la crisi spagnola

Catalogna indipendente, Rajoy scioglie il Parlamento di Barcellona e convoca le elezioni

di Luca Veronese

Catalogna, frattura profonda senza base giuridica

3' di lettura

Il Parlament della Catalogna ha dichiarato l’indipendenza della Repubblica catalana dalla Spagna. Ma mentre un boato dentro e fuori l’Assemblea di Barcellona accompagnava il voto definitivo sulla secessione, a Madrid, il Senato spagnolo dava il via libera a Mariano Rajoy per commissariare la Generalitat e azzerare l’autonomia della regione. Ogni tentativo di dialogo è fallito, la rottura è definitiva.

In serata Rajoy è intervenuto per annunciare che «il presidente catalano Carles Puigdemont e i membri del governo di Barcellona sono stati destituiti», che «il Parlament catalano è stato sciolto» e che i catalani saranno chiamati a votare «il prossimo 21 dicembre». Barcellona e Madrid sono di fatto due cose diverse: la Generalitat si muove senza alcuna base giuridica e senza alcun sostegno internazionale e il governo spagnolo difficilmente riuscirà a domare la disobbedienza di massa che già si sta organizzando in Catalogna, nelle piazze e dentro le istituzioni.

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«È lo scenario peggiore che si potesse immaginare. La rottura - dice Oriol Bartomeus, politologo e docente di Scienze politiche all’Università autonoma di Barcellona - è totale e porterà solo danni alla Catalogna e alla Spagna. È incredibile come non siamo riusciti a trovare un punto d’incontro, come la politica abbia fallito. La Catalogna ha davanti anni di caos e di decadenza». La Borsa di Madrid è stata la peggiore in Europa con un calo dell’1,45 per cento. In difficoltà l’intero settore bancario: Banco Sabadell in rosso del 4,3%, Bbva del 2,8%, Bankia dell’1,8% e Santander del 2 per cento. In rialzo i rendimenti dei bonos decennali che hanno chiuso all’1,59% con uno spread salito a 120 punti base sui titoli tedeschi.

La dichiarazione di indipendenza della Catalogna è stata votata, a scrutinio segreto, dalla maggioranza dei deputati regionali, dopo che tutti i partiti dell’opposizione unionista avevano lasciato l’aula. Il Parlament ha deciso di «costituire la Repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano di diritto democratico e sociale», e ha disposto «l’entrata in vigore della legge di transizione giuridica e di fondazione della Repubblica». Ha chiesto di nuovo una tregua affermando «la volontà di aprire negoziati con lo Stato spagnolo, senza precondizioni, per stabilire un regime di collaborazione a beneficio delle due parti». E ha cercato, ancora una volta, invano, la mediazione internazionale ponendo «a conoscenza delle autorità dell’Unione Europea la Costituzione della Repubblica catalana e la proposta di negoziato con lo Stato spagnolo».

Subito dopo la dichiarazione di indipendenza la bandiera spagnola è stata tolta dalla facciata del Palazzo del Parlament di Barcellona e migliaia di catalani hanno cominciato a fare festa nelle strade delle città della regione.

Inevitabile e immediata la risposta dello Stato spagnolo che ha approvato il commissariamento della Catalogna, procedendo con il voto del Senato all’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione: «Una misura estrema ma necessaria per difendere l’interesse generale della Spagna», ha ribadito Rajoy. Per il premier, la proclamazione di indipendenza «è un atto criminale» e per questo «il governo prenderà tutte le misure necessarie per ripristinare la legalità». «State tranquilli – ha detto ancora Rajoy – lo Stato reagirà. Faremo le cose per bene, con misura e con efficacia».

Tutta la comunità internazionale si è schierata con il governo spagnolo, isolando la Generalitat catalana. «È un processo che riguarda lo Stato spagnolo e noi rispettiamo tutte le decisioni che il governo spagnolo prende», ha assicurato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. «Per la Ue non cambia nulla. La Spagna resta il nostro unico interlocutore», ha detto il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk. «La Catalogna è parte integrante della Spagna e gli Stati Uniti sostengono le misure costituzionali del governo spagnolo per mantenere la Spagna forte e unita», ha affermato il dipartimento di Stato americano in un comunicato. Sulla stessa linea anche Germania, Francia e Italia.

Rajoy, nei prossimi giorni, tenterà, tra le prevedibili resistenze catalane, di sospendere l’autonomia catalana, funzione dopo funzione, ufficio per ufficio. Guardando al voto del 21 dicembre. Ma le elezioni difficilmente porteranno a una soluzione. La Spagna rischia di dover fare i conti per anni con una Catalogna lacerata, se possibile, più arrabbiata e sempre più nel caos.

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