna lista di partenza. L’Italia solidale si mobilita

di Donata Marrazzo


Cara, il terzo giorno di trasferimento dei migranti

4' di lettura

Cara di Castelnuovo di Porto, terzo giorno di trasferimenti. Transenne, bandiere con le sigle sindacali, forze dell’ordine: i migranti sono in fila davanti a due pullman. Valigie, buste e cartoni sono già nella stiva. Destinazione sconosciuta. Quelli che partono sono una sessantina. Ieri ad andare via erano in poco più di 70. Domani non si sa ancora quanti. Il dialogo tra prefettura e comune è inesistente.

Nessuna lista di partenza
Gli operatori della cooperativa sociale Auxilium, che da anni gestiscono la struttura del Centro di accoglienza per richiedenti asilo in provincia di Roma, ricevono informazioni frammentate. Nessuna lista di partenza. Si sa che 45 uomini andranno in Toscana. Un gruppo misto nelle Marche, i nuclei familiari in Lombardia. Altri in Umbria, altri ancora a Terni. Ci pensa Auxilium a combinare in tempo i flussi, nel modo meno traumatico possibile. Se sono destinati a un Cas, a uno Spar o altro tipo di comunità, però, non è dato saperlo. Qualcuno alla fine rinuncia: due immigrati che avrebbero dovuto raggiungere la Campania, ieri sera hanno telefonato da Ventimiglia. La mèta agognata è la Francia.

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Operatori Auxilium a rischio di licenziamento
A causa di questo sgombero senza preavviso, iniziato due giorni fa, che ha obbligato i bambini a lasciare le scuole dove erano inseriti, senza nemmeno il tempo di salutare i compagni, e i giovani ad abbandonare i percorsi di integrazione avviati, 120 lavoratori del Cara (medici, psicologi, mediatori culturali e insegnanti) ora sono a rischio licenziamento. Protestano davanti al Ministero dello sviluppo economico.

L’Italia solidale si mobilita
L’Italia solidale reagisce. «Famiglie pronte a dare ospitalità, a mettere a disposizione una stanza, una casa, a garantire piccole rette mensili ci stanno inondando di mail – racconta il sindaco di Castelnuovo di Porto Riccardo Travaglini –. E allora oggi pomeriggio da qui, dentro questa tenda della Protezione civile, allestiremo un tavolo per stabilire quanti vorranno beneficiare della solidarietà degli italiani». Il primo cittadino ha dato subito il buon esempio: da ieri a casa sua ospita Mouna che, buttata fuori dal Cara martedì pomeriggio, non sapeva dove andare. Ventiquattro anni, di Mogadiscio, continuerà a studiare per fare la mediatrice culturale. E Travaglini incoraggia anche gli altri: rassicura Pepe Nicolas Haba, giovane della Nuova Guinea che stanotte ha dormito alla stazione Termini di Roma. «Resta qui, troverai accoglienza», gli dice.

Il decreto “insicurezza”
«Cancellare ogni tentativo di integrazione aumenta la paura. Questo è il decreto insicurezza», dichiara Stefano Livi che per Auxilium si occupa prevalentemente degli aspetti giuridici dell'immigrazione. «Dov'è il Piemonte?», gli ha chiesto impaurito uno dei giovani titolare di protezione umanitaria quando ha saputo che forse verrà trasferito al Nord. «Ecco, questa è la dimostrazione di quanto siano tutti spaventati e disorientati – aggiunge Livi - Molti attendono l'esito delle domande presentate, hanno avviato procedure per i documenti. Cambiare luogo e indirizzo li destabilizza».

Cuperlo: «L’Italia smarrisce il filo della sua civiltà»
L'atmosfera è pesante: intorno alle 11 due bus lasciano la struttura della Protezione Civile, un vecchio stabilimento dell'Inail, adattato a centro di accoglienza. I passeggeri salutano. Ma dentro di immigrati ne restano ancora circa 300. Gianni Cuperlo (Pd) assiste turbato: «L'Italia rischia di smarrire il filo della sua civiltà. Questo che sta accadendo è una questione che va al di là della polemica politica». Il sindaco di Cerveteri. Alessio Pascucci (che recentemente ha consegnato la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace) parla di sospensione dello stato di diritto: «Su quei pullman ci sono persone che non sanno dove andranno a finire e non possiamo non preoccuparcene. Il decreto Salvini li ha trasformati da un giorno all'altro da regolari a irregolari».

Il sacrestano Antony
Don Josè Manuel Torres, parroco di origini messicane della chiesa di Santa Lucia a Ponte Storto, frazione di Castelnuovo di Porto, domani perde il suo sacrestano Antony, un nigeriano di 27 anni. Sa solo che andrà in Piemonte, ben più lontano di Alberto, della Guinea, finito ieri in Abruzzo, in un paesino vicino l'Aquila, come ha riferito al Don durante una telefonata appena arrivato a destinazione. «Qui convivevano cristiani e mussulmani senza problemi e insieme si erano integrati con la comunità locale. Questa esperienza non può finire così, non deve andare perduta», dichiara il parroco.

Bomber e Mister inseparabili
Diego Pierangeli, il mister della squadra del Castelnuovo di Porto, non vuole perdere il suo bomber: Ansuè Cissì, 19 anni, al primo anno dell'istituto Angelo Frammartino di Monterotondo, è una stella del calcio minore. Di certo, troverà una sistemazione ma ora se ne sta in un angolo, spaventato. C'è anche Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, partito nel 2005 dall'Eritrea, respinto a Malta e rispedito in Libia. Tornato in Italia nel 2007 con un secondo viaggio in mare da 1200 dollari. Si è battuto per il riconoscimento delle salme delle vittime dei naufragi e per l'istituzione della giornata della memoria e dell'accoglienza. La sua storia non la dimentica. «È uguale a quella di molti altri qui, in questo Cara. Quello che sta accadendo dimostra che a vincere oggi è la paura».

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