luxury

Rosewood Castiglion del Bosco non apre il resort per tutelare ospiti e staff

Il gruppo punta sulle ville dove si può arrivare con mezzi propri (anche in jet privato), garantendo distanza sociale e sanificazione. E il ceo istituisce un fondo milionario per aiutare i dipendenti in difficoltà

di Sara Magro

default onloading pic
Una delle 11 ville di Rosewood Casiglion del Bosco in Val d'Orcia, il cui paesaggio è tutelato dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità. Distanti l'una dall'altra e molto ampie offrono una garanzia in questo periodo di pandemia.

Il gruppo punta sulle ville dove si può arrivare con mezzi propri (anche in jet privato), garantendo distanza sociale e sanificazione. E il ceo istituisce un fondo milionario per aiutare i dipendenti in difficoltà


3' di lettura

La stagione 2020 dell'alta hôtellerie stava per cominciare quando l'8 marzo è arrivata la notizia del lockdown. I cinque stelle italiani, considerati tra i più lussuosi e belli del mondo, si avviavano ad annunciare nuove suite, spa, chef. Tutto bloccato da un inatteso e invisibile nemico che ha paralizzato il mondo e il turismo.

Gli esperti dicono che quando il turismo riprenderà, all'inizio sarà costituito da italiani che viaggiano in Italia. Il punto però è che i nostri hotel di lusso hanno fino al 75% di clientela straniera. Ed è chiaro fin d'ora che americani, inglesi, e gli altri abbienti forestieri non arriveranno come al solito. Distanziamento sociale e sanificazione saranno le prime garanzie richieste. Come si possono assicurare?
Ne abbiamo parlato con Davide Bertilaccio, vice presidente regionale di Rosewood Hotels & Resorts e direttore generale di Castiglion del Bosco (https://www.rosewoodhotels.com/it/castiglion-del-bosco), che per quest'anno non apre il resort, ma punta sulle ville di lusso, isolate nella tenuta fondata da Massimo e Chiara Ferragamo, sulle colline della Val d'Orcia, in Toscana.

Ci sarà una stagione turistica 2020?
Molti albergatori vogliono riaprire a giugno, anche solo per dare un segnale positivo. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto i conti, e tra spese di avvio, assunzione di personale e adozione di nuove misure di sicurezza ancora incerte, non riapriremo il resort. Paradossalmente, in questo momento, l'hotel chiuso è un problema minore. Contiamo però sulle ville che quando la situazione sarà un po' più tranquilla, possono rappresentare una vacanza sicura per i nostri clienti, per l'80% americani e inglesi. Ma anche per gli italiani.

È passata la voglia di viaggiare?
No, quella non passerà mai. Però oggi, le persone hanno bisogno di garanzie per muoversi. In questi giorni sono state presentate varie proposte “salva estate”, come le spiagge con le paratie di plexiglas: va bene essere positivi e creativi, ma non penso che queste siano soluzioni praticabili. Quanti sono disposti ad andare al mare in un acquario, con guanti e mascherine?

Quali garanzie offrite agli ospiti?
A Rosewood Castiglion del Bosco ci riteniamo fortunati perché lavoriamo con una clientela particolare. Molti nostri ospiti arrivano in jet privato a Grosseto, poi in elicottero fino alla tenuta. Poi, una volta lì, la situazione è ideale, con le ville indipendenti da 1000 mq sparse in una campagna di 2200 ettari. Tutti i servizi sono personali ed esclusivi, dallo staff al cibo, alle attività nella tenuta, come le degustazioni di Brunello in cantina e il golf club privato. Sarà facile rispettare il distanziamento sociale. Credo che viaggiare tornerà a essere un privilegio per pochi.

Poi c'è il problema della sanificazione degli ambienti
Per questo punto, ci basiamo sulle linee guida indicate dall'Oms il 31 marzo 2020 (https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/331638/WHO-2019-nCoV-Hotels-2020.1-eng.pdf). Ora il problema più urgente è la certificazione della sanificazione: non è una materia che si può lasciare al personale, per quanto scrupoloso e imbacuccato sia. Ogni giorno ricevo proposte di metodi di sterilizzazione all'avanguardia. Immagino che sarà il lavoro del futuro, ma finora nulla mi ha convinto davvero. È una questione troppo delicata, abbiamo a che fare con una malattia che uccide le persone. Serve una certificazione, e ritengo che la potrà dare solo il vaccino anti Covid19.

Avevate già delle prenotazioni prima dell'emergenza?
Il 2020 si annunciava un anno particolarmente positivo. Partivamo con il 70% del budget fatto ed eravamo riusciti nell'ambizione di allungare la stagione fino a Natale. Con estrema correttezza stiamo cancellando tutte le prenotazioni, alcune per 2-3 settimane. Proponiamo di restituire gli anticipi pagati, ma per fortuna abbiamo molti clienti abituali che li hanno lasciato in deposito per il futuro.

Qual è la strategia di Rosewood per gli hotel di Londra e Parigi?
Stiamo rivedendo tutte le procedure – check in, facchinaggio, distribuzione del cibo, sanificazione . Garantisco che è una vera e propria rivoluzione per gli hotel. Contiamo di riaprire in estate. In Cina siamo già operativi e serve da esempio. Per i prossimi 7-10 mesi dovremo accontentarci di un'occupazione “one digit” (meno del 9%, ndr).

Avete qualche programma a sostegno dei danni da pandemia?
La nostra ceo Sonia Cheng ha istituito il “Rosewood Raise - The Relief Fund”, un'iniziativa rivolta a tutti i dipendenti della compagnia per aiutare i colleghi in difficoltà. Per ogni dollaro donato, ne dona a sua volta uno. L'obiettivo è arrivare a 4 milioni di US$ entro aprile. La buona notizia è che ci siamo quasi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti