DOPO IL REFERENDUM

Catalogna, Banco de Sabadell se ne va. L’Alta Corte sospende seduta Parlamento di lunedì

di Redazione online


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FONTE AFP

3' di lettura

La seconda banca catalana lascia la Catalogna. Il Cda di Banco de Sabadell, quinto istituto di credito spagnolo, ha deciso lo spostamento della sede sociale dalla piccola cittadina in provincia di Barcellona ad Alicante, capoluogo dell’omonima provincia, a sud di Valencia. Il titolo alla Borsa di Madrid era rimbalzato già sulle indiscrezioni e aveva chiuso con un significativo +6,16% a 1,69 euro, interrompendo un trend in discesa avviato dall'inizio della settimana dopo il referendum per l'indipendenza della regione, che lo aveva portato da 1,84 a meno di 1,60 euro per azione.

La procedura, che non riguarda il personale, comincerà domani «e sarà rapida», al massimo qualche giorno, ha precisato il portavoce alla fine della riunione straordinaria del Cda. Il presidente del Sabadell, Josep Oliu, ha scritto il quotidiano di Barcellona, La Vanguardia, aveva più volte garantito che la banca non sarebbe rimasta «un secondo» fuori dalla zona euro e dall'ombrello della Bce.

Il decreto allo studio del governo
Secondo la stampa spagnola il governo sta preparando un decreto legge che prevede di approvare venerdì. Il provvedimento consentirebbe alla prima banca catalana, CaixaBank, ed eventualmente ad altre società, di spostare la sede senza la necessità di convocare un’assemblea degli azionisti, aggirando così l’ostacolo degli statuti. Il testo del decreto è stato pensato su misura per Caixa, il cui statuto non è stato modificato in base a una riforma del 2015 che aveva già semplificato la procedura.

CaixaBank riunisce il Cda
Il consiglio di amministrazione di CaixaBank si riunirà domani per valutare un cambiamento della sede legale (si è parlato delle Baleari come ipotesi) ed evitare incertezze sulla possibile indipendenza della Catalogna, secondo fonti consultate da La Vanguardia. La più grande banca catalana seguirebbe così i passi di Sabadell. La banca, presieduta da Jordi Gual e guidata dal ceo Gonzalo Gortazar, ha chiuso la prima metà dell'anno con un utile di 839 milioni di euro.

L’ombrello della Bce
La decisione di lasciare la Catalogna si spiega con l’incertezza giuridica legata a una possibile secessione - per lunedì è stata preannunciata una dichiarazione di indipendenza - che nell’immediato porterebbe la regione (poi Stato) fuori dall’Unione Europea. Restare all’interno del territorio spagnolo significa per una banca anche continuare a essere monitorata, ed eventualmente sostenuta dalla Banca centrale europea e dal fondo Esm. Ricordiamo che nel 2012 il sistema bancario spagnolo è stato salvato con fondi dell’Esm per circa 40 miliardi di euro su un plafond disponibile fino a 100 miliardi.

Le altre società in fuga
Nei giorni scorsi, due piccole società quotate, Eurona Wireless Telecom e Oryzon Genomics, hanno annunciato l’intenzione di trasferire la propria sede fuori dalla Catalogna. La notizia ha portato a un immediato balzo dei due titoli in Borsa.

L’alta Corte sospende seduta del Parlamento lunedì
Le mosse delle banche coincidono con una crescente tensione istituzionale ai vertici del Paese. La Corte costituzionale spagnola ha decretato la sospensione precauzionale della sessione del parlamento catalano prevista per lunedì, durante la quale il presidente Carles Puigdemont deve intervenire sul referendum del primo ottobre e che potrebbe portare all'adozione di una dichiarazione di indipendenza.

Gli indipendentisti chiedono una nuova convocazione
La presidente del parlamento catalano, Carme Forcadell, ha reagito alla decisione della Corte Costituzionale di sospendere la seduta di lunedì precisando che «non era ancora stata convocata formalmente». «Sospendere sedute non ancora convocate, è la nuova offerta di dialogo...», ha scritto su Twitter.

Forcadell ha interpretato la misura come “un rifiuto” di Madrid all'offerta di dialogo del governo catalano ed ha aggiunto: «Non permetteremo che la censura entri nel nostro parlamento». Forcadell ha anche detto che l'ufficio di presidenza si riunirà domani per decidere su una nuova proposta di convocazione presentata dai partiti indipendentisti e che una decisione non è stata ancora presa. Ma, ha aggiunto, «difenderemo la sovranità del parlamento», e il suo diritto «di parlare di tutto».

Il governo «non manderà l’esercito»
«Madrid non invierà l'esercito in Catalogna. Questa è una notizia che fa parte delle fake news diffuse dal governo catalano e dai suoi seguaci». Lo ha detto al
Tg1 il ministro degli Esteri spagnolo Alfonso Dastis.

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