Belgio respinge l’asilo politico

Catalogna, la provocazione di Madrid: Puigdemont si può candidare (se non sarà in galera)

di Redazione online


'Siamo tutti la Catalogna', urlano unionisti a Barcellona

4' di lettura

Il presidente destituito della Catalogna, Carles Puigdemont, potrà «teoricamente» partecipare alle elezioni regionali del 21 dicembre indette da Madrid, «se non si troverà in carcere». Lo ha detto alle agenzie il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis. Ieri il portavoce del governo Rajoy, Inigo Méndez de Vigo, aveva detto che Puigdemont ha il diritto di continuare a fare politica nonostante la sua destituzione. Domani la procura spagnola potrebbe incriminare il presidente deposto della Generalitat catalana per «ribellione» e spiccare mandato d’arresto.
Altra giornata di passione sul fronte della crisi iberica. Un lungo corteo ha attraversato Barcellona per chiedere l’unità della Spagna. I manifestanti hanno sfilato per la strada in maniera pacifica con le bandiere spagnole e catalane.

«Essere catalani è un orgoglio. Essere spagnoli è un onore», si leggeva in uno dei cartelli dei manifestanti. La marcia di oggi ha fatto seguito al corteo degli unionisti ieri a Madrid. Ed è subito guerra di numeri: secondo gli organizzatori a sfilare oggi a Barcellona c’erano 1,1 milioni di persone, secondo i Mossos d’Esquadra, la polizia locale catalana, non superavano quota 300mila. Mossos che comunque, da quanto si può cogliere finora, resteranno fedeli allo Stato spagnolo. I vertici hanno infatti ordinato ai loro agenti di ritirare tutte le foto ufficiali dei membri del «Govern» destituito della Catalogna dai commissariati e dagli altri uffici della polizia regionale.

I disordini a margine del corteo
A margine della manifestazione unionista ci sono stati di nuovo incidenti e aggressioni. Un gruppo di estrema destra si è staccato dal corteo e si è scontrato con i Mossos in Piazza Sant Jaume. Altri ultrà hanno aggredito un tassista vicino a Paseig de Gracia. E stata aggredita anche una donna perchè parlava catalano. Gli estremisti hanno cantato Cara al sol, l’inno della falange franchista.

Cori per la «Libertad» a Girona-Real Madrid
Nella penisola iberica il calcio è una passione totalizzante e così il dibattito sull’indipendenza della catalogna è sceso persion a bordo campo. Cori «libertad» si sono levati nel corso del primo tempo della partita di Liga tra Girona e Real Madrid, partita per la quale erano state disposte severe misure di sicurezza.

Nonostante questo, il bus del Real Madrid era stato accolto con affetto da molti tifosi, con sventolii di sciarpe e bandiere, mentre all’interno dello stadio, a parte i cori, non ci sono stati problemi particolari. Girona è la città catalana di cui è originario Puigdemont, e anche per questo si temevano incidenti. I dirigenti del club di Liga in tribuna sfoggiavano fascia giallorossa al braccio. I tifosi del Real, squadra della Corona spagnola, al contrario sventolavano la bandiera spagnola. La partita si è conclusa con il risultato di 2-1 a favore del Girona. Puigdemont ha subito salutato su Twitter il carattere «esemplare» della vittoria 2-1 della sua squadra, il Girona. «La vittoria del Girona su una delle grandi squadre del mondo è tutto un esempio, e un riferimento per molte situazioni», ha scritto. Il tweet ha ricevuto 4mila «like» in cinque minuti. Il Real Madrid, tra le altre cose, è anche la squadra del cuore del premier Mariano Rajoy.

La mossa della destituzione
Ieri il governo spagnolo ha formalizzato nella Gazzetta ufficiale la rimozione del presidente della Catalogna Puigdemont e del Governo, lo scioglimento del Parlamento, la convocazione di elezioni il 21 dicembre e il licenziamento in massa di oltre 150 alti funzionari catalani. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha assunto competenze e poteri di Puigdemont, e li ha delegati alla vicepremier Soraya Saenz de Santamaria.

«Orgogliosi di essere catalani, onorati di essere spagnoli»

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Neanche il Belgio concederà asilo a Puigdemont
Nel pomeriggio erano circolate informazioni a sulla possibilità che Puigdemont chiedesse e ottenesse asilo politico dal Belgio. Circostanza che, secondo il primo ministro belga Charles Michel, «non è assolutamente all’ordine del giorno. Michel è intervenuto dopo che il suo ministro Theo Francken, membro dell’Alleanza neo-fiamminga Nva, aveva evocato in mattinata l’ipotesi, facendo infuriare il portavoce del Partito popolare spagnolo Esteban Gonzalez Pons, che l’ha bollata come «inaccettabile». Michel ha esortato Francken a non gettare «benzina sul fuoco» della crisi.

Verso le elezioni del 21 dicembre
Il vice presidente destituito della Catalogna, Oriol Junqueras, non esclude la
possibilità che i partiti indipendentisti possano partecipare alle elezioni del 21 dicembre indette da Madrid. In una lettera aperta pubblicata dal quotidiano catalano El Punt Avui, Junqueras sostiene che le forze secessioniste devono «andare avanti, senza mai rinunciare al voto».

In questo caso, secondo un sondaggio di Sigma Dos pubblicato stamane da El Mundo, i partiti indipendentisti catalani potrebbero perdere la maggioranza assoluta del Parlamento. Il sondaggio è stato realizzato intervistando 1.000 persone tra martedì e giovedì, proprio mentre il governo centrale spagnolo si preparava a prendere il controllo della Catalogna che poi venerdì ha proclamato l’indipendenza. Se le elezioni dovessero tenersi oggi, agli indipendentisti andrebbe il 42,5% dei voti, pari a 61-65 seggi mentre la maggioranza nell’assemblea catalana è di 68.

Barcellona, faccia a faccia tra unionisti e Mossos

Gli unionisti invece otterrebbero il 43,4% dei seggi. Nelle ultime elezioni del 2015, i separatisti vinsero con il 47,7% dei voti conquistando 72 seggi.

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