dopo la destituzione

Catalogna, Puigdemont invita alla «resistenza democratica»

di Redazione online


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Carles Puigdemont tiene il primo discorso dopo l’indipendenza (Reuters)

4' di lettura

In una dichiarazione istituzionale, il presidente della Catalogna Carles Puigdemont, destituito ieri dal governo spagnolo, ha invitato alla «opposizione democratica all’applicazione dell'articolo 155» della Costituzione spagnola che ha definito una «aggressione premeditata alla volontà espressa dai catalani. Non dobbiamo mai abbandonare l’atteggiamento civile e pacifico. Non vogliamo la ragione della forza, non noi». In democrazia, ha aggiunto, «sono i parlamenti che eleggono o destituiscono i presidenti». Parlando dalla delegazione del Govern a Girona, Puigdemont ha invitato i catalani a «pazienza, perseveranza e prospttiva». Il presidente catalano destituito è intervenuto sull’emittente regionale Tv3 in un breve discorso registrato. Accanto a sé aveva le bandiere della Catalogna e dell’Unione europea. Il governo spagnolo non ha commentato le dichiarazioni odierne di Puigdemont, rilevando che è stato destituito «a tutti gli effetti» e affermando che ora ogni valutazione sul suo comportamento «spetta alla giustizia».

La destituzione in Gazzetta ufficiale
Ieri il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha assunto le funzioni e i poteri del presidente della Generalitat catalana, dopo la destituzione Puigdemont. Funzioni per le quali ha delegato la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria. Ma il Govern di Barcellona reagisce: «Andiamo avanti». Puigdemont, secondo quanto riferiscono i media spagnoli, lunedì prossimo potrebbe essere messo agli arresti. Il comandante dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, Josep Lluis Trapero, è stato rimosso con un ordine del ministero degli Interni spagnolo.

La rimozione di Trapero - che ieri non era stata annunciata dal governo spagnolo - è prevista dall’attivazione dell’articolo 155 della Costituzione per il commissariamento della Catalogna, pubblicata stamani nella Gazzetta ufficiale, ripresa dai media spagnoli. Il commissario superiore dei Mossos d’Esquadra, Ferran Lopez, è stato nominato capo al posto di Trapero. Con l’azzeramento dei vertici del governo catalano deciso dal governo di Madrid, perdono il posto anche oltre 150 alti funzionari. Oltre al presidente Carles Puigdemont e ai suoi ministri sono stati dimessi i loro collaboratori, i dirigenti di diversi ministeri e il personale delle ambasciate all’estero.

La reazione di Barcellona: «Andiamo avanti»
Il primo a reagire ai provvedimenti spagnoli dal fronte catalano è stato il ministro del Govern Josep Rull: «Andiamo avanti», ha scritto su Twitter. Rull ha indicato anche che, nella riunione di ieri sera convocata dal presidente Carles Puigdemont dopo la proclamazione della «Reubblica», il Govern ha deciso interventi per la rete stradale per 9,5 milioni di euro. Il Govern, infatti, non si considera destituito e prevede di riunirsi oggi per fra l’altro preparare elezioni
costituenti della nuova «Repubblica» proclamata ieri.

Le ultime parole di Trapero

Trapero, l’ex capo dei Mossos d’Esquadra rimosso oggi ha intanto inviato una lettera di due pagine a tutti gli agenti della polizia regionale catalana. «Vi chiedo, come sempre, lealtà e comprensione», ha scritto. «Oggi mi è stato comunicata la cessazione del mio ruolo come capo del corpo. Non è una giornata facile per me e chiedo la vostra comprensione», aggiunge Trapero, ringraziando i suoi uomini e sottolineando che al di là della «tristezza» c’è la «soddisfazione» di vedere la polizia che è riuscito a costruire.

Le rassicurazioni dei Mossos
I Mossos, in ogni caso, continuano a lavorare. «Proteggere e garantire la sicurezza delle persone è la nostra priorità. Continuiamo a lavorare normalmente», si legge sull’account Twitter della polizia regionale catalana. Nel post anche la foto di due agenti che camminano tra i passanti in una via affollata.

La situazione dell’ordine pubblico, del resto, è esplosiva. Manifestanti unionisti sono stati protagonisti di diverse aggressioni questa notte nel centro di Barcellona, che hanno fatto 5 feriti riferisce La Vanguardia. Circa un migliaio di persone con bandiere spagnole sono scese in piazza per contestare la dichiarazione di indipendenza. Un gruppo di ultrà ha attaccato la sede di Catalunya Radio, spaccando le vetrate dell'ingresso. Gruppi di estrema destra hanno aggredito gli avventori in alcuni bar. Sono stati inoltre feriti due insegnanti del centro culturale Cig.

Madrid in piazza contro la Repubblica
Migliaia di persone sono riunite in Plaza Colon a Madrid in un mare di bandiere spagnole per difendere l’unità della Spagna e denunciare la dichiarazione di indipendenza approvata ieri dal parlamento catalano. La manifestazione è stata convocata dalla Fondazione per la difesa della nazione spagnola (Denaes). Alla concentrazione partecipano fra gli altri la presidente della regione di Madrid
Cristina Cifuentes (Pp) e il vicesegretario popolare Pablo Casado.

Repubblica catalana denunciata alla Corte costituzionale
Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha anche presentato un ricorso alla Corte costituzionale di Madrid contro la dichiarazione di indipendenza approvata ieri dal Parlamento di Barcellona chiedendo che venga dichiarata annullata e in un primo tempo sospesa in via cautelare. La consulta di Madrid ha sempre accolto tutti i ricorsi del governo spagnolo contro le istituzioni catalane. Aspetto sul quale il presidente Rajoy ha comunque insistito nella giornata di ieri, quando ha annunciato le elezioni in Catalogna per il 21 dicembre prossimo, è comunque il fatto che «a legalità ripristinata» non ci saranno passi indietro rispetto all’autonomia della regione.

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